Venerdì 23 Gennaio 2009

Riforma della giustizia al via, ma solo con il piano carceri

Roma, 23 gen. (Apcom) - Parte dal Consiglio dei ministri di oggi la riforma della giustizia, la terza in tre legislature. Chi si aspettava un avvio al fulmicotone, però, sarà deluso: a palazzo Chigi, infatti, si affronterà soltanto il piano carceri, a ben guardare appena un 'corollario' del ben più complesso insieme pensato da Berlusconi e stoppato dagli alleati al vertice di martedì sera. Dalla sala del Consiglio, infatti, non uscirà nemmeno un testo a sè stante: ciò che verrà deciso sarà inserito in un articolo del cosiddetto decreto 'milleproroghe', contenitore di fine anno da sempre usato dai governi per completare e mettere a punto provvedimenti varati durante l'anno o per inserire nuove norme che di per sè non avrebbero connotati da consentire il ricorso alla decretazione. Di questo, oltre che del problema delle celle troppo piene, avrebbero parlato, ieri mattina al Quirinale, anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il ministro della Giustizia: Alfano, a quanto si apprende, avrebbe infatti spiegato al capo dello Stato la necessità di un strumento d'urgenza per sistemare la situazione carceraria. Si è esaurito da qualche tempo l'effetto del provvedimento d'indulto varato nella scorsa legislatura, sarebbe stato il ragionamento del Guardasigilli, e c'è necessità di intervenire in fretta per evitare il collasso delle strutture detentive. Eppure, l'ipotesi di un decreto legge ad hoc è stata scartata. Motivo: la necessità di "non ingolfare il Parlamento con un altro testo da convertire in legge in 60 giorni. Per questo - spiegano dalla maggioranza - si è deciso di agganciare la norma al milleproroghe, che è già in commissione al Senato e che deve diventare legge entro il primo marzo 2009". Intanto, la maggioranza sembra aver trovato una mediazione accettabile anche sulle intercettazioni, punto su cui si erano arenati i lavori martedì sera. Inoltre, da palazzo Madama, raggiante per l'approvazione del federalismo fiscale, Umberto Bossi ha dispensato un ottimo consiglio al capo del Governo. "Berlusconi - ha detto il leader del Carroccio - valuti l'idea di trattare su tutto. Se lo fai, perdi un po' di tempo ma non troppo. Berlusconi faccia come me: ho mandato avanti Calderoli ma io ero dietro". Ovvero: mediando con il Partito democratico anche sulla giustizia, si riuscirebbero a evitare le barricate e si potrebbero portare a casa risultati migliori, almeno dal punto di vista dell'immagine. Nessuno può dire se Berlusconi seguirà la linea di Bossi, ma chi, invece, dà ragione con i fatti a Bossi è il presidente del Senato Renato Schifani che ha ricordato che la riforma della giustizia rappresenta "un banco di prova decisivo per riannodare un dialogo fruttuoso tra le diverse forze politiche e indicare con credibilità a tutti i cittadini i princìpi della legalità e della giustizia". Un nodo difficile da stringere, però, perchè mentre la maggioranza cercava la sponda del Pd sul federalismo, Antonio Di Pietro annunciava il 'piazza Navona bis' per mercoledì 28, una manifestazione (stavolta a piazza della Repubblica) contro la "pseudoriforma" voluta dal governo. Preoccupazioni anche dal fronte Pd: la maggioranza, riassume per tutti il ministro della Giustizia del governo ombra Lanfranco Tenaglia, "non ha una politica della giustizia, è divisa. Contano solo le ubbie di Berlusconi, cui di volta in volta qualcuno tenta timidamente di opporsi".

Red/Kat

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