Un cerchio di voci per ricordare e sperare Libro e installazione in Gavazzeni - Video
«Il coraggio e la memoria» è il nome dell’installazione sonora in Humanitas Gavazzeni che raccoglie le voci di chi è stato in prima linea per assistere i malati Covid nei mesi più duri dell’emergenza sanitaria a Bergamo (Foto by Colleoni)

Un cerchio di voci per ricordare e sperare
Libro e installazione in Gavazzeni - Video

Il ricordo dei giorni più difficili in Humanitas Gavazzeni. «Il mondo ha imparato dalla dignità della comunità bergamasca» ha ricordato il presidente Gianfelice Rocca.Il libro scritto da Fabiana Tinaglia e le voci dei professionisti nell’emozionante installazione sonora vicino all’Emergency Center.

«Bergamo è stata l’avamposto mondiale della guerra al virus, l’Italia intera ha acquisito consapevolezza e ha sofferto con noi, il mondo ha imparato dalla dignità, dal pragmatismo e determinazione con cui la comunità bergamasca ha reagito e si è organizzata per non essere sopraffatta. Restando unita, con i suoi ospedali e grazie a persone indomite, ha trovato soluzioni nuove, come le prime strutture alberghiere per accogliere i pazienti in dimissione, un’esperienza che è stata d’esempio per tutto il Paese, o l’Emergency Center, costruito in tempo record per potenziare la medicina d’Urgenza sul territorio». Il presidente di Humanitas, Gianfelice Rocca, in occasione della Giornata nazionale in memoria delle vittime dell’epidemia di coronavirus, che ha fatto tappa intorno alle 17.30 di giovedì 18 marzo in Humanitas Gavazzeni, ricorda i giorni più difficili in cui l’ospedale ha curato oltre mille persone, riconvertendo gli spazi e coinvolgendo attivamente nell’emergenza tutto il personale.

Una comunità di professionisti che è stata famiglia per i tanti pazienti ricoverati e separati per motivi di sicurezza dai loro cari, e insieme a loro ha affrontato la malattia e anche il lutto. «Il coraggio e la memoria» è il nome dell’installazione sonora che raccoglie le voci di chi è stato in prima linea per assistere i malati Covid nei mesi più duri dell’emergenza sanitaria a Bergamo. Una sorta di «bosco della memoria orale» che prende vita nel parco dell’ospedale, luogo che nella scorsa primavera è divenuto simbolo di riflessioni e speranze per operatori sanitari e le centinaia di pazienti che hanno combattuto contro un nemico sconosciuto. L’installazione sonora – inaugurata oggi alla presenza delle autorità cittadine – sarà attiva fino al 4 maggio 2021, giornata che nel 2020 decretò la fine del lockdown nazionale.

Nel parco, un cerchio di voci per ricordare e sperare

«Dopo l’esperienza vissuta nella scorsa primavera, che ha cambiato la nostra comunità ospedaliera e anche tutto il territorio attorno a noi, sentivamo l’esigenza di raccontare, di salvare il senso di quanto è successo. Così, il racconto sonoro dell’installazione si fa memoria e ci consente di vivere con maggior consapevolezza il presente e il futuro. Perché la memoria di una tragedia non è mero ricordo, ma un modo per trovare un senso al nostro ruolo, dandoci la possibilità di approfondirlo e di rinascere migliori, riscoprendoci» spiega Giuseppe Fraizzoli, amministratore delegato di Humanitas Gavazzeni e Castelli. A pochi passi dall’installazione, l’Emergency Center: il Dipartimento di Emergenza di 4000 metri quadrati costruito in tre mesi e mezzo e inaugurato a dicembre 2020, segno di una comunità che ha saputo reagire progettando percorsi e servizi ancora più sicuri per i pazienti.

Venti postazioni audio disposte in cerchio danno vita alla narrazione delle donne e degli uomini che sono stati l’infaticabile connessione tra i malati, le case e gli ospedali. La disposizione a cerchio delle casse vuole essere metafora della comunità, del potere della vicinanza e della memoria collettiva, per ricordare il coraggio e la dedizione di chi si è messo a disposizione dei pazienti. L’installazione prende vita grazie alle voci degli stessi professionisti che, come presenze reali, alternandosi, parlano ai visitatori da posizioni diverse, in un continuo rimando. Il racconto corale ripercorre alcuni momenti della vita frenetica in corsia dei primi giorni: la ricerca di dispositivi di protezione, la cura dei pazienti e la relazione con le loro famiglie, fino alla riorganizzazione dell’ospedale e alla costante ricerca di soluzioni nel tentativo di far fronte all’emergenza. Le voci dell’installazione potranno essere ascoltate anche sul sito di Humanitas Gavazzeni www.humanitasgavazzeni.it, scaricando il podcast «Il coraggio e la memoria».

La memoria in un libro per la comunità dell’ospedale

Le testimonianze presenti nell’installazione sonora sono tratte dal libro «Il coraggio e la memoria», un volume scritto dalla giornalista de L’Eco di Bergamo, Fabiana Tinaglia, e realizzato dopo la prima ondata Covid-19 nella Bergamasca donato a tutti i professionisti dell’ospedale. Il progetto nasce dall’esigenza di raccontare perché, a distanza di anni, sia possibile ritrovare il senso di un’esperienza forte e universale.

Il libro prende forma da oltre 60 interviste rivolte a molti dei protagonisti che hanno vissuto l’emergenza all’interno della struttura sanitaria, ma anche alla rete che vi ha gravitato attorno, dai malati ricoverati ai loro familiari. «Il coraggio e la memoria» ha visto anche la partecipazione delle giovani generazioni di Bergamo grazie al progetto di Alternanza Scuola Lavoro del Liceo Artistico Fantoni. Gli studenti della classe V di Arti Figurative hanno tradotto in disegni ciascun capitolo del libro, partendo dalle parole chiave che rappresentavano gli oggetti simbolo delle storie narrate. Il risultato è un’appendice grafica ed emozionale.

Al di là di una cronistoria nazionale e locale che tante altre fonti hanno ricostruito, in questo testo ci sono le parole e i ricordi di chi ha percorso chilometri nelle corsie dell’ospedale in una tuta protettiva bianca, o di chi lavorava dietro le quinte, negli uffici o da casa. Mesi che hanno dimostrato il ruolo dell’ospedale, nel territorio e in Italia, all’interno di una rete di collaborazione tra pubblico e privato che, insieme, hanno trovato soluzioni a una situazione mai vista prima, mettendo in campo tutta l’energia e la professionalità di cui erano capaci. Energia nell’assistenza e nelle cure, ma anche organizzativa, tecnologica e ingegneristica e, soprattutto, quella del capitale umano nascosto dietro mascherine, camici e divise.


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