Lo dice la storia: gli schiaffi aiutano l’Atalanta. La ripartenza è già cominciata

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E’ dura, durissima. Chissà che aria tirava stanotte su quel piccolo aeroplano che ha riportato l’Atalanta a Bergamo da Zagabria. La Champions era un sogno, e ora somiglia tanto a un incubo. Che fosse dura, lo avevamo sottoscritto tutti. Ma certo, quel sorteggio felice aveva forse illuso tanti che sì, sarà anche Champions, ma gliela faremo vedere noi. Eppure Glenn Stromberg, che sbaglia raramente, ci aveva messi in allerta: attenzione, perché noi pensiamo che siano avversarie giocabili, ma lo stesso penseranno loro dell’Atalanta. E la azzanneranno come una preda. Glenn la sa proprio lunga.

Ripensandoci adesso, all’alba del giorno dopo, vien da credere che sarà così, e vien da pensare a quanto sarà importante la sfida di San Siro dell’1 ottobre contro lo Shakhtar. Perché gli ucraini ne hanno presi tre dal City, all’esordio, ed è chiaro che quella tra Atalanta e Shakhtar che perderà anche la seconda sarà conciata parecchio male, in ottica girone.

Certo, adesso il pessimismo tende a prevalere. Qualcuno decisamente esagera, nei toni e nelle argomentazioni. Occorre ripartire, ci si dice. E la ripartenza, a ben guardare, è cominciata già ieri sera, quando Gasperini e Gomez, in particolare, ma anche de Roon, hanno usato parole di verità. L’emozione? «No», ha detto il mister. «No», ha detto il Papu. «Troppa», ha sorriso l’olandese, ma solo dopo aver elencato in maniera spietata gli errori della squadra. «Non un passaggio giusto, non un contrasto vinto, non una distanza corretta». Poi, solo poi, e forse non credendoci molto nemmeno lui, a precisa domanda ha risposto sull’emozione. Serate così capitano, e sono capitate anche all’Atalanta, anche in serie A e in serate molto meno importanti di quella di ieri. Semplicemente capitano. L’emozione, la testa, rischiano di essere una scusa facile da usare, l’alibi di chi non ha capito cosa è capitato e si attacca a quello per spiegarlo. Benissimo che non lo abbiano fatto i protagonisti, perché significa che la ripartenza (speriamo) è già cominciata: la correzione degli errori parte da un’analisi seria e onesta, non certo dalla ricerca di facili vie d’uscita. L’Atalanta poteva anche dire solo «la Dinamo è stata più forte», che in sé è stato anche vero. No: l’Atalanta si è concentrata su se stessa, sull’autocritica, sulla coscienza degli errori commessi. E’ il primo passo per ricominciare.

E a ben guardare, le cose migliori questa Atalanta le ha sempre fatte rialzandosi da grandi eventi negativi. Come l’avvio dell’era Gasp, con quella serie di partite che lasciavano presagire persino un esonero del mister. Come il 7-1 di San Siro, seguito da una serie di vittorie che portarono i nerazzurri al quarto posto. Come i rigori di Copenaghen, come la finale di Coppa Italia. Questa squadra perde poco, ma quando perde, lo fa alla grande. Ma poi sa come si fa a guardarsi negli occhi, e a trovare la forza di «cambiare la pagina», come ha detto ieri sera Gomez. Cambiamo la pagina, adesso. La matricola è pagata, abbiamo capito che l’urna era stata sì fortunata, ma la Champions non sarà comunque un prato fiorito, un sentiero in discesa. Ci sarà da sputare sangue. Alzi la mano chi pensa che l’Atalanta non lo sputerà, e che non darà comunque tutto per raccogliere belle figure anche in Champions. E a chi era convinto che battere la Dinamo sarebbe stato facile perché siccome siamo l’Atalanta allora è tutto possibile, diamo un caloroso bentornato sulla terra.