Spaccio nell’hinterland: 15 in cella - Video Droga a ristoratori, infermiere e giornalisti
Da sinistra: il pm Maria Cristina Rota, il questore Maurizio Auriemma e il capo della Squadra mobile Salvatore Tognolosi

Spaccio nell’hinterland: 15 in cella - Video
Droga a ristoratori, infermiere e giornalisti

A capo dei presunti spacciatori un albanese di 35 anni. Perquisizioni e sequestri in città e provincia. In un condominio di via San Bernardino bassa, nascosta in un vano ascensore, recuperata una pistola. Il boss si lamentava quando prendevano qualcuno dei suoi «galoppini»: «Mi hanno arrestato un ragazzo da tremila euro al mese». I video con le intercettazioni e la ricerca della pistola.

Vasta operazione questa mattina, mercoledì 22 maggio, della polizia di Bergamo, che ha catturato varie persone, ritenute accusate di detenzione, trasporto, cessione e vendita di sostanza stupefacente (cocaina, eroina, hashish e marijuana) nonché detenzione di arma da fuoco. Tredici le persone finite in manette su disposizione del giudice: cinque albanesi, altrettanti marocchini e tre italiani. Altre due sono state rintracciate e arrestate nel pomeriggio, un albanese di 30 anni e un bergamasco di 19, al quale sono stati sequestrati 150 grammi di hashish,12 di cocaina, un bilancino di precisione, materiale per il confezionamento della droga e la somma di 3.475 euro. Cinque, ora, le persone irreperibili. Seimilatrecento gli episodi di spaccio accertati dai poliziotti, che hanno interrogato gli acquirenti dello stupefacente, persone di ogni categoria e professione: dal ristoratore al camionista, dall’infermiera al giornalista.

Ventuno le perquisizioni effettuate in mattinata in altrettante abitazioni, sequestrata una Volkswagen Polo (si ritiene utilizzata per l’attività di spaccio), 150 grammi di cocaina, 33 ovuli di hashish e 15 mila euro in contanti.

L’indagine – durata quasi due anni con intercettazioni, filmati, pedinamenti, interrogatori di acquirenti dello stupefacente – ha consentito alla polizia di accertare l’esistenza di un traffico droga che gravava sulla città e sull’hinterland e che faceva capo a un albanese di 35 anni. Era lui a rifornire direttamente gli assuntori oppure i «cavallini», cioè spacciatori di piccolo calibro che poi vendevano la droga al dettaglio. Tra i suoi più stretti collaboratori altri tre albanesi, di cui uno gestore di un bar nella zona di Grumello al Piano (utilizzato per lo spaccio, secondo gli investigatori), a Bergamo, e un italiano. Accanto agli albanesi c’era poi il canale dei maghrebini.

Nonostante gli arresti (due) e i sequestri (117 grammi di coca a un venticinquenne albanese, altri 205 grammi trovati in un box di via Keplero dove un marocchino nascondeva la droga) eseguiti nel corso dei due anni di indagine, lo spaccio è continuato. Anzi, l’albanese ritenuto il capo dell’organizzazione davanti alla notizia dell'arresto di uno dei suoi collaboratori, intercettato, si è lamentato che gli avevano «arrestato un ragazzo da tremila euro a settimana». Al gruppo di albanesi è stata sequestrata anche una pistola calibro 7,65, una «F.N. Browning», che era stata nascosta nel vano ascensore di un palazzo in via San Bernardino bassa.

All’operazione, condotta dalla Squadra mobile di bergamo, sanno collaborato i colleghi di Milano, Torino, Brescia, Mantova, Cremona, Como, lecco, Sondrio e Parma, oltre agli uomini del reparto Prevenzione crimine Lombardia.


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