Nell’era del digitale, i «pizzini» via aerea Anche così la mafia sbarca a Bergamo
Un frammento di un «pizzino» scritto da Bernardo Provenzano

Nell’era del digitale, i «pizzini» via aerea
Anche così la mafia sbarca a Bergamo

Con l’arresto del presunto boss della ’ndrangheta Simone Cuppari a Martinengo, entra «ufficialmente» in Bergamasca una parola-simbolo della mafia siciliana: «pizzino», fogliettino di carta con messaggi, fatti passare nelle mani fidate di chi è considerato fedele al boss. Così Cuppari restava legato ai propri complici, comunicando così con loro. Ma alla fine, è stato catturato lo stesso.

In epoca di cinguettii, post e social, «cimici» e «orecchi elettronici», ai criminali conviene restare fedeli ai vecchi metodi. Deve essere quello che ha pensato Simone Cuppari, dando ai propri complici le indicazioni di prediligere i «pizzini»: in fuga dalla giustizia, trasferitosi a Martinengo dall’ Abruzzo, per diverso tempo sarebbe riuscito a restare in contatto con i suoi cari e i suoi sodali grazie a un «semplice» meccanismo di scambio di bigliettini. Diverse persone, soprattutto calabresi, negli ultimi mesi sarebbero arrivate in Bergamasca via aereo e rientrate in giornata: nei dintorni di Martinengo, avrebbero lasciato un buon numero di fogliettini con messaggi destinati a Cuppari, fatti trovare qua e là in luoghi predefiniti. Echi di un mondo all’ apparenza lontano, approdato però sino a Bergamo. Perché «pizzino», nell’ opinione pubblica, è sinonimo della Sicilia profonda.


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