«Mozione per l’estradizione di Manenti» Belotti: lunga serie di terroristi all’estero
Folla accorsa in via Donizetti dopo la notizia della morte del carabiniere Giuseppe Gurrieri, nel 1979

«Mozione per l’estradizione di Manenti»
Belotti: lunga serie di terroristi all’estero

La Lega presenterà una mozione alla Camera per sollecitare con determinazione l’estradizione degli oltre 50 terroristi condannati in via definitiva e latitanti all’estero. Primo fra tutti Narciso Manenti. Lo dice il leghista bergamasco Daniele Belotti.

«Battisti deve essere il primo di una lunga serie. La Lega presenterà una mozione alla Camera per sollecitare con determinazione l’estradizione degli oltre 50 terroristi condannati in via definitiva e latitanti all’estero. Primo fra tutti Narciso Manenti. Da bergamasco non posso dimenticare il terrorista latitante in Francia, Narciso Manenti, condannato, in via definitiva, all’ergastolo con l’accusa di essere l’esecutore materiale dell’omicidio dell’appuntato dei Carabinieri Giuseppe Gurrieri, avvenuto a Bergamo il 13 marzo 1979» lo ha detto il deputato della Lega Daniele Belotti, primo firmatario della mozione.

«Tra poche settimane ricorrerà il 40° anniversario di quando Gurrieri fu assassinato da un commando di due terroristi di “Guerriglia Proletaria” con 5 colpi di pistola sparati a bruciapelo davanti agli occhi del figlio tredicenne, mentre era nella sala d’aspetto dello studio medico del dottor Sandro Gualteroni, medico condotto e allora responsabile sanitario del carcere di via Gleno; il vero obiettivo dei terroristi era infatti il medico del carcere, ma trovandosi inaspettatamente di fronte un carabiniere in divisa, per altro fuori servizio, i due terroristi, anziché scappare, non esitarono a sparare nonostante l’appuntato avesse cercato, a parole, di convincerli a desistere. Fin dal giorno seguente all’assassinio, Narciso Manenti si è dato alla latitanza fuggendo in Francia, dove risiede tranquillamente ormai da 40 anni nei dintorni di Parigi. La pacchia è finita e questo assassino deve tornare in Italia e pagare per il sangue versato».


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