Processo «affittopoli» bergamasca
Pm chiede 8 condanne e 3 assoluzioni

Le richieste del pm nel processo sull’affittopoli bergamasca nella mattinata del 2 marzo. L’inchiesta era nata dalle segnalazioni di assegnazioni di case ritenute non regolari. Dalle difese richieste di assoluzione.

Il pm Giancarlo Mancusi ha chiesto la condanna a 2 anni e 4 mesi per Sonia Rigoletto, principale personaggio dell’inchiesta e all’epoca dirigente dell’Ufficio Alloggi, alla sbarra con altre 10 persone – tra dirigenti e inquilini – con l’accusa di aver creato col meccanismo della deroga una corsia preferenziale nella destinazione degli appartamenti del Comune. Accusa che gli indagati hanno sempre respinto.

Chiesta invece l’assoluzione per intervenuta prescrizione di Daniele Lussana, ex commissario della polizia locale di Bergamo; un anno per Gianluca Della Mea, ex responsabile della divisione Politiche della casa del Comune di Bergamo; 9 mesi per Massimo Casanova, all’epoca dirigente di riferimento dell’area Politiche della casa; un anno per Tullia Vecchi, ex segretaria dell’allora sindaco Tentorio. Assoluzioni (due) e pene fino a 8 mesi sono stati chiesti per gli altri 6 coinvolti. Comune di Bergamo e Unione inquilini, parti civili nel processo, si sono associati alle richieste del pm.

Tra i difensori, hanno invece parlato l’avvocato Emilio Gueli, che assiste Tullia Vecchi; l’avvocato Benedetto Bonomo che difende due degli inquilini; e l’avvocato Enrico Mastropietro che assiste Della Mea. Tutti e tre i legali hanno chiesto l’assoluzione. Gueli in particolare ha evidenziato che Vecchi, che viveva già in un alloggio, ne aveva chiesto al Comune uno più piccolo dove stare con la madre dopo che la figlia era uscita di casa: non avrebbe avuto dunque alcun vantaggio. Bonomo si è soffermato sulla mancanza di prove e sulla fumosità delle norme che hanno ostacolato gli inquilini nell’indicare correttamente la composizione dei nuclei familiari. Mastropietro ha invece contestato il fatto che il Comune si sia costituito parte civile: «È paradossale – ha evidenziato –: il Comune aveva tutti gli strumenti per controllare». E per il legale non sussisterebbe nemmeno il danno d’immagine: «Il Comune, come proprietario edilizio, aveva già una pessima reputazione». Su L’Eco di Bergamo in edicola il 3 marzo tutta la cronaca dell’udienza.

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