Il figlio sparò a pattuglia di carabinieri nove mesi  al padre per resistenza

Il figlio sparò a pattuglia di carabinieri
nove mesi al padre per resistenza

Nove mesi con pena sospesa per il padre di un 24enne che aveva sparato ai carabinieri di Calcio. Il figlio è accusato di tentato omicidio, mentre lui è stato condannato martedì 12 gennaio per resistenza a pubblico ufficiale.

Un’intera famiglia, seppure con posizioni differenti, sotto accusa per i fatti accaduti il 12 dicembre a Calcio quando il 24enne Massimo Filisetti (detenuto, attualmente in ospedale sotto terapia) sparò contro i carabinieri di Calcio ferendo un maresciallo alla testa (l’accusa è tentato omicidio).

Il padre Daniele, che si era barricato in casa con la famiglia, è stato accusato di resistenza a pubblico ufficiale insieme alla moglie Ester Terzi, accusata anche di lesioni (dopo essersi allontanata in auto col figlio, al ritorno si è arresa solo dopo una violenta colluttazione con i militari).

Per la coppia di genitori, in seguito all’udienza di convalida dell’arresto, è scattata la misura cautelare dei domiciliari. Ieri, la continuazione della direttissima, che ha visto lo stralcio della posizione dei due. Gli avvocati della difesa, Gianbattista Vavassori e Patrizia Scalvi, hanno ricordato che l’uomo non ha mai commesso neppure un’infrazione stradale.

Ha un lavoro stabile da 20 anni nella stessa azienda, e il problema principale in questo momento è che rischia proprio di perdere il posto di lavoro. «Abbiamo l’esigenza che mantenga il suo lavoro», avevano spiegato i legali, aggiungendo: «Diamo la possibilità a un padre di seguire la moglie e il figlio». Per l’uomo, che non ha usato violenza contro i militari (che si erano recati nella cascina per notificare la revoca di alcune licenze di porto d’armi), si è scelta la strada del patteggiamento (nove mesi con sospensione condizionale della pena).

Per Ester Terzi, gli avvocati hanno invece annunciato la richiesta di giudizio con rito abbreviato, che sarà celebrato il 4 marzo, in seguito alle risultanze del Cps (centro psico-sociale) sul suo stato, che è già stato contattato


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