Il Requiem per le vittime del covid- Video/Foto
Mattarella: «Qui il cuore dell’Italia ferita»

Leggi il racconto, guarda le foto e il video integrale della cerimonia che si è svolta davanti al cimitero Monumentale di Bergamo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Un’iniziativa organizzata per commemorare le migliaia di vittime bergamasche del covid.

Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è giunto al cimitero monumentale di Bergamo per partecipare alla cerimonia di commemorazione dei morti per coronavirus. Il Capo dello Stato è stato accolto dal presidente della Regione, Attilio Fontana, e dal sindaco, Giorgio Gori e il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi.

Guarda il video integrale della cerimonia.

«Da quanto avvenuto dobbiamo uscire guardando avanti. Con la volontà di cambiare e di ricostruire che hanno avuto altre generazioni prima della nostra.». Lo ha detto il presidente Sergio Mattarella da Bergamo.

Mattarella, ha visitato il cimitero e ha deposto una corona sulla lapide, davanti alla Chiesa di Ognissanti, su cui è incisa una preghiera in forma di poesia di Ernesto Olivero, fondatore del Servizio missionario giovani La poesia.

«Tu ci sei, sono convinto che tu ci sei accanto alle persone che muoiono sole, sole, con a volte incollato sul vetro della rianimazione il disegno di un nipote, un cuore, un bacetto, un saluto. Tu ci sei, vicino a ognuno di loro, tu ci sei, dalla loro parte mentre lottano, tu ci sei e raccogli l’ultimo respiro, la resa d’amore a te. Tu ci sei, muori con loro per portarli lassù dove con loro sarai in eterno, per sempre. Tu ci sei, amico di ogni amico che muore a Bergamo, in Lombardia, in ogni parte del nostro tormentato paese. Tu ci sei e sei tu che li consoli, che li abbracci, che tieni loro la mano, che trasformi in fiducia serena la loro paura. Tu ci sei perché non abbandoni nessuno, tu che sei stato abbandonato da tutti. Tu ci sei perché la tua paura, la tua sofferenza, l’ingiustizia della tua morte le hai offerte per ciascuno di noi. Tu ci sei e sei il respiro di quanti in questi giorni non hanno più respiro. Tu ci sei, sei lì, per farli respirare, per sempre. Sembra una speranza, ma è più di una speranza: è la certezza del tuo amore senza limiti».


«Ricordare significa riflettere, seriamente, con rigorosa precisione, su ciò che non ha funzionato, sulle carenze di sistema, sugli errori da evitare di ripetere». Sono queste le parole più intense, in un breve e sobrio discorso, pronunciate dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, questa sera poco prima della Messa da Requiem di Donizetti davanti al cimitero monumentale di Bergamo alla presenza dei 324 sindaci dei Comuni della provincia, in rappresentanza dei loro cittadini, per un omaggio a quei morti che non hanno nemmeno potuto avere un funerale per l’emergenza coronavirus.

«Fare memoria significa anzitutto ricordare i nostri morti e significa anche assumere piena consapevolezza di quel che è accaduto. Senza cedere alla tentazione illusoria di mettere tra parentesi questi mesi drammatici per riprendere come prima - ha continuato il Capo dello Stato -. Significa allo stesso modo rammentare il valore di quanto di positivo si è manifestato. La straordinaria disponibilità e umanità di medici, infermieri, personale sanitario, pubblici amministratori, donne e uomini della Protezione civile, militari, Forze dell’Ordine, volontari. Vanno ringraziati: oggi e in futuro».

La strada della ripartenza è stretta e in salita. Va percorsa con coraggio e determinazione. Con tenacia, con ostinazione, con spirito di sacrificio. Sono le doti di questa terra, che oggi parlano a tutta l’Italia per dire che insieme possiamo guardare con fiducia al nostro futuro», ha aggiunto. A inizio discorso aveva precisato: «Tra l’omaggio reso alla lapide con la preghiera in poesia di Ernesto Olivero e la Messa da Requiem di Donizetti, lo spazio delle parole è doverosamente limitato; e rivolto soltanto a riflessioni essenziali. Qui a Bergamo, questa sera, c’è l’Italia che ha sofferto, che è stata ferita, che ha pianto»: Tutti ricordano la fila di camion dell’esercito che portano le bare dei defunti per il Covid in altre città perché a Bergamo non c’è più posto al cimitero e al crematorio. Le immagini - come la serata - sono state trasmesse su Raiuno. L’orchestra e il coro del Donizetti Opera festival, distanziati e indossando le mascherine, hanno eseguito la composizione in un clima sofferto - diversi gli orchestrali che hanno perso i familiari a causa del virus - e allo stesso tempo carico di dignità quella che Bergamo e la Lombardia hanno dimostrato in mesi terribili.

