Cividate: «Ex sindaco da condannare» Una donna cadde nella roggia e morì
Il luogo di ritrovamento della donna, a Covo

Cividate: «Ex sindaco da condannare»
Una donna cadde nella roggia e morì

Un anno, in abbreviato, è la richiesta di condanna formulata mercoledì 27 aprile, dalla pubblica accusa nei confronti dell’ex sindaco di Cividate, Luciano Vescovi, 42 anni, del tecnico comunale Battista Longo, 65, e del geologo Renato Caldarelli, 53, finiti davanti al gup con l’accusa di omicidio colposo.

L’evento di cui i tre sono stati chiamati a rispondere è la morte di Daniela Belotti, ex infermiera e bidella delle medie. Aveva 57 anni. Il 18 settembre del 2013, percorrendo via Spaventa (la strada di casa) in direzione di via Bergamo, all’altezza di una curva perse il controllo della bici, a causa di un malore (si scoprirà un’emorragia cerebrale). Il mezzo di Daniela Belotti urtò il guardrail e lei fu sbalzata di sella, oltrepassando la protezione e cadendo nella roggia Sale, 4 metri più in basso. Fu ritrovata senza vita dopo due giorni, nelle campagne di Covo.

La squadra di soccorso che intervenne a Cividate

La squadra di soccorso che intervenne a Cividate

La battaglia tra accusa e difesa in Tribunale è tutta sull’altezza e la regolarità della protezione che separa la carreggiata di via Spaventa dalla scarpata. Troppo bassa e non rispondente alle normative, secondo l’accusa. Vero, per il pm, che Daniela Belotti fu colta da malore, ma se la donna non fosse finita nella roggia sarebbe stata soccorsa per tempo e forse si sarebbe salvata. Secondo l’accusa Caldarelli, in veste di progettista, avrebbe scelto una categoria di barriera dall’altezza ritenuta non adeguata (77 centimetri), anziché una categoria superiore (fra i 110 e i 150). Per Longo l’accusa è di aver affidato l’incarico a un geologo e non a un ingegnere, mentre l’ex sindaco è stato chiamato in causa come rappresentante dell’ente che avrebbe dovuto controllare i dispositivi di sicurezza.

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