Venerdì 30 Gennaio 2009

Gb;Sciopero anti-italiano, Londra: "operai devono avere risposte"

Londra, 30 gen. (Apcom) - La protesta contro l'arrivo di operai italiani e portoghesi sul sito della raffineria Lindsey Oil, nell'est dell'Inghilterra, continua ad estendersi a macchia d'olio in tutto il Regno Unito. Per il terzo giorno, i lavoratori hanno incrociato le braccia nel sito del Lincolnshire ma altre centinaia sono in sciopero in Scozia, in Galles e in altre regioni dell'Inghilterra. E per il ministro dell'Ambiente, Hilary Benn, gli operai inglesi inferociti "hanno diritto ad avere una risposta". Di più: il governo inglese attraverso un portavoce fa sapere che "entro pochi giorni" avrà colloqui con l'industria del settore. All'origine della protesta, iniziata mercoledì scorso, la scelta, da parte della compagnia petrolifera francese, dell'impresa italiana Irem per la costruzione di un nuovo impianto della raffineria: un appalto da 220 milioni di euro con l'impiego di operai italiani e portoghesi. La Irem Spa è un gruppo di Siracusa attivo nel settore delle costruzioni e montaggi meccanici, con filiali in Francia, Belgio, Svizzera, Spagna, Libia e Azerbaigian. E la vicenda con tutte le sue implicazioni comincia a rimbalzare sui siti internazionali. L Total, che gestisce la raffineria del Lincolnshire, afferma che non ci saranno licenziamenti "diretti" come risultato dell'appalto e che il personale impiegato dalla Irem sarà pagato esattamente come altri lavoratori sul sito (non si tratterebbe quindi di risparmiare sul costo della forza lavoro). La Lindsey Oil Refinery si trova sulla Eastfield Road a North Killingholme, North Lincolnshire. Entrata in funzione nel 1968, impiega uno staff permanente di circa 500 persone oltre a diverse centinaia di lavoratori sotto contratto temporaneo; possono essere migliaia di persone in periodo di manutenzione o di rinnovamento. L'impianto tratta circa 10 milioni di greggio all'anno, cioè 200mila barili al giorno, importati attraverso due oleodotti. La Total sottolinea che la Irem utilizza forza lavoro specializzata; del resto il vicepresidente del gruppi siracusano, Giovanni Musso, ha dichiarato ad Apcom "dobbiamo realizzare lavori per 17 milioni di euro, in quattro mesi. Sono opere ad alta specializzazione e, quindi, servono operai specializzati. Loro in quella raffineria avevano problemi con questo progetto che dura da anni e ci hanno chiamati. Abbiamo fatto una gara - precisa - e l'abbiamo vinta secondo le norme internazionali". Ma i locali non sono d'accordo. Il rappresentante sindacale locale, Bernard McAuley, oggi in comizio ha dichiarato "ci sono sufficienti operai specializzati disoccupati che vogliono il diritto a lavorare su questo sito e chiedono il diritto a lavorarci. Vogliamo giustizia". E il governo di Londra cerca di buttare acqua sul fuoco. In tempo di crisi, ognuno per sé: altro che idraulico polacco, la libera circolazione dei lavoratori Ue sembra dimenticata. McAuley ha detto che i leader di Unite, il suo sindacato, hanno chiesto al primo ministro Gordon Brown un incontro urgente con i leader dell'industria metalmeccanica e di costruzione. E un portavoce del governo in effetti ha risposto. L'esecutivo terrà nei prossimi giorni degli incontri con l'industria per "garantire che stanno facendo tutto il possibile per sostenere l'economia britannica". Quanto ai sindacati, non si specifica, ma i contratti della raffineria Lindsey sono stati appaltati "un po' di tempo fa", quando nel settore c'era una carenza di forza lavoro che oggi non esiste più. In altri termini: era impossibile prevedere all'epoca che quei posti di lavoro sarebbero serviti agli inglesi...

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