Gori e Maroni, botta e risposta
su Referendum e Catalogna

Il sindaco di Bergamo: non confondiamo Lombardia e Catalogna. Il governatore: «Tragico errore del governo spagnolo».

«Sull’autonomia Maroni è fermo da 5 anni, 5 anni in cui avrebbe potuto aprire un tavolo con il governo e iniziare un percorso costruttivo e ancora più netto di quanto non faremo con il referendum del 22 ottobre. Perché non lo ha fatto? Per la stessa ragione per cui nel 2008 la Lega affossò la trattativa già avviata tra la Regione Lombardia e il governo Prodi. Interessa la propaganda, non interessano i risultati». Così il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, prossimo sfidante di Maroni al Pirellone, attacca su Facebook il governatore leghista.

«In questo caso il referendum (consultivo, non necessario, costoso) è stato tatticamente collocato a pochi mesi dal voto regionale, non è difficile spiegare perché. E caricato di aspettative del tutto fake (i 27 miliardi di euro, lo statuto speciale). A questo bluff noi sindaci democratici, fortemente convinti dell’utilità di un percorso di maggiore autonomia per la nostra regione, rispondiamo “Vedo!”, e invitiamo a votare Sì il 22 ottobre. Saremo noi, dopo le prossime regionali, a concretizzare la trattativa col governo per acquisire maggiori competenze e risorse (ossia a fare ciò che la Lega non ha fatto in tutti questi anni)».

E sulla domenica di violenze a Barcellona, il sindaco frena: Catalogna e Lombardia, non confondiamo. Fanno impressione le immagini della polizia spagnola che strappa persone anziane dai seggi o che manganella gente totalmente pacifica. A reagire con la forza è uno Stato debole che vuole apparire forte. Nemmeno il governo catalano è esente da colpe, perché non ha saputo percorrere la via politica, esponendo i sui cittadini a uno scontro che si doveva evitare. La vicenda catalana, va detto, non ha alcuna attinenza con quella lombarda. L’identità catalana ha solide radici storiche e tra le ragioni del Sì, anche tra i fieri secessionisti, non c’è isolazionismo ma europeismo, condito dalla voglia di superare una monarchia che da quelle parti non ha mai riscosso grande stima. In Lombardia i federalisti-secessionisti solo a parole, dopo tante promesse non mantenute, sono passati a utilizzare gli articoli della Costituzione che il centrosinistra introdusse per spirito regionalista, anche se nel promuovere il referendum utilizzano argomenti fake - i 27 miliardi di euro che resterebbero alla Lombardia - la cui applicazione equivarrebbe di fatto alla secessione».

«E’ un referendum per chiedere al popolo lombardo (e lo stesso farà il Veneto) se è d’accordo a consentire alla Lombardia di avere più competenze, più autonomia e, ovviamente, più risorse economiche. I contribuenti lombardi pagano molto in tasse e molto poco ritorna in Lombardia, a differenza di molte altre regioni. Il significato è questo: volete che la Lombardia abbia più competenze (quelle previste dall’articolo 117 della Costituzione) con le relative risorse? Quali sono queste competenze? Sono tantissime: 23 in totale e vanno dall’istruzione (potremmo, per esempio, avere la possibilità di fare concorsi su base regionale, oggi mancano nelle scuole tanti professori), all’ecosistema e alla tutela dell’ambiente, fino alla sanità, alla ricerca, all’innovazione (con risorse per consentire alle imprese di fare investimenti), all’aiuto alle università e al sociale (aiuto alle famiglie che hanno bisogno, alle persone anziane, alle persone con disabilità). Tutto questo può essere trasferito come competenze dallo Stato alle Regioni, con le relative risorse» replica a distanza Maroni.

« Perchè serve il referendum? Serve perché sarà una trattativa complicata con il governo. Io chiedo di avere almeno la metà del residuo fiscale, cioè 27 miliardi che andranno in Regione Lombardia, mentre oggi vanno in tanti altri rivoli e rivoletti ecc. Mi serve la forza del popolo. Questo è il motivo del referendum. E’ consultivo, ma se ho la forza del popolo lombardo (questo vale anche per Zaia ) è ovvio che ho un potere contrattuale con il governo. E il governo non potrà dire di no». E sulla Catalogna: «Il governo spagnolo ha commesso un errore tragico: ha creato dei martiri e ha fatto della causa indipendentista della Catalogna una causa che tutti ora condividono, anche se prima non era così. Questo perché quando usi la violenza per fermare l’espressione democratica del voto in un referendum - ancorchè consultivo, ancorchè definito illegittimo - ti metti dalla parte del torto»

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