Ticket sanitari non pagati Notifiche per duemila bergamaschi

Ticket sanitari non pagati
Notifiche per duemila bergamaschi

Sulle esenzioni sanitarie errate, Adiconsum chiede l’intervento dei parlamentari. La vertenza interessa quasi 2000 bergamaschi, pensionati e disoccupati.

«Occorre trovare una soluzione al problema delle esenzioni sbagliate dei ticket sanitari: centinaia di persone sono ancora raggiunte dalla richiesta di pagamento di sanzioni, spesso eccessive per le loro tasche». Mina Busi, presidente di Adicunsum ha deciso di coinvolgere la sfera dei parlamentari bergamaschi, perché a livello nazionale si prendano posizioni chiare relative alla dilazione delle quote richieste o altre soluzioni che possano agevolare il ripristino di una situazione corretta.

Stiamo parlando di una «vertenza» che interessa quasi 2000 bergamaschi, che si ritenevano esenti dal ticket, ma che per errori dovuti alla complicata norma di esenzione, si sono trovati a dover rimborsare quanto non versato.

L’Ats provinciale sta procedendo a controlli e la Regione Lombardia chiede il rimborso di quanto non pagato per non incorrere nell’accusa di danno erariale, mentre i sindacati accusano la legge lombarda, diversa da quella nazionale e difficile da capire anche per gli stessi medici che devono prescrivere i medicinali.

«Sono in prevalenza pensionati e disoccupati, che avevano ottenuto la prestazione gratuita dichiarando l’esenzione per basso reddito spesso in realtà senza averne diritto, e che ora si trovano alle prese con sanzioni che raddoppiano i ticket e chiaramente penalizzanti dal punto di vista economico se riferite a persone in difficoltà. La normativa è talmente complessa e di difficile comprensione che si può ragionevolmente sostenere che le autocertificazioni rilasciate siano state fatte sicuramente in buona fede e spesso indotte da informazioni errate di vari uffici preposti».

Adiconsum ha inviato ad alcuni parlamentari bergamaschi la richiesta di intervenire per «concordare, come avviene con le imposte, una dilazione di pagamento delle quote richieste se dovute, cosa che attualmente la disposizione di Ats di Bergamo esclude tassativamente; permettere a queste persone, visto che i provvedimenti ora recapitati sono relativi al 2013, 2014 e 2015, di poter almeno sanare la propria posizione debitoria per gli anni successivi con una denuncia in autotutela senza aggravio di sanzioni, condizione attualmente esclusa in Lombardia».

«Andrebbero attivati i controlli in simultanea come avviene con l’Isee - continua Busi -per evitare questo stillicidio con segnalazioni che arrivano dopo 5 anni: una maggiore tempestività avrebbe evitato di trascinare nel tempo posizioni scorrette».


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