Mercoledì 21 Gennaio 2009

Fini; Contestazione alla Sapienza. E lui: tutto previsto

Roma, 21 gen. (Apcom) - Arriva il presidente della Camera Gianfranco Fini alla Sapienza e l'Onda si fa sentire: pochi a contestare ma molti slogan e una grande fantasia di cori. Sotto il portico del rettorato la terza carica dello Stato viene accolta con un "Vergogna, vergogna" e qualcuno grida anche "fascista". Fini, chiamato a tenere una lectio magistralis su parlamenti nazionali ed istituzioni europee, non si scompone. Poi ai cronisti consegnerà un laconico "tutto ampiamente previsto" dicendosi "per niente" infastidito dalla contestazione. I manifestanti, che sono poche decine completamente attorniati dalle forze dell'ordine in tenuta antisommossa, ce l'hanno con la legge Fini sulla droga, con l'eccessivo ricorso all'uso del voto di fiducia (tanto che spunta un machiavellico "Fiducia, Fini non giustifica i mezzi"), con la casta: "Frati e baroni, Fini e buffoni". Poi c'è la questione del Medioriente e un cartello accoglie presidente della Camera e buona parte del senato accademico con la scritta "Complici del massacro di Gaza". Ad ogni modo la contestazione non sopravvive neppure alle due ore di conferenza e quando Fini scende dal rettorato per andarsene le voci di protesta si contano sulle dita di una mano. Il rettore della Sapienza Luigi Frati solidarizza con Fini ("anche io sono abituato ad essere contestato") e ridimensiona ulteriormente la protesta sostenendo che ammesso che fossero "tutti studenti della Sapienza" i contestatori rappresentavano "lo 0,1 per mille degli universitari" del più conosciuto ateneo romano. Comunque sia Fini coglie lo spunto della protesta per dire che "domani sui giornali ci sarà solo la contestazione" e per criticare un sistema "tra politica, informazione e società" che fa in modo che non si parli mai nel merito delle questioni. L'informazione, sostiene Fini, soprattutto quella pubblica "dovrebbe veicolare un dibattito che non sia solo 'tizio ha detto e caio ha risposto'". E sui temi europei questa informazione manca proprio, secondo Fini. Ce n'è anche per gli europarlamentari italiani 'bacchettati' dal presidente della Camera perchè "poco presenti e poco incisivi" nei loro interventi nelle istituzioni europee. Nel corso del dibattito che segue alla lectio magistralis non manca una domanda sul ricorso al voto di fiducia, il cui abuso è stato stigmatizzato dallo stesso Fini pochi giorni fa. Non ci sono dubbi in una democrazia moderna "la maggioranza qualunque essa sia deve governare e usare voto di fiducia e decreti legge ma questo non significa mortificare o rendere marginale il ruolo del parlamento". Basti pensare, aggiunge Fini, al fatto che in una democrazia presidenziale come gli Stati Uniti d'America il Congresso ha un ruolo fondamentale. Il dibattito politico si concentra sulla contestazione con una solidarietà bipartisan a Fini. Gliela esprimono l'assemblea dei deputati di Montecitorio, il ministro della Pubblica istruzione Mariastella Gelmini che definisce "inaccettabile" la contestazione, il ministro della Difesa e collega di partito Ignazio La Russa che chiede l'intervento della questura contro i manifestanti, il Pdl e lo stesso Pd. Per il portavoce del Partito democratico Andrea Orlando "è un errore trasformare le legittime occasioni di manifestazione del pensiero e delle posizioni politiche in un'occasione di insulto nei confronti delle istituzioni e di chi le rappresenta". Sta completamente dalla parte degli studenti, invece, il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero. "Non si comprende dove siano le ragioni di tanto scandalo - dice Ferrero - al punto di invocare interventi repressivi delle forze dell'ordine, di fronte a una libera e pacifica manifestazione di dissenso da parte del movimento studentesco: libero fischio in libero stato".

Vep

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