Truffe a enti religiosi e parrocchie: 4 arresti Tra le vittime anche istituti bergamaschi

Truffe a enti religiosi e parrocchie: 4 arresti
Tra le vittime anche istituti bergamaschi

Operazione dei carabinieri di Torino Oltre Dora: oltre alle persone in carcere, altre otto all’abbigli di dimora (o firma). Tentativi di raggiro a Rovetta e Calcio; 86 colpi, tra tentati e portati a termine, in tutta Italia, per un guadagno illecito di oltre 400 mila euro. Ecco come funzionava il sistema scoperto dai militari dell’Arma.

I carabinieri di Torino Oltre Dora hanno individuato un’organizzazione criminale finalizzata alle truffe ai danni di parrocchie, conventi, case di riposo, scuole ed enti religiosi. Accertati 86 episodi in tutta Italia, per un guadagno illecito di oltre 400 mila euro. Quattro gli arrestati, altre otto persone all’obbligo di dimora (o di firma). Tra le vittime, sparse in tutta Italia, anche enti e religiosi bergamaschi. C’è una tentata truffa alla Fondazione Scuola materna «Gallicciolli» di Rovetta; una truffa alla Suore sacramentine di Bergamo, sede di Potenza; un’altra tentata truffa ai danni del conventi di Calcio e infine a una suora bergamasca, di Filago, della Congregazione delle Suore Poverelle di Roma.

Gli indagati si qualificavano come rappresentati di enti locali (prevalentemente quali dipendenti comunali e regionali) o direttori di istituti di credito, riferendo ai responsabili di svariati enti religiosi che era stato loro accreditato un contributo (comunale o regionale) erogato in somma maggiore a quella dovuta e pertanto, per evitare che lo stesso non venisse poi elargito, li inducevano a versare la differenza (cifre variabili da 2.000 a 16.500 euro) su carte poste pay (riconducibili agli stessi indagati). L’organizzazione prevedeva diversi prestanome di carte prepagate per l’accredito dei proventi ottenuti con l’inganno, compensandoli con il 20% della somma illecitamente introitata;

Contestualmente sono state eseguite venti perquisizioni nei confronti del titolari dei documenti presentati per la registrazione delle carte poste pay. Il capo era una donna, chiamata «la zia», che aveva creato una rete criminale composta da promoter e call center, per individuare e contattare le vittime, e da prestanome-commercianti compiacenti per incassare il denaro. I carabinieri hanno un’ordinanza di applicazione di misura cautelare (quattro in carcere e otto obblighi di dimora e/o firma) a carico di 12 indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata a truffe aggravate, nonché di estorsione.


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