Da gennaio il reddito di inclusione
Ecco i parametri per avere il contributo

Il Governo approva in via definitiva il decreto che introduce una misura permanente contro la povertà e si prepara alle nuove sfide dell’autunno a partire da quelle sul lavoro e sulla previdenza.

Da dicembre - secondo il decreto approvato - le famiglie potranno chiedere di accedere al Rei, il reddito di inclusione, che scatterà da gennaio 2018 una volta fatta la verifica sui requisiti necessari a ottenere il beneficio. La misura che prevede l’erogazione di un massimo di 490 euro al mese per 12 mensilità l’anno (con un tetto di 18 mesi) per una famiglia di almeno cinque componenti potrebbe riguardare, secondo le stime del Governo quasi 500.000 famiglie per 1,8 milioni di persone coinvolte.

«È un aiuto alla famiglie più deboli» spiega il premier Paolo Gentiloni. «Per la prima volta il Paese si dota di una misura permanente» sottolinea il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. Ma esprimono soddisfazione anche la sottosegretario Maria Elena Boschi (”Fatti, non parole”) e i ministri Martina, Orlando, Fedeli e Galletti. Critiche sulla portata della misura arrivano invece dalle opposizioni, in particolare dal M5s che rilancia la propria proposta sul reddito di cittadinanza e definisce il Rei un provvedimento «sterile, fallimentare e frammentario» Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta parla invece di strumento parziale e tardivo, «pannicello caldo». A salutare positivamente il provvedimento sono anche molte associazioni impegnate sul fronte della povertà, che però mettono il risalto la limitatezza delle risorse. Save the Children chiede un piano contro la povertà minorile e Don Ciotti di Libera parla di buona notizia anche se il numero complessivo di famiglie in povertà assoluta è più alto (1,8 milioni) di quelle che beneficeranno degli aiuti. «Un grande traguardo» lo definisce invece la Fiopsd, la federazione italiana degli organismi che si occupano delle persone senza dimora. Il decreto del governo ha riordinato le prestazioni di natura assistenziale sostituendo con il Rei il Sia (il sostegno all’inclusione attiva) ma anche l’Asdi (l’assegno sociale di disoccupazione erogato dopo la Naspi) per un complesso di risorse che a regime sarà sul nuovo strumento di oltre due miliardi. Per ottenere l’aiuto economico bisogna aderire ad un progetto personalizzato per uscire dalla povertà, che preveda partecipazione sociale (ad esempio, per la frequenza scolastica) e reinserimento lavorativo.

«Sono orgoglioso di questa misura - spiega il presidente Inapp, Stefano Sacchi che ha lavorato alla misura dall’inizio, nel 2014, - è uno strumento che mancava all’Italia per contrastare il fenomeno della povertà. E’ un primo passo ma bisogna fare di più». «Il reddito di inclusione - ha detto la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan - è un provvedimento importante. Ma servono maggiori risorse e servizi sociali moderni per sostenere le famiglie ed i più deboli».

Il tema principale per disegnare nuove misure resta comunque quello delle risorse. Domani il Governo incontrerà i sindacati sui temi della previdenza ma sembra che ci siano pochissimi margini per poter fare quello che le organizzazioni dei lavoratori chiedono. Sul tavolo delle richieste ci sono la pensione di garanzia per i giovani, lo stop nel 2019 al passaggio dell’età per la pensione di vecchiaia a 67 anni, la riduzione dei paletti per ottenere l’Ape sociale in particolare per le donne e il riconoscimento del lavoro di cura, la previdenza integrativa con il rafforzamento del meccanismo ’Rità (Rendita integrativa temporanea anticipata), un nuovo aumento per le pensioni più basse. Ma sembra difficile che si possano trovare fondi a breve per queste materie dato che il Governo punta ad utilizzare le poche risorse che ci sono per gli sgravi per l’assunzione dei giovani, una misura che potrebbe incidere sulla crescita.

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