«Costruiamo una comunità viva non pervasa da rancore diffuso»

«Costruiamo una comunità viva
non pervasa da rancore diffuso»

Nella solennità dell’Immacolata Concezione il vescovo Francesco Beschi ha presieduto ieri mattina la concelebrazione eucaristica nella basilica di Santa Maria Maggiore.

Una celebrazione che ha visto la presenza di un grande numero di fedeli che ha potuto apprezzare anche l’accompagnamento musicale eseguito dalla Cappella musicale della basilica, diretta dal maestro Cristian Gentilini. Nei banchi le autorità a cui monsignor Beschi ha rivolto il suo saluto: la rappresentanza dell’amministrazione comunale, il presidente e i consiglieri della Fondazione Mia e diverse autorità civili. Sull’altare era presente il Capitolo della Cattedrale, il priore della basilica don Gilberto Sessantini e il rettore del Seminario don Gustavo Bergamelli con la comunità di Teologia del Seminario.

Il cuore dell’omelia del vescovo è stato l’annuncio dell’angelo proclamato nel Vangelo, un annuncio che - secondo le parole di monsignor Beschi – si rivolge anche all’umanità di oggi.

«L’angelo che ha dato l’annuncio a Maria – ha detto – viene per noi, per dare un annuncio di gioia in mezzo alla condizione di tristezza e di rancore diffuso che sembra pervadere il nostro popolo. È un angelo che bussa alla nostra casa ma non ci trova, perché siamo fuori, distratti dalle mille cose che ci trascinano fuori dalla casa del nostro cuore. A volte quando bussa non apriamo perché abbiamo paura, non solo degli sconosciuti e degli estranei, ma spesso anche dei vicini e dei familiari. Abbiamo paura che Dio non sia dalla nostra parte, che non voglia la nostra felicità e allora la felicità proviamo a cercarla altrove, a volte solo in noi stessi. A volte, quando l’angelo ci trova in casa, non siamo disposti ad ascoltarlo, in una sordità alimentata dalle delusioni». È Maria dunque l’esempio limpido dell’accoglienza dell’annuncio. «Quando l’angelo si è affacciato alla porta della sua vita – ha spiegato – lei c’era, ha aperto e ha ascoltato le parole che la invitavano a rallegrarsi. Dio è per la gioia dell’uomo, non ci abbandona nella tristezza, nella solitudine, nella rassegnazione. Maria è l’emblema di questa condizione di gioia e di accoglienza della grazia di Dio». L’invito del vescovo nell’omelia è stato quello di rendere feconda la propria vita. «A volte – ha aggiunto – ci sembra che i nostri sforzi siano vani e sterili, ma noi possiamo essere fecondi e generare opere che alimentano la gioia e nutrono la speranza. Possiamo generare Dio nella storia degli uomini se condividiamo la fede: ci sono troppe distanze e ostilità fra cristiani. Siamo fecondi se testimoniamo la fraternità. Ogni uomo possa ricevere da noi una ragione di speranza». «Stare con il Signore» è ciò che rende le opere feconde di bene.

«La fecondità delle nostre opere dipende dalla profondità della nostra comunione con il Signore – ha concluso –. Le opere saranno feconde di bene perché il Signore è con noi». Nella preghiera dei fedeli si è pregato per la città, «perché si impegni nella costruzione di una comunità viva e vera».

Uno sguardo anche al mondo, dove forte si fa la brama di potere e possesso. «Maria – si è invocato nella preghiera – guardi a tutta l’umanità sofferente perché sia possibile ritrovare le vie della concordia e della pace». Nel pomeriggio monsignor Beschi ha presieduto la celebrazione nella festa patronale della parrocchia di Santa Maria delle Grazie.

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