Sabato 31 Gennaio 2009

L' appello dei magistrati: la giustizia va rimessa in piedi

Roma, 31 gen. (Apcom) - Italia seconda solo alla Bosnia per reati gravi, animata da "sterili e strumentali contrasti" tra politica e toghe e più che mai bisognosa di una riforma della giustizia che "rimetta in piedi la legalità". Da Milano a Palermo si inaugura l'anno giudiziario, parlano i procuratori generali delle Corti d'appello e scattano una foto senza sconti dello stato della giustizia in Italia. Che è profondamente in crisi, al Nord come al Sud, tra processi lenti e carenza di fondi e di organici. Il ministro della Giustizia, da Napoli, ribadisce che "l'autonomia e l'indipendenza dei giudici non può scindersi dall'efficienza che i magistrati devono rendere ai cittadini". Il Guardasigilli parla di un'efficienza che "deve essere tempestivamente verificata ma anche supportata da un modello organizzativo valido ed esteso a tutto il territorio nazionale". A questo proposito il governo sta lavorando "a un sistema di controlli efficace che avrà poi il compito di verificare la professionalità dei magistrati in modo da garantire che il loro operato, doverosamente autonomo e indipendente, non si trasformi in autoreferenzialità, in mero arbitrio". Il governo "non ha la bacchetta magica" ma Alfano sottolinea che l'obiettivo è proprio "un processo giusto e rapido", un'azione di repressione dei crimini che "non intendiamo frenare perchè non ci sono posti in carcere", una tutela della privacy che non impedisca le intercettazioni. Anche per il vice presidente del Csm Nicola Mancino per la riforma della giustizia il confronto parlamentare resta "il terreno idoneo, ma non bisogna avere né pregiudiziali né pregiudizi su posizioni diverse. L'importante è non avere iattanza né presumere di essere nel vero". A Roma il presidente della Corte d'appello Giorgio Santacroce lancia l'allarme ma invita anche all'impegno: la giustizia versa in una "situazione di estrema drammaticità", ma non bisogna farsi affligere dal pessimismo che "deresponsabilizza e distrugge". Vale anche per i contrasti tra politica e magistratura che "sono vissuti e usati quasi sempre per scatenare sterili polemiche, o servono ad alimentare campagna di vera e propria delegittimazione del ruolo della magistratura nella sua interezza". In questa situazione "la riforma della giustizia è un obiettivo nazionale, è la vera emergenza del Paese. Bisogna rimettere in piedi la legalità e con essa la certezza del diritto". Da Milano è il procuratore generale presso la Corte d'appello Mario Blandini che richiama la politica alle sue responsabilità perchè "se si pensa di risolvere i problemi della giustizia in funzione della campagna elettorale c'è ben poco da sperare". "All'inizio di ogni legislatura tutte le forze politiche convergono sulla necessità di ammodernare la macchina giudiziaria - ha detto Blandini - poi quando si tratta di passare dall'ideazione alla realizzazione evitano di tradurre in fatti perchè queste riforme non portano voti elettorali". I soldi per la giustizia sono pochi e, osserva da Palermo il procuratore aggiunto Antonio Ingroia, "non siamo alla bancarotta ma siamo messi abbastanza male: paghiamo i trasferimenti di tasca nostra, i rimborsi sono fermi, dobbiamo economizzare su carta, stampanti, toner, pc e fax e non ci sono fondi per gli straordinari". Insufficiente anche il personale se si pensa che il distretto giudiziario di Venezia dispone di un solo magistrato ogni 95.892 abitanti e la Regione Veneto è tra le ultime realtà del Paese. Il presidente della Corte d'appello di Bologna Giuliano Lucentini usa il paradosso: all'ufficio notificazioni esecuzioni e protesti di Bologna si vorrebbero risparmiare tempo e risorse inviando comunicazioni di cancelleria mediante e-mail, ma non è possibile "perché manca uno scanner. Niente di più che uno scanner". "La situazione è oggettivamente molto grave, anche da un punto di vista oggettivo - spiega Lucentini -, perché il personale è avvilito, demotivato, stressato dal tanto lavoro che incombe, nella consapevolezza oltre tutto che esso aumenterà col tempo". Le cose non vanno certo meglio al Sud, dove, come ha più volte denunciato il Csm, la scopertura delle sedi disagiate è ormai drammatica. In Sicilia, ad esempio, in molte procure manca la metà del personale previsto: è il caso di Caltanissetta, di Gela, Enna, Nicosia. Per il presidente dell'Anm di Roma e del Lazio Paolo Auriemma "è incredibile ed ingiustificato che sia stato impedito ai magistrati di prima nomina di svolgere funzioni monocratiche penali. Questa bomba ad orologeria ben programmata sta svuotando le Procure, sta creando le condizioni di reclutamento straordinario con soggetti privi della necessaria professionalità". Meno personale a fronte di un numero di reati che non è certo diminuito ed è il numero uno del distretto giudiziario di Milano Giuseppe Grechi a ricordare che "l'Italia detiene il primo posto assoluto in Europa per numero di affari penali relativi ad infrazioni qualificate come gravi e pendenti in primo grado. Siamo secondi solo alla Bosnia quanto al numero di tali reati per abitante". A Grechi spetta anche ricordare che "quando la sentenza o il provvedimento è definitivo, come nel caso di Eluana Englaro, si impone a tutti".

Cep

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