Bossetti, ancora testimoni a discarico La Corte decide sulla lista dei testi
I legali di Masino Bossetti: Stefano Camporini (a sinistra) e Claudio Salvagni (a destra)

Bossetti, ancora testimoni a discarico
La Corte decide sulla lista dei testi

Udienza numero trentasei, venerdì 1° aprile, al processo contro Massimo Bossetti, il muratore di Mapello accusato di aver ucciso Yara Gambirasio.

Proseguirà la carrellata dei testimoni a discarico citati dal pool difensivo dell’imputato, guidato dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini. Una quindicina le persone convocate: sulla falsariga dell’udienza precedente, si tratta almeno in parte di persone che frequentavano il centro sportivo e che testimonieranno di non aver notato (o addirittura di non aver mai visto in vita loro) Yara Gambirasio la sera del 26 novembre 2010, né tantomeno l’imputato o il suo autocarro.

Prove «negative» secondo la difesa, perché queste persone (così come alcuni residenti delle vie Morlotti e Rampinelli) sarebbero come «telecamere viventi» che possono riferire alla Corte cosa hanno (o in questo caso non hanno) visto la sera della scomparsa. Prove da «istruttoria esplorativa» e di nessuna utilità secondo l’avvocato Enrico Pelillo, che con Andrea Pezzotta assiste i genitori di Yara, e prove del tutto inammissibili secondo il parere del pubblico ministero Letizia Ruggeri, che si è opposta all’audizione di una serie di testimoni citati dalla difesa di Bossetti.

Proprio sulla lista testi, mercoledì 30 marzo, si è consumato l’ennesimo scontro tra accusa e difesa in aula: forse già venerdì la Corte scioglierà la riserva e comunicherà quanti e quali testi della corposa lista difensiva (già decurtata dagli stessi legali, da 711 nomi a 160) saranno ammessi e ascoltati nelle prossime udienze. Il pool di Massimo Bossetti vorrebbe sentire, ad esempio, una fisioterapista del centro sportivo di Brembate che disse di essere stata molestata la sera della scomparsa di Yara, ma anche un sacerdote che dovrebbe interpretare i presunti segni (per gli inquirenti si tratta di ferite e basta) trovati sul corpo di Yara, nonché i familiari di Silvia Brena, istruttrice di ginnastica il cui Dna era stato repertato sul giubbotto della vittima. Testimoni su cui la difesa insiste e che l’accusa ritiene di nessun rilievo rispetto all’imputazione contro il muratore di Mapello. La parola alla Corte, forse già nell’udienza odierna.

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