Venerdì 06 Maggio 2011

Un minuto con Dante Alighieri
Orribil furono li peccati miei

ORRIBIL FURON LI PECCATI MIEI
PG III, 118 ss.


Nell'incontro con Manfredi di Svevia, morto nella battaglia di Benevento nel 1266 e considerato dalla propaganda guelfa un vero e proprio eretico perché morto in contumacia, cioè fuori dalla comunione con la Chiesa, quello che colpisce è il racconto drammatico dei suoi ultimi istanti di vita:

118 Poscia ch'io ebbi rotta la persona
119 di due punte mortali, io mi rendei,
120 piangendo, a quei che volontier perdona.

121 Orribil furon li peccati miei;
122 ma la bontà infinita ha sì gran braccia,
123 che prende ciò che si rivolge a lei.


Ferito da due colpi mortali e gravato dalla consapevolezza dei suoi trascorsi di peccatore incallito, Manfredi si consegna piangendo a Colui che volontier perdona, vale a dire si affida alla misericordia divina paragonata qui all'abbraccio accogliente e disponibile di un padre buono. Commovente il racconto di Manfredi: non ha importanza quanti peccati abbiamo commesso e quanto gravi siano, non conta neppure quando decidiamo di rimetterci nelle braccia amorevoli del Padre. Conta invece il nostro pentimento sincero, anche se tardivo. I modi ed i tempi della Misericordia divina non sono i nostri. Prima di congedarsi, Manfredi raccomanda a Dante di ricordare alla figlia Costanza di pregare per lui in modo che possa abbreviare la sua permanenza nell'antipurgatorio. E' il tema dei suffragi che avrà tanta importanza nel Purgatorio “ché qui per quei di là molto s'avanza” (cfr. v. 145).

Enzo Noris

fa.tinaglia

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