Berlusconi/ Mancino difende Consulta e Colle: rozzezza inaudita

Berlusconi/ Mancino difende Consulta e Colle: rozzezza inaudita Rispetti le Istituzioni e non minacci riforme contro le toghe

Roma, 8 ott. (Apcom) - Il presidente del Consiglio è istituzionalmente "rozzo" o, per lo meno, ha pronunciato nei confronti del presidente della Repubblica, accuse "di una rozzezza senza limite". Ore 10,15 di stamattina, palazzo dei Marescialli: il vicepresidente del Csm Nicola Mancino si appresta a presiedere il plenum del giovedì, ma prima è tempo di fare il punto con i cronisti sul dopo-sentenza a proposito del lodo Alfano. Senza trascurare lo scontro istituzionale in corso da ieri."La rozzezza delle accuse stavolta non ha proprio avuto un limite. Non credo - sbotta Mancino - che tra le funzionidel Capo dello Stato ci sia quella di persuadere i giudicicostituzionali, anche per rispetto della loro autorevolezzascientifica". I 15 giudici che compongono la Consulta, insiste quindi Mancino, "hanno svolto soltanto il loro ruolo", e "la sentenza sul lodo Alfano va rispettata", anche perchè, dopotutto, "gli effetti della decisione non sono riproducibili sul terreno politico. C'è ancora una maggioranza espressa dal corpo elettorale, che va comunque avanti con le proposte contenute nel suo programma".Dunque, "dire che i giudici politicizzano le questioni al loro esame - taglia corto Mancino - è un ritornello che si ripete" e poi, è "strano che si dica che la Consulta abbia affrontato una questione non giuridica, ma di altra natura". Secondo il vicepresidente del Csm, infatti, non regge l'obiezione secondo cui c'è un'incoerenza di fondo tra la sentenza di ieri e quella del 2004 sul lodo Schifani."Nella precedente sentenza - spiega infatti Mancino - sono stati affrontati i problemi sollevati dal giudice del rinvio. Stavolta, questioni poste per la prima volta alla Consulta". In questa occasione, ha aggiunto Mancino, "i giudici dovevano valutare se bastasse una legge ordinaria o ci volesse una copertura costituzionale" e hanno scelto la seconda strada "anche per reggere lo squilibrio che si trova leggendo l'articolo 3 della Costituzione", cioè quello che sancisce il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.Ciò detto, è comunque ora, secondo Mancino, "di rasserenare il clima". Per questo, al numero due di Palazzo dei Marescialli, non sono piaciute le dichiarazioni con cui ieri sera Berlusconi ha promesso "una riforma della giustizia in tempi rapidi". "Il paese - sostiene Mancino - ha bisogno di proposte di riforma che non siano ne dispettose ne minatorie".Del resto, quello che più preoccupa la magistratura in questo momento è ciò che il governo potrebbe fare nei confronti delle toghe, proprio usando la clava delle riforme. Non è mistero per nessuno, infatti, che i magistrati guardino storto il ddl di riforma del processo penale già all'esame del senato, che contiene la norma per togliere al pm il controllo diretto sulla polizia giudiziaria in fase di indagine. A questa, paventano i magistrati, potrebbero sommarsi altre iniziative governative tese a limitare o modificare le prerogative della magistratura, senza nemmeno dover fare riforme costituzionali. E' in quest'ottica, dunque, che la richiesta di una pratica a tutela per le dichiarazioni del premier nei confronti del giudice del caso Cir, sommata a quella per le frasi del premier nei confronti delle procure di Milano e Palermo, accusare di comportamenti complottizi, assume un'importanza particolare.Intanto, però, sono state immediate le repliche di esponenti del centrodestra. Per il capogruppo del Pd al Senato, Gaetano Quagliariello, "Nicola Mancino è stato in questi mesi, ed è stato ancora nelle ultime settimane fra i bersagli eccellenti del clima avvelenato che forze politiche para-eversive, frange politicizzate della magistratura e inquietanti personaggi del loro sottobosco hanno instaurato nel nostro Paese. A lui per primo non dovrebbe sfuggire la gravità di ciò che è accaduto ieri e quale macigno sia stato posto sulla via della costruzione di un Paese normale".Molto più duro Daniele Capezzone, portavoce del Popolo della Libertà. "Anziché pretendere di dare lezioni di galateo - polemizza - il vicepresidente del Csm Mancino farebbe bene a preoccuparsi di evitare ulteriori sconfinamenti politici del Consiglio superiore della magistratura, come troppe volte èaccaduto. E' questo, semmai, che ha leso e lede la credibilitàdelle istituzioni". Da ultimo, Arturo Iannaccone, parlamentare e responsabile del dipartimento welfare del Mpa, chiede le dimissioni del vicepresidente del Cms per "palesi sconfinamenti nel settore politico".

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