Taser in dotazione alle forze dell’ordine «Va coinvolta anche la Bergamasca»

Taser in dotazione alle forze dell’ordine
«Va coinvolta anche la Bergamasca»

Tra lo spray al peperoncino e la tradizionale pistola, spunta anche il taser nell’«arsenale» delle forze dell’ordine. La sperimentazione dell’arma ad impulsi elettrici che immobilizza chi viene colpito parte mercoledì in 12 città (Milano, Napoli, Torino, Bologna, Firenze, Palermo, Genova, Catania, Padova, Caserta, Reggio Emilia, Brindisi) e durerà tre mesi.

Al termine del periodo di prova verrà fatta una valutazione sull’efficacia del nuovo strumento; se positiva, ci sarà l’allargamento ad altre città. Il parlamentare bergamasco di Forza Italia Gregorio Fontana auspica che la sperimentazione sia estesa anche alla provincia di Bergamo: «Ci auguriamo che l’attenzione per le Forze dell’Ordine nella nostra Provincia si concretizzi anche attraverso la dotazione di strumenti moderni e utili come il Taser. Per quanto riguarda gli organici estendendo il potenziamento anche all’Arma dei Carabinieri con l’obiettivo prioritario di elevare a Tenenza per la stazione di Zingonia, per la quale speriamo di avere presto buone notizie».

Nelle settimane scorse personale di Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza - esclusivamente i reparti che fanno controllo del territorio - si è addestrato all’uso del taser, modello X2, di colore giallo. L’iter per dotare le forze dell’ordine della pistola elettrica è partito nel 2014, con il sostegno dei sindacati di polizia. Lo scorso 4 luglio il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha firmato il decreto per avviare la sperimentazione. Si tratta, ha sottolineato, di “un’arma di dissuasione non letale» che rappresenta «un importante deterrente soprattutto per gli operatori della sicurezza che pattugliano le strade e possono trovarsi in situazioni border line».

Le linee guida emesse dal Dipartimento della Pubblica sicurezza lo definiscono «un’arma propria», che fa uso di impulsi elettrici per inibire i movimenti del soggetto colpito. La distanza consigliabile per un tiro efficace è dai 3 ai 7 metri. Il taser «va mostrato senza esser impugnato per far desistere il soggetto dalla condotta in atto». Se il tentativo fallisce si spara il colpo, ma occorre «considerare per quanto possibile il contesto dell’intervento ed i rischi associati con la caduta della persona dopo che la stessa è stata attinta». Bisogna inoltre tener conto della «visibile condizione di vulnerabilità» del soggetto (ad esempio una donna incinta) e fare attenzione all’ambiente circostante per il rischio di incendi, esplosioni, scosse elettriche.

Mentre anche i sindacati della polizia penitenziaria invocano il taser, c’è chi lancia l’allarme. Liberi e uguali ha presentato un’interrogazione parlamentare per conoscere «quali siano gli orientamenti del Governo circa l’uso del taser, che risulta potenzialmente mortale, e quali cautele siano state intraprese per evitare rischi per la salute e la vita delle persone». E Antigone avverte: «secondo le indagini effettuate da Amnesty International e dall’agenzia di stampa britannica Reuters, a partire dal 2000, anno di introduzione del taser, sarebbero stati circa 1.000 i morti a causa di questo tipo di pistola».

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