Domenica 29 Marzo 2009

Pdl;Berlusconi accelera su 'Grande Riforma':Più poteri a premier

Roma, 29 mar. (Apcom) - Altro che seconda parte della legislatura. Quel cassetto dei capigruppo in cui giace il progetto della 'Grande riforma' targata Pdl si aprirà molto prima, già nelle prossime settimane. Silvio Berlusconi chiude il Congresso fondativo del nuovo partito e impone un'accelerazione. Spiega che è arrivato il momento di "modernizzare" la Costituzione e di dare "più poteri" al premier perché quelli che ha oggi sono "finti". E sarebbe "auspicabile", sottolinea il presidente del Consiglio, che la riforma dell'architettura istituzionale venisse fatta con l'opposizione. Ma tant'è: se loro non ci stanno, la maggioranza ha comunque il dovere di andare avanti. Berlusconi non 'raccoglie la sfida' di Gianfranco Fini né sul testamento biologico né sul referendum. Risponde invece a quell'invito ad aprire una "stagione costituente" magari ripartendo dalla 'Bozza Violante' e chiamando in causa il Partito democratico. Il Cavaliere cita il discorso fatto ieri dal presidente della Camera, concorda che bisogna trasformare lo Stato da "calabrone" a "crisalide" e dunque "farfalla". Ma spiega che per raggiungere l'obiettivo "bisogna essere in due" e a questo punto "c'è da dubitare della serietà" dell'opposizione. E tanto per essere più chiaro rievoca il precedente: anno 2005. "Noi - ricoda - la riforma istituzionale l'avevamo già fatta" ma "la sinistra, che oggi plaude alla richiesta di riforme, allora con un comportamento contraddittorio e irresponsabile di cui ancora oggi scontiamo le conseguenze, rifiutò di contribuire, impedì di raggiungere la maggioranza dei due terzi del Parlamento, e promosse il referendum che abolì quella riforma". Tra le cose da modernizzare per Berlusconi ci sono anche i regolamenti parlamentari perché sono "strumento di ostruzionismo da parte dell'opposizione". Ma la riforma che più sta a cuore al Cavaliere è quella che lo riguarda più direttamente: i poteri del premier. Certo, il capo dell'Esecutivo - viste le polemiche dei gorni scorsi - sta bene attento a sottolineare che questo è un modo perché "governo e Parlamento possano svolgere al meglio il loro lavoro, ognuno nelle sue proprie funzioni". Ma poi ripete come un mantra che il presidente del governo italiano ha solo la sua "personale autorevolezza" e "non ha quei poteri che hanno tutti gli altri colleghi delle grandi democrazie": le difficoltà avute a prendere provvedimenti rapidi durante la crisi - per Berlusconi - stanno lì a dimostrarlo. Per questo le riforme vanno fatte, a prescindere. Certo, osserva il Cavaliere, è "materia su cui è auspicabile il concorso dell'opposizione" e se ci sarà "sarò il primo a rallegrarmi" ma "è evidente che nel frattempo noi non possiamo sottrarci dal fare la nostra parte, e sciogliere il nodo di trovare un modo, costituzionalmente previsto, per offrire una soluzione perché ci sia un governo che governi e un Parlamento che controlli". Berlusconi non entra nei particolari, ma rimanda a quella proposta che i capigruppo del Pdl hanno già allo studio. Una proposta, che per ora è nel cassetto, e che si muove su tre assi: riforma dell'esecutivo, riforma del bicameralismo perfetto con riduzione dei parlamentari e Senato delle Regioni, riforma dello Stato con quella 'rivoluzione' presidenzialista che da tempo il premier auspica e che nei giorni di congresso è stata evocata da molti esponenti del Pdl, compreso Gianfranco Fini. Che la macchina delle riforme si metterà molto presto in moto, lo conferma il vice capogruppo vicario del nuovo partito al Senato, Gaetano Quagliariello. "Nei prossimi giorni - assicura - tireremo fuori dal cassetto un progetto per le riforme istituzionali che non contraddice ma si differenzia dalla bozza Violante. Già abbiamo sentito per vie brevi Calderoli, nei prossimi giorni cominceremo a discuterne con gli alleati".

Bac

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