La Lega rilancia le gabbie salariali, ma è pioggia di no

La Lega rilancia le gabbie salariali, ma è pioggia di no Da Fini e Schifani ai sindacati a Confindustria: tutti contrari

La Lega rilancia le gabbie salariali, ma è pioggia di no
Roma, 5 ago. (Apcom) - A due mesi di distanza dalle elezioni, laLega rilancia per bocca del ministro Roberto Calderoli laproposta delle gabbie salariali, cioè di buste paga parametratesul reale costo della vita nelle diverse aree del Paese. Come sidice, tentar non nuoce ma non è un mistero che, dai sindacatialle imprese, dalle alte cariche dello Stato ai colleghi delgoverno, l'idea che Umberto Bossi ha diffuso anche nella campagnaelettorale per le elezioni amministrative non riscuote moltosuccesso.Calderoli ha approfittato dei dati diffusi dalla Banca d'Italia,che parlano di un costo della vita più basso al Sud, per lanciarenel fiacco dibattito politico estivo l'antico sogno leghista. Deisuoi colleghi di governo finora gli hanno risposto, argomentandoi loro no, proprio due meridionali: il ministro per l'Attuazionedel programma, Gianfranco Rotondi, e il sottosegretario allapresidenza del Consiglio Gianfranco Miccichè.E' facile prevedere tuttavia che altri 'no' non tarderanno adarrivare, per lo meno a giudicare dal sonoro disappunto cheaccolse l'idea delle gabbie salariali quando a parlarne fu Bossilo scorso 4 giugno, in occasione della chiusura della campagnaelettorale del candidato presidente alla provincia di MilanoGuido Podestà. Cgil, Cisl, Uil e Ugl ribadirono che in Italia c'èun'emergenza salari, da Nord a Sud, che va tuttavia affrontatacon la leva fiscale, tagliando le tasse a lavoratori dipendenti epensionati. A bocciare le gabbie salariali furono anche gliimprenditori, secondo i quali quello proposto dai leghisti è unargomento datato e, soprattutto, superato dall'accordo sul nuovomodello contrattuale. "La nostra posizione è nota - affermò lanumero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia - siamo contrari aogni logica dirigistica e vogliamo l'applicazione delle nuoveregole contrattuali appena definite".Un secco no arrivò anche dai presidenti delle Camere RenatoSchifani e Gianfranco Fini: "Sono contrario - furono le paroledella seconda carica dello Stato - non farebbero che accentuarele differenze tra Nord e Sud". Mentre per Fini si tratta di "unritorno al passato" che "non produrrebbe alcunchè di positivo peril Paese" e anzi "darebbe un messaggio disgregante ai territoripiù deboli del Paese". Meglio una "maggiore libertà contrattualesul piano territoriale ed aziendale, che consenta alle partisociali, fatte salve condizioni e garanzie irrinunciabili dibase, di legare le retribuzioni ai livelli effettivi diproduttività ed alla disponibilità di manodopera,indipendentemente dalla collocazione territoriale delle imprese".

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