Allarme demografia: Bergamo invecchia Ecco quanto è salita l’età media in 30 anni

Allarme demografia: Bergamo invecchia
Ecco quanto è salita l’età media in 30 anni

L’Eco di Bergamo ha pubblicato un’inchiesta in tre puntate sull’allarme demografia in provincia di Bergamo. Culle vuote, scuole primarie che chiudono, il boom delle rsa sono i segnali inequivocabili dell’invecchiamento della popolazione bergamasca.

La piramide rovesciata, logo del nostro tempo. Dopo il boom delle nascite degli anni Sessanta, il declino demografico, pericolo per il futuro dell’Italia: per mostrarlo nel modo più efficace arriva in aiuto la grafica. La rappresentazione della demografia per classi di età è da sempre una piramide: ogni gradino del doppio istogramma è composto dal numero di persone in una precisa fascia d’età, dai neonati agli ultracentenari. Fino a circa 30 anni fa il gradino più largo era costituito dai giovani, alla base della piramide. Man mano si sale, si restringeva l’ampiezza fino ad arrivare quasi a zero con le persone oltre i 100 anni.

Era così anche in provincia di Bergamo: le due infografiche che vi proponiamo in questa pagina mostrano come è cambiata la popolazione bergamasca dal 1988 al 2018. I dati Istat rappresentano senza sforzi interpretativi la netta inversione di tendenza, da piramide «naturale» a piramide rovesciata.

LA PIRAMIDE DELL’ETA’ NEL 1988

La colonna orizzontale più ampia non è più tra le fasce d’età più basse, come un tempo, ma si sta velocemente e inesorabilmente alzando. Nel 1988 in tutta Bergamasca i 23enni, cioè i nati nel 1965, erano i più rappresentati con 8.134 donne e 8.461 uomini. Trent’anni dopo, nel 2018 appena concluso, il primato va ai 51enni: 9.268 donne, 9.824 uomini.

LA PIRAMIDE DELL’ETA’ NEL 2018

Un innalzamento di ben 28 anni, senza un ricambio generazionale e con effetti troppo spesso sottovalutati. Ogni anno la fotografia della demografia italiana e bergamasca infatti viene recepita come un consueto aggiornamento statistico, senza il potere di scuotere le coscienze. Il problema riguarda tutti e ne manca la consapevolezza. Da troppo tempo ormai, anche in provincia di Bergamo, le morti superano le nascite, e l’apporto dell’immigrazione non riesce più a colmare il divario come fino alla prima decade di questo secolo.

L’ETA’ NELLA CITTA’ DI BERGAMO

Come si è arrivati a questo risultato? Passato il baby boom, verso la fine degli anni Settanta il numero medio di figli per donna scende definitivamente sotto la soglia di due facendo entrare l’Italia in una fase in cui le generazioni dei figli sono meno consistenti di quelle dei genitori. Anche la provincia di Bergamo non è esente, anzi. I bergamaschi non fanno più figli e la situazione orobica non è diversa da quella di altre province, in un quadro complessivo italiano davvero preoccupante. «Come si vede, e gli ultimi dati dell’Istat per il 2017 lo confermano, l’Italia è tra i paesi europei con la fecondità più bassa e dove, inevitabilmente, è e sarà maggiore l’impatto sulla struttura per età – spiegano su neodemos.info Corrado Bonifazi e Angela Paparusso, dell’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del Cnr -. A rendere ancora più preoccupante la situazione è la diminuzione delle donne in età feconda (15-49 anni), scese di circa 900 mila unità tra il 2008 e il 2017. Il risultato combinato di questi due fattori, persistente bassa fecondità e diminuzione delle donne in età riproduttiva, è costituito da generazioni sempre più scarne».

Gli scenari sono preoccupanti. Nicholas Eberstadt, uno dei massimi economisti americani intervistato da Giulio Meotti per «Il Foglio», pone una domanda decisiva: «Una ricerca sull’Islanda suggerisce che l’80 per cento delle persone vive oggi sono nate dal 20 per cento di chi era vivo nel passato. La domanda sull’Italia quindi è: ci sarete ancora domani? Un popolo può scomparire. Abbiamo più gadget, più auto, più vacanze, più metri quadri, ma sempre meno figli». Le prospettive economiche sono incerte, perché è difficile prevedere la spesa per welfare nei prossimi anni. «È possibile per una società che perde popolazione rimanere ricca – continua Eberstadt -, l’Italia potrebbe investire in tecnologia, scienza, istruzione, produttività. Ma in una società grigia il welfare diventerà insostenibile. Dovrete aumentare l’età pensionabile a 72, 73, 74 anni. Se continua su questa strada, non penso che la società italiana sopravvivrà così come è oggi. È possibile che sarà osservata dal resto del mondo come un esperimento, per capire come si sopravvive a questo terremoto. Sarete una cavia per il resto del genere umano».


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