Sabato 31 Gennaio 2009

Gb, sciopero anti-italiani: nuova patata bollente per Brown

Roma, 31 gen. (Apcom) - Altro che idraulico polacco: a far paura ai lavoratori inglesi in tempo di crisi bastano i metalmeccanici italiani. E così l'arrivo di circa trecento lavoratori specializzati della Irem, gruppo di Siracusa, per terminare un lavoro in una raffineria Total del Lincolnshire, in tre giorni ha fatto esplodere proteste a catena nel Regno (dal Galles alla Scozia, dall'Inghilterra al Nord Irlanda) sotto gli occhi sbalorditi dell'Europa tutta e della Commissione europea. A North Killingholme, North Lincolnshire, la raffineria della Total "Lindsey Oil" è stata il fulcro delle proteste. Dal 1968 è fra i principali fornitori di lavoro della zona. Ha uno staff permanente di circa 500 persone ma molte migliaia di più possono essere impiegate via ditte locali per lavori di manutenzione e di costruzione. Questa volta, si tratta di una commessa per l'ampliamento di un impianto di raffinazione di diesel. L'appalto fu vinto dal gruppo metalmeccanico californiano Jacobs nel giugno del 2006, specifica oggi la Bbc. Data di fine lavori, il 2009. Poco prima del Natale 2008, la Jacobs ha deciso di affidare il completamento alla siracusana Irem: anche qui in seguito a una gara d'appalto cui hanno partecipato 5 ditte inglesi e altre 2 europee. La Irem è un'impresa ad alta specializzazione con filiali in vari paesi; "uno dei fiori all'occhiello del sistema metalmeccanico italiano" secondo Ivan Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia. "Ci hanno chiamato perchè abbiamo il Know-how" ha ribadito il vicepresidente di Irem, Giovanni Musso. Perché erano gli unici in grado di finire in fretta. "Avevano problemi con questo progetto che dura da anni. Abbiamo fatto una gara - precisa - e l'abbiamo vinta secondo le norme internazionali". Ma fra i patti, c'era che la Irem avrebbe usato il suo personale: operai italiani e portoghesi. E così attorno al nuovo impianto diesel della Total è scoppiato il bubbone: in tempo di crisi, la libera circolazione dei lavoratori in Europa non va giù ai disoccupati locali. Un fenomeno che da Bruxelles la Commissione scruta con ansia. "La Commissione era consapevole dall'inizio che la crisi avrebbe messo pressione sul mercato del lavoro, ma quello che succederà grazie agli stimoli fiscali è proprio che verranno assicurati il più possibile i posti di lavoro e date nuove opportunità" ha garantito oggi il portavoce della Commissione, Johannes Laitenberger. Senza la libera circolazione, "non sarebbero stati creati tanti posti di lavoro e tante opportunità un po' ovunque". I sindacati continuano a ribadire che non si tratta di uno sciopero xenofobo, come paventato anche dalla stampa spagnola. "E' una battaglia per il lavoro, una battaglia per il diritto a lavorare nel nostro paese. Non è basata su fondamenta razziste" ha spiegato un responsabile locale di Unite (uno dei principali sindacati) Bobby Buirds. Per il premier Gordon Brown si tratta senz'altro di una patata bollente: gli operai oggi sono scesi in piazza al grido di "Lavori britannici ad operai britannici" lo slogan introdotto proprio da Brown nel suo primo congresso da leader laburista e capo di governo nel 2007. La questione spinosa, che rischia di farlo cadere ancora più in basso nei sondaggi che lo danno per perdente contro il rivale tory David Cameron, lo ha probabilmente indotto a usare il guanto di velluto.

Red/Kat

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