Vaccini, in provincia i conti non tornano «Se è un errore, va corretto subito»

Vaccini, in provincia i conti non tornano
«Se è un errore, va corretto subito»

Il dato dei vaccinabili nella fase massiva è di 417 mila persone. Giupponi (Ats): «Numeri sottostimati, dovremmo attestarci sui 600 mila». Il tweet di Gori.

Sono troppo pochi i vaccini previsti nella provincia di Bergamo secondo il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, che via Twitter chiede di correggere questo «errore». «Il piano vaccinale presentato da Regione Lombardia - spiega - prevede che sia vaccinato il 60% della popolazione. Risulta quindi incomprensibile perché la previsione per la provincia di Bergamo si fermi a 417mila persone, pari al 38%. Se si tratta di un errore, va immediatamente corretto» scrive il primo cittadino.

All’appello della fase massiva mancano infatti quasi 200 mila bergamaschi. Il primo ad avere qualche sospetto in Commissione è stato Niccolò Carretta, consigliere regionale di Azione. Quei 417 mila bergamaschi da vaccinare in questa fase sembravano pochi, soprattutto se rapportati percentualmente (e non) alle altre Ats lombarde: passi per i 2,3 milioni di Milano, ma a destare sorpresa erano i 959 mila dell’Insubria (Como più Varese) e i 767 mila di Brescia.

Fatte due rapide proiezioni nella fase massiva a Bergamo si sarebbe vaccinato poco meno del 40% degli abitanti, contro una media regionale ben superiore al 60. Uno scarto decisamente sospetto. A domanda specifica la vicepresidente Letizia Moratti è stata abbastanza vaga, rimandando ad ulteriori approfondimenti, ma assicurando che i criteri applicati sul territorio erano comunque omogenei.

I conti tornano, anzi proprio no

E in effetti, i conti sulla carta tornavano: partendo da una base di 10,2 milioni di lombardi e sottraendo il milione e 100 mila vaccinati della Fase 1, il milione affetto da plurimorbilità (ancora in attesa di indicazioni specifiche) e il milione e mezzo di under 17 per il momento non vaccinabili si arriva a 6,6 milioni: il target della campagna massiva regionale. All’interno di questo dato, sommando quelli delle singole Ats si arriva quasi a 6,8, eppure i conti nella realtà non tornano: il numero dei bergamaschi è troppo basso, sia in valore percentuale che assoluto.

«Non sono stati chiariti, se non in senso molto generico, quali siano i fattori che fanno spostare le dosi disponibili da Ats ad Ats e da provincia a provincia» attacca Carretta: «Bergamo risulta non poco svantaggiata rispetto ad altre province che sono minori per estensione, popolazione e densità abitativa, per non parlare delle valli, totalmente dimenticate da Regione Lombardia. Serve trovare subito hub per la vaccinazione massiva anche per i residenti in montagna, così da agevolarli nella vaccinazione. Il piano logistico è da rivedere».

Ma prima ancora i conti e lo ammette lo stesso direttore generale di Ats, Massimo Giupponi: «Sono numeri sottostimati. Penso che domani (oggi - ndr) uscirà una rettifica, dovremmo attestarci intorno alle 600 mila persone da vaccinare nella fase massiva». In linea quindi con la percentuale nazionale. Resta da capire chi abbia sottostimato il dato.

Diecimila vaccini al giorno

Ad ogni modo, nella Bergamasca saranno 8 i centri per la vaccinazione massiva: a Bergamo alla Fiera e al Teatro Creberg, al Polo fieristico di Chiuduno, alla Fiera di Treviglio, al Cus di Dalmine, al Palaspirà di Spirano, al Centro commerciale di Antegnate e a quello di Mapello. In tutto fanno 156 linee attivabili, 23.450 metri quadri utilizzabili (seconda in Lombardia dopo Milano) e una capacità massima di 21.528 vaccinazioni al giorno nel picco, da fronteggiare però con 312 medici aggiuntivi. In buona parte ancora da trovare.

Con il dato dei 417 mila abitanti da vaccinare era prevista la vaccinazione per 10 mila al giorno, ora con il ritocco in corsa probabilmente le stime andranno riviste verso l’alto, ma come abbiamo visto la capacità non manca. Anche se tutto non avverrà esclusivamente nei grossi centri: «Abbiamo condiviso con gli altri interlocutori sia del mondo sanitario sia di quello istituzionale la necessità di concentrare nei grandi centri la maggiore capacità possibile per una campagna massiccia ed epocale» spiega Giupponi. «Ma dobbiamo anche ricordare che il modello è misto: sì ai grandi centri, ma anche una presenza capillare sul territorio con, a cascata, dagli hub agli spoke, dai medici di base alle farmacie per le vaccinazioni di prossimità. E, ancora, avremo le vaccinazioni domiciliari per 9.500 persone circa e azioni mirate come nel caso di martedì con l’elicottero a Parzanica».


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