Mattarella lo aveva promesso il 2 giugno, una Festa della Repubblica fra le più dure, a Codogno (Lodi) e ha mantenuto la parola di tornare nei luoghi del dolore. E il cuore del messaggio del presidente si riassume in una frase con la quale cerca di spronare l’intero Paese a rimboccarsi le maniche: «da quanto avvenuto dobbiamo uscire guardando avanti. Con la volontà di cambiare e di ricostruire che hanno avuto altre generazioni prima della nostra».

«L’unico assassino è questo maledetto virus, non si troverà pace fomentando sterili vendette, non si supereranno le difficoltà di oggi senza guardare insieme al domani», aveva scritto su Fb prima di arrivare Fontana, sotto scorta dopo che a Milano sono apparse sui muri scritte di ’Fontana assassinò. Presente al ricordo anche Luca Fusco, portavoce del comitato ’Noi denunceremò che aveva contestato ieri l’annunciata presenza del presidente della Regione..

La Rai solo per gli allestimenti al Monumentale di Ernesto Pirovano ha messo in campo cinque camion e una decina di furgoni. Davanti al cimitero è stato creato una sorta di anfiteatro, con due «americane», trabattelli e un palcoscenico di oltre venti metri. Il Famedio, nella torre centrale del Monumentale, dovrebbe essere aperto. Da lassù, in alto, Francesco Micheli, direttore artistico del Festival Donizetti, declamerà lo struggente e immortale passo manzoniano dei Promessi sposi, capitolo 8, l’«Addio monti sorgenti dall’acque, ed elevati al cielo» mentre risuonerà la musica di Gaetano Donizetti.

L’Orchestra del Festival Donizetti Opera, diretta da Riccardo Frizza, affiancherà il passo manzoniano con l’introduzione che usualmente precede il Requiem di Donizetti. Si tratta di uno struggente brano scritto da lui per organo e trascritto per orchestra da Alessandro Nini, maestro di cappella di Santa Maria Maggiore, dove il Requiem venne eseguito (1870) per la prima volta proprio per il massimo compositore bergamasco. Purtroppo non potranno esser presenti che poche persone. Per accogliere tutti sarebbe stato necessario uno stadio e forse non sarebbe bastato, con le attuali norme di distanziamento.

Il servizio Rai in questo caso sopperisce in una cerimonia che non avrà niente di sfarzoso o spettacolare, per esplicita volontà del presidente Mattarella. Proprio come la musica di Gaetano Donizetti, che si inventò questo inedito Requiem per il suo collega Bellini, prematuramente scomparso a soli 34 anni, nel 1835. I presenti, in tutto meno di cinquecento, sono stati individuati per essere segno e simbolo di una commemorazione collettiva.

Sono stati invitati i sindaci dei 243 comuni colpiti, il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli, il presidente della Regione Attilio Fontana, il prefetto Enrico Ricci, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, il vescovo Francesco Beschi, il presidente della Fondazione Teatro Donizetti Giorgio Berta. Alle quattro colonne fasciate di tricolore si affiancheranno alcuni giochi di luce: con i tre colori della bandiera italiana e altre luci blu. Non altro.

Nel cielo appena velato da qualche nube sabato sera risuonavano le voci tonanti e delicate, appassionante e intense dei solisti: il soprano Eleonora Buratto, il mezzosoprano Annalisa Stroppa, il tenore Piero Pretti, il basso bergamasco Alex Esposito, il basso Federico Benetti. Il Coro del Donizetti Opera Festival, preparato da Fabio Tartari, sarà collocato lungo la gradinata che sale alla torre centrale del Monumentale. Sorpresa: i coristi - una cinquantina - canteranno con le mascherine.

Si, come tutti i professori d’orchestra avranno l’ormai familiare dispositivo di sicurezza. Alla prova dell’acustica, la differenza non c’era. E a proposito di acustica, il risultato è sorprendentemente positivo. Sembra davvero l’acustica di un anfiteatro antico.

Due parole infine sulla musica. Si tratta di una concezione inedita e sperimentale, in cui i solisti si intrecciano, ma le parti corali sono protagoniste. La seconda riflessione la riprendiamo da Ashbrook, autorevole studioso di Donizetti, che ricorda come il Requiem fu scritto poco dopo «Lucia di Lammermoor» e il suo eccezionale successo: «Costituisce un affascinante e consapevole fusione di uno stile sacro e teatrale». Che è anche una visione dell’uomo, ancora attuale.

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