Lunedì 06 Luglio 2009

Iran; Cala la protesta, ma cresce dissenso all'interno del regime

Roma, 6 lug. (Apcom) - Cala la protesta dei giovani iraniani nelle piazze di Teheran contro i risultati del voto del 12 giugno scorso, ma sono sempre di più i segnali di dissenso che arrivano dall'interno del regime. E' quanto emerge dagli ultimi avvenimenti in Iran riportati oggi dalla stampa e i media arabi. Un importante sostegno al fronte dei moderati è arrivato ieri da l'organizzazione di religiosi"l'Associazione dei ricercatori e degli insegnanti di Qum) che ha contestato la validità dei risultati elettorali e del governo di Mahmoud Ahmadinejad. In un documento, il gruppo riformista afferma che il Consiglio dei Guardiani "non ha più il diritto di giudicare questo evento", perché alcuni suoi membri "hanno perso la reputazione di imparzialità agli occhi dell'opinione pubblica". Al di là della forza del gesto dell'associazione religiosa che, di fatto, sfida la stessa guida suprema Ali Khamaenei che ha ratificato la vittoria, al fronte dei contestatori sono arrivate ieri altre due significative adesioni pubbliche: Quella, prevedibile, dell'ex presidente, Hashimi Rafsanjani che ieri ha ricevuto "un gruppo di madri dei ragazzi arrestati" durante la proteste degli ultimi giorni, chiedendone la liberazione come riporta oggi il quotidiano panarabo al Sharq al Awsat. La seconda, è stata la richiesta fatta al parlamento di Ali Reza Bahshti, il figlio 46enne di uno dei simboli della Rivoluzione iraniana: Il grande ayatollah Hossein Bahshti, ex capo della Corte Giudiziaria suprema ucciso in un attentato nel 1981. Bahashti figlio, citato dalla tv al Arabiya, ha chiesto ieri al parlamento di Teheran di "non riconoscere la legittimità di Ahamdinejad". Intanto il grande sconfitto, Mir Hossein Mousavi, ha presentato un rapporto di 25 pagine sui "brogli" avvenuti nella consultazione. Ahmadinejad viene accusato di avere largamente utilizzato mezzi economici dello Stato per la sua campagna elettorale e di avere distribuito denaro tra gli elettori sotto forma di "azioni per la giustizia". Il documento, diffuso sul suo sito web, accusa anche di parzialità il ministero dell'Interno, che ha organizzato il voto, e il Consiglio dei Guardiani, che ne ha certificato la regolarità. Mousavi, chiede di nuovo l'annullamento della consultazione. Nel rapporto si chiede perché il ministero aveva stampato prima delle elezioni 14 milioni di schede in più rispetto ai circa 46 milioni di elettori, comprese alcune "senza numero seriale". "Sorprendente" secondo il rapporto, che in 2.233 urne, su un totale di 45.713, i voti in favore di Ahmadinejad abbiano superato la soglia del 95 per cento. Secondo i risultati ufficiali, Ahmadinejad ha ottenuto circa il 63 per cento dei voti.

Fth

© riproduzione riservata