Don Gnocchi/ 50mila fedeli in Duomo a Milano per beatificazione

Don Gnocchi/ 50mila fedeli in Duomo a Milano per beatificazione Il cardinale Tettamanzi: "Ha legato carità e giustizia"

Milano, 25 ott. (Apcom) - "Concediamo che il Venerabile Servo di Dio Carlo Gnocchi d'ora in poi sia chiamato Beato e che si possa celebrare la sua festa nei luoghi e secondo le regole stabilite dal Diritto ogni anno il 25 ottobre". Le parole della formula di beatificazione - pronunciate alle 10,11 in piazza Duomo a nome del Papa, da monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione dei santi e delegato di Benedetto XVI -, hanno emozionato gli oltre 50mila fedeli raccolti in preghiera in piazza Duomo.Silvio Colagrande e Amabile Battistello - che recuperarono la vista grazie alle cornee donate da don Gnocchi - hanno tolto il drappo dall'urna del "papà dei mutilatini" deposta sul sagrato mentre sulla facciata della cattedrale è stato scoperto lo stendardo con l'immagine del nuovo Beato.La celebrazione, presieduta dall'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, è stata concelebrata da 211 sacerdoti, 18 vescovi e dal cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della congregazione per i Vescovi. Significativa la presenza - spiegano dalla Curia milanese - di 216 carrozzine, mille chierichetti, diverse centinaia di scout, oltre 15mila alpini tra cui 20 combattenti reduci della Campagna di Russia, gli stessi che condivisero con don Gnocchi l'esperienza drammatica della Prima guerra mondiale.I fedeli sono intervenuti a Milano da tutta Italia: tra i gruppi provenienti più da lontano quelli di Acerenza e Tricarico (Basilicata), Salerno e Sant'Angelo dei Lombardi (Campania), Falconara Marittima (Marche), sette pullman dalla Toscana (Firenze e Marina di Massa). Singolare l'impresa di sette operatori dei centri "Don Gnocchi" di Roma, partiti sabato scorso in bicicletta dalla Capitale e presenti oggi in piazza. Significativa la presenza dei gruppi provenienti dalla Sierra Leone, dall'Ecuador, dal Rwanda e dalla Bosnia.A tutti l'Arcivescovo, nell'omelia, ha ricordato: "Don Carlo ha saputo coinvolgersi con dedizione entusiasta e disinteressata non solo nella vita della Chiesa, ma anche in quella della società. E lo ha fatto coltivando con grande intelligenza e vigore l'intimo legame tra la carità e la giustizia: una carità che "tende le mani alla giustizia", egli diceva. Noi possiamo continuare la sua opera chiedendo oggi alla giustizia di tendere le mani alla carità. Don Carlo è stato mirabile nell'operare una sintesi concreta di pensiero e di impresa, appellando alle diverse istituzioni pubbliche e insieme alle molteplici forme di volontariato, ponendo come criterio necessario e insuperabile la centralità della persona umana sempre onorata nell'inviolabilità della sua dignità e nella globalità unitaria delle sue dimensioni - fisiche, psichiche e spirituali -, insistendo sull'opera educativa e culturale come decisamente prioritaria per lo sviluppo autentico della società".

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