Martedì 22 Settembre 2009

Afghanistan, i dubbi di Bossi. La Russa: missione antiterrorismo

Roma, 22 set. (Apcom) - Non è Iaio, il 'messaggero di pace', (si è definito così) che durante i funerali solenni alla Basilica di San Paolo per i sei caduti di Kabul ha preso il microfono per gridare "pace subito!", ma le parole di Umberto Bossi fanno più rumore, perché è un ministro e un leader decisivo della maggioranza: "Li abbiamo mandati noi e sono tornati morti", ha detto ieri il numero uno della Lega nord arrivando ai funerali e rompendo il silenzio protocollare che si erano autoimposti i suoi colleghi di Governo, maggioranza e opposizione. "Oggi è il giorno della concordia", ha sottolineato a sua volta il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che però ha chiarito che la missione non si tocca. Maggioranza divisa? "Bisogna vedere cosa vuole veramente Bossi", dicono al Pd, che leggono le sortite del leader del Carroccio come un possibile 'avvertimento' in vista delle decisioni da prendere sulle candidature per le elezioni regionali. Alla fine della messa, il leader leghista ha rincarato la dose: "Ho votato anch'io - ha detto a proposito dell'invio dei soldati italiani in Afghanistan - eravamo convinti che servisse non certo a farli morire". Le convinzioni cambiano, spiega, "ma deve passare un po' di tempo" e intanto "sarebbe un passettino portarne a casa a Natale almeno un po': è un augurio, è una speranza". Che Bossi rimette nelle mani del presidente del Consiglio, "l'uomo che si trova tra noi e l'America". A quel punto anche La Russa dice la sua davanti alle telecamere, appena conclusa la cerimonia, sottolineando la "manifestazione di affetto vero dell'Italia", ma precisando anche la linea politica: i militari italiani sono in Afghanistan "non solo per ricostruire per la nostra libertà per potere tenere lontani i pericoli della guerra e del terrorismo da casa nostra". Compiti che, al di là degli auspici, non saranno certo esauriti per Natale. Le opposizioni, che hanno chiesto a più riprese l'apertura di una "riflessione" sulla missione, sono pronte a rilanciare la richiesta di un confronto parlamentare, anche se finora non ci sono stati contatti formali tra maggioranza e minoranza sulle modalità che il confronto potrebbe assumere. Il partito finora più deciso a battersi per la revisione della missione militare è l'Italia dei Valori, che si prepara a dare battaglia con una mozione parlamentare che chiede al Governo di approntare una 'exit strategy'. Il Pd deve fare un passaggio di discussione interna, "per valutare - dice una fonte parlamentare - cos'è diventata la missione. Certo non possiamo andare avanti come se non fosse cambiato nulla. E anche nella maggioranza notiamo che le voci sono discordanti". In ogni caso, l'ultimo rifinanziamento è stato votato a fine luglio per soli quattro mesi. Entro il mese di novembre, quando anche la Casa Bianca avrà rimesso a punto la sua strategia, Governo e Parlamento italiano dovranno tornare a occuparsi della missione.

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