Il salto più bello della Bergamasca Domenica aprono le cascate del Serio

Il salto più bello della Bergamasca
Domenica aprono le cascate del Serio

Un salto di 315 metri ammirato ogni anno da migliaia di persone: terza apertura della stagione il 19 agosto. Concerto di arpe celtiche.

Annunciata da un prolungato suono delle sirene, l’acqua della diga del Barbellino raggiunge, in circa 10 minuti, il dirupo che si affaccia sulla valle. Prima timidamente, poi con potenza sempre maggiore, precipitando a valle dà luogo al triplice salto: maestosa, spumeggiante e finalmente libera, con i suoi 315 metri la cascata del Serio diventa uno spettacolo per le migliaia di persone che, da diverse regioni italiane , raggiungono, ogni anno, Valbondione per ammirarla.

Tutto è pronto per la terza apertura (di cinque) fissata dall’Ufficio Turistico Valbondione, in collaborazione con l’Amministrazione comunale e con l’Enel per quest’anno: oltre a quella di domani (domenica 19 agosto) ce ne sono in programma altre due, il 16 settembre e 14 ottobre. Alla buona riuscita di questo grandioso spettacolo naturale collaborano associazioni del paese, commercianti, forze dell’ordine, guardie ecologiche, Soccorso alpino , volontari della Croce Blu di Gromo e guide alpine, disposte ad accompagnare chi lo desidera a vedere le cascate, previa prenotazione (tel. 0346/44665). Ad ogni edizione è abbinato uno spettacolo o un momento culturale e di festa.

Per il 19 agosto, alle 17, presso la chiesa di Fiumenero , ingresso libero, è previsto un concerto di arpe celtiche del Trio Orfeo. Il 16 settembre, dalle 9 presso l’osservatorio di Maslana, esposizione di funghi da parte del Gruppo Micologico Bresadola di Villa d’Ogna e, dalle 13, festa in Maslana organizzata dal Consorzio Pro Maslana. Infine, domenica 14 ottobre sagra del formaggio e dei sapori seriani al Palazzetto dello sport di Valbondione. Naturalmente a chi salirà per ammirare le cascate si consiglia abbigliamento di montagna e pila per l’edizione in notturna. Biglietto per l’auto 5 euro, rimborsabili dai rifugisti del Coca e del Barbellino per chi raggiunge gli omonimi rifugi.


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