Dieta sbagliata e sedentarietà Così si formano i calcoli renali
Un laser «Holmium»

Dieta sbagliata e sedentarietà
Così si formano i calcoli renali

Sono sempre di più gli italiani che soffrono di calcoli renali. Secondo le statistiche ogni anno si registrano 100 mila nuovi casi. Colpa, nella maggior parte dei casi, di dieta scorretta e della sedentarietà, primi fattori di rischio per la formazione di questi «sassolini» nelle vie urinarie (rene, uretra, vescica). La buona notizia, però, è che oggi abbiamo a disposizione diverse armi per combatterli, non solo mediche ma anche di chirurgia mini-invasiva, come i laser di ultima generazione.

Ne parliamo con il dottor Riccardo Galli, urologo di Smart Clinic («Le Due Torri» e «Oriocenter») e dell’unità di urologia del Policlinico San Pietro, dove è attivo il Centro di Chirurgia Laser dedicato alle patologie urologiche con laser di ultima generazione, in particolare il laser «Thulium» e il laser «Holmium».

Dottor Galli, cosa sono i calcoli e da cosa sono formati?

«I calcoli sono formati da cristalli contenuti nelle urine che precipitano e si aggregano. I cristalli che costituiscono i calcoli sono principalmente cinque: in oltre l’80% di casi si tratta di ossalato di calcio, meno frequentemente sono costituiti da fosfato di calcio, acido urico, struvite e cistina. La composizione è importante perchè la terapia medica di prevenzione per evitare le recidive o il tipo di approccio chirurgico possono variare in base alle caratteristiche del calcolo. La formazione dei calcoli renali è complessa e multifattoriale. Può esserci una predisposizione genetica, cioè familiarità per calcolosi renale, tuttavia la dieta e i processi metabolici giocano un ruolo importantissimo».

Ma i calcoli sono dolorosi?

«No, la presenza di calcoli, in genere, di per sé non causa sintomi particolari. Il problema nasce quando, spostandosi, vanno a ostruire le vie urinarie. Questa ostruzione a livello della via escretrice ostacola il normale deflusso dell’urina e ne aumenta la pressione distendendo le fibre nervose. Da qui la colica renale, un problema con un’incidenza altissima sulla popolazione, circa il 15% (è uno dei motivi principali di accesso al pronto soccorso). Esordisce con un dolore acuto al fianco interessato dall’ostruzione, in oltre, in un caso su due è associata a nausea e vomito. Il dolore è ad andamento colico, cioè aumenta e poi diminuisce, in modo abbastanza ciclico e correlato agli spasmi dell’uretere che cerca di far progredire il calcolo. In base alla sede dell’ostruzione il dolore si può irradiare anteriormente e spingersi sino ai genitali del lato interessato, oltre a dare sintomi di tipo irritativo urinario (bruciore o frequenza aumentata)».

Bisogna bere quando si ha una colica?

«Contrariamente a quanto molti pensano, anche bere non aiuta, anzi. La colica renale è causata dall’aumento di pressione che l’urina esercita nel rene o nell’uretere per superare un’ostruzione; se si beve durante una colica il calcolo potrebbe essere spinto a valle, ma c’è il rischio di rottura della via urinaria e dell’aggravarsi della sintomatologia. In caso di colica è consigliabile quindi bere a piccoli sorsi, solo però quando non si ha dolore, mettere una borsa dell’acqua calda sul fianco e assumere un anti-infiammatorio non steroideo, per bocca o tramite iniezione intramuscolo».

E se il dolore non passa?

«Se il dolore non passa o fosse associato a febbre è necessario rivolgersi al medico che a seconda della composizione e delle dimensioni dei calcoli suggerirà la terapia più indicata per eliminarli. I calcoli più piccoli, inferiori ai 5 millimetri, hanno maggiore possibilità di essere espulsi spontaneamente, mentre per calcoli di maggiori dimensioni, esiste la terapia medica espulsiva. Qualora non fosse sufficiente, può rendersi necessario intervenire con la chirurgia laser».


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