Picchiava la moglie davanti alla figlia  In carcere dopo il tentativo di avvicinarsi

Picchiava la moglie davanti alla figlia
In carcere dopo il tentativo di avvicinarsi

Picchiava da anni la moglie, anche davanti alla figlia di 10 anni. Per questo aveva ricevuto il divieto di avvicinarsi alla casa di famiglia. Ma non è bastato.

Era già stato allontanato da casa con il divieto di avvicinamento da parte del Gip del Tribunale di Bergamo per le continue violenze ai danni della moglie e davanti alla figlia di 10 anni. Domenica 24 marzo però non ha rispettato il divieto e, in stato di ubriachezza, un 40enne di origine rumena ha cercato di ritornare in contatto con la donna, una connazionale di qualche anno più giovane, che l’aveva più volte perdonato nella speranza che cambiasse. Questa volta però, impaurita per quella presenza minacciosa e aggressiva, la donna ha chiamato subito il «112» permettendo così ai Carabinieri di intervenire e allontanare l’ex consorte violento.

I Carabinieri di Treviglio hanno eseguito nella serata di lunedì 25 marzo un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 40enne rumeno, già colpito dalla misura dell’allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento da parte del Gip del Tribunale di Bergamo. Nonostante il provvedimento in essere, l’uomo, domenica notte, in stato di ubriachezza, ha cercato di ritornare in contatto con la ex moglie, una sua connazionale più giovane di lui di alcuni anni. Impaurita per quella presenza minacciosa e aggressiva la donna, tramite il «112», ha richiesto fortunatamente l’intervento di una pattuglia dell’Arma che, giunta sul posto, ha allontanato l’ex consorte violento.

Nel giro di sole 24 ore, il Gip orobico ha quindi emesso una misura di aggravamento, prescrivendo così che il 40enne venisse portato in carcere a Bergamo. Il Giudice ha difatti ritenuto inidonea altra misura data la reiterata condotta delittuosa del rumeno. I Carabinieri di Romano di Lombardia, competenti per territorio, hanno infine portato l’uomo nella Casa circondariale di via Gleno.

Da tempo sposati e domiciliati a Romano di Lombardia, già dal 2012 le cose tra i due non andavano bene. Erano state fatte già delle denunce da parte della donna maltrattata nei confronti del marito, ogni volta però poi ritirate dalla stessa nella speranza che il marito appunto cambiasse atteggiamento. Le ingiurie, le minacce e le continue violenze psicologiche per lo più avvenivano anche davanti alla figlia di 10 anni della coppia, motivo per il quale i militari dell’Arma hanno contestato i maltrattamenti in famiglia con l’aggravante della «violenza assistita».

Ancora una volta, è fondamentale ribadire l’importanza di denunciare sempre qualsiasi episodio di violenza, soprattutto quando lo stesso deriva da dinamiche familiari od in generale da contesti relazionali. Attivare immediatamente i Carabinieri e, conseguentemente, gli strumenti giudiziari a disposizione della Magistratura è difatti un elemento imprescindibile per contrastare qualsivoglia forma criminosa potenzialmente degenerabile anche in rischiose conseguenze per l’incolumità delle vittime. Nei casi di emergenza, il numero di pronto intervento «112» rappresenta nello specifico una prima importante risposta a tale condizione di pericolo.


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