Venerdì 30 Gennaio 2009

Olocausto,Altro lefebvriano negazionista, indignazione e smentite

Città del Vaticano, 30 gen. (Apcom) - Un altro lefebvriano che nega la Shoah, altre critiche, altre sconfessioni. Il copione andato in scena solo pochi giorni fa con le disquisizioni del vescovo britannico Richard Williamson sulle camere a gas che non sarebbero mai esistite e i numeri della shoah che sarebbero pompati, si ripete nel Triveneto. A riattizzare le polemiche, il giorno dopo il monito del Papa "contro l'oblio, la negazione o il riduzionismo" della Shoah, è don Floriano Abrahamowicz, sacerdote tradizionalista, simpatizzante della Lega nord (e del resto era stato il parlamentare del Carroccio Federico Bricolo il primo politico a esprimere "grande soddisfazione" per la revoca della scomunica ai seguaci di Lefebvre), intervistato a lungo dalla 'Tribuna' di Treviso. Le camere a gas? Sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no". Williamson? "E' stata un'imprudenza addentrarsi nelle questioni tecniche". Gli ebrei? "In un primo momento era il popolo di Dio, poi è diventato il popolo deicida e alla fine dei tempi si riconvertirà a Gesù Cristo". La shoah? "Gli israeliani non possono mica dirmi che il genocidio che loro hanno subito dai nazisti è meno grave di quello di Gaza". Abbastanza per una nuova baraonda di critiche, smentite, indignazione. "L'unica cosa che provo di fronte a queste dichiarazioni è un senso di squallore", afferma il rabbino capo di Venezia Elia Richetti. Il vescovo trevigiano, monsignor Andrea Bruno Mazzoccato, denuncia la posizione come "storicamente infondata ed estranea al sentire cristiano e agli elementari sentimenti di umanità". Il cardinale Dionigi Tettamanzi ricorda che con le parole di ieri il Papa ha già chiarito quel che c'era da chiarire. "Grazie a Dio su più di duemila sacerdoti della mia diocesi non ne ho trovato uno solo negazionista", precisa. E i lefebvriani, per bocca del superiore del distretto italiano, don Davide Pagliarani, esprimono la loro "riprovazione". Copione già visto pochi giorni fa, o quasi. Le esternazioni di don Floriano danno ragione al rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, che pochi giorni fa aveva sottolineato che il problema rappresentato dai lefebvriani "non è il singolo negazionista, ma è molto più profondo". E mostrano che, all'interno della galassia lefebvriana, non tutti seguono docilmente le indicazioni del superiore, Bernard Fellay, a tornare nell'alveo di Santa romana Chiesa. Lo stesso Abrahamowicz, alcuni giorni fa, aveva sollevato il suo scetticismo con i propri fedeli. Chi, all'interno della Chiesa cattolica, non ha mai visto di buon occhio il rientro dei lefebvriani ha un motivo in più per pensarlo. E dall'interno della Curia romana sale il malumore di chi considera che l'affaire lefebvriano andasse gestito con maggiore accortezza, rischiando, invece, di gettare discredito sul Papa ("è molto addolorato", ha detto mercoledì il cardinale Tarcisio Bertone). Di fronte alle rimostranza dei rabbini israeliani, intanto, si mette in moto la macchina della Santa Sede. Lo scorso martedì era piombata nei Sacri palazzi una lettera di proteste del segretario generale del Gran Rabbinato, Oded Weiner. Nella lettera si poneva in dubbio l'opportunità di tenere a marzo, come programmato, l'annuale incontro di dialogo ebraico-cattolico, in Vaticano, sul tema, quest'anno, della ecologia. Dal Gran rabbinato era inizialmente filtrata, inoltre, l'intenzione di rompere i rapporti con il Vaticano. Ipotesi smentita dallo stesso Wiener nei successivi colloqui telefonici con lo staff di Kasper. Ieri, infine, la Pontificia commissione per i rapporti religiosi con l'ebraismo, guidata dal cardinale Walter Kasper, ha inviato, sempre ieri, una risposta di rassicurazioni al Gran Rabbinato di Israele. I contenuti della missiva sono riservati ma oltre il Portone di bronzo filtra l'intenzione di mantenere la data di marzo per l'incontro interreligioso. Anche se la risposta formale potrebbe tardare a causa dell'inizio di shabbat, domani, il segretario generale dei rabbini israeliani, Oded Weiner, precisa: "Non ci sono interruzioni di sorta". Il Papa in Israele? "Un viaggio che aspettiamo".

Ska

© riproduzione riservata

Tags