Martedì 01 Ottobre 2013

L'esperienza di Kendoo fa scuola
L'interazione c'è con la continuità

«Kendoo» - la piattaforma di crowfunding locale del gruppo Sesaab, editore de L'Eco di Bergamo - è stata al centro di un lungo articolo pubblicato su «Crowdfuture - The future of crowdfunding», il blog della seconda edizione della più importante conferenza italiana sul crowdfunding (www.crowdfuture.net).

Per Kendoo, è intervenuto Marco Sangalli, 36 anni, amministratore delegato di Mediaon (società di ricerca e sviluppo del gruppo Sesaab Spa di cui è anche consigliere di amministrazione). Sangalli concentra la propria attività imprenditoriale nel concept, design e sviluppo di prodotti di innovazione in ambiente Internet. Le piattaforme web / mobile progettate, gestiscono ad oggi in media più di 250.000 utenti al giorno. Tra i prodotti recenti in maggior crescita kauppa.it, portale di vendita deal iperlocale (oggi aperto a Bergamo, Como, Monza, Parma e a breve in altre località nazionali) con più di 70.000 clienti e kendoo.it, piattaforma crowdfunding sociale iperlocale.

Di seguito le domande che il blog ha posto a Marco Sangalli:

La vostra è una piattaforma “local”. Quali sono i vantaggi di una piattaforma focalizzata su una determinata geografia rispetto ad una piattaforma nazionale o internazionale?
«Divide et impera, è un concetto valido da sempre: più si ha la struttura di controllo e comunicazione vicina alla realtà territoriale sulla quale si vuole agire, maggiore è la capacità di comprendere le necessità e trasmettere efficacemente le proprie iniziative. Essere locali consente inoltre di attivare strategie di partnership core con altre realtà locali importanti. Parlo ad esempio de L'Eco di Bergamo (il quotidiano di Bergamo leader da più di cento anni) che è stato da subito, insieme all'editore Sesaab Spa, co-founder di questa iniziativa. Ogni nostro progetto viene pertanto sostenuto attivamente dai media locali tradizionali: stampa, televisione e radio. Piuttosto che la partnership siglata da subito con il Credito Bergamasco e la Fondazione Credito Bergamasco, realtà da sempre attente allo sviluppo economico, sociale e culturale del nostro territorio: ogni progetto che parte in kendoo.it viene sostenuto da subito con una quota pari al 10% dell'intero importo da finanziare».

Raccontaci un po' come e' nata l'idea, se vi siete ispirati a qualche esempio in particolare, da quando siete attivi e come sta procedendo questo primo anno di attività.
«La nostra piattaforma è partita a fine gennaio 2013. Innanzitutto non è la prima piattaforma online di Mediaon ma ne abbiamo create diverse, tra le quali kauppa.it, portale di deal iperlocale che sta ottenendo un importante successo commerciale (più di 70.000 iscritti, 25.000 persone in meno di due anni hanno fatto almeno un acquisto, etc.), scalando territorialmente (abbiamo aperto a Bergamo a fine 2011 e ora siamo aperti a Como, Monza, Parma e in ottobre apriremo in altre province). Sull'onda del successo della piattaforma commerciale abbiamo iniziato a pensare a come poter mettere a servizio del nostro territorio le competenze di creatori di prodotti internet acquisite: offrire la nostra capacità di creare prodotti tecnologici coniugati con la forte propensione ad una comunicazione multicanale garantita dal sostegno dell'editore locale di riferimento, Sesaab Spa. Abbiamo pertanto pensato di derivare la nostra piattaforma deal (completa di motore ecommerce solido, ampiamente testato in kauppa) per trasformarla in un portale di crowdfunding sociale iperlocale: in pochi mesi, ovvero a maggio 2012, la piattaforma era pronta per entrare in fase di test. Il nome è arrivato velocemente: “Bergamo can do it”, ci è piaciuto immediatamente ed è stato trasformato in kendoo.it, sfruttando l'estensione “.it” del dominio italiano. La piattaforma senza contenuti è inutile: era arrivato il momento di iniziare a fare un po' di dissemination contattando alcune realtà locali per spiegare kendoo.it e valutarne il feedback. Abbiamo iniziato un tour di presentazione per raccogliere candidati alla pubblicazione: a dicembre la nostra consapevolezza del prodotto era aumentata, ma per essere definitiva…bisognava andare online al più presto. Sono sempre più convinto che solo il golive rende a pieno la reale consapevolezza del progetto, offrendone l'opportunità di iniziare a capirne profondamente le dinamiche e guidarlo, attraverso transizioni, verso il successo di mercato. In pochi mesi di online, la nostra conoscenza delle tematiche legate a crowdfunding sociale iperlocale è aumentata esponenzialmente, oggi siamo già in grado di prevedere con maggiore accuratezza alcuni elementi che possono sostenere o complicare un progetto».

Quali sono le difficoltà maggiori che stai incontrando?
«Le difficoltà sono legate alla necessità di creare una cultura all'uso di queste nuove piattaforme principalmente nei soggetti che desiderano proporre un progetto: è un processo che richiede tempo e voglia di pensare differentemente i progetti di sostegno sociale. Non basta avere un obiettivo da raggiungere e una somma da richiedere per essere premiati dai sostenitori: bisogna dimostrare di saper dialogare costantemente con i nuovi mezzi di comunicazione social ed essere pronti a mettere maggiore creatività al servizio dell'obiettivo. E' una questione di tempo, credo che tra qualche anno sarà “la” modalità con cui si finanzieranno progetti sociali locali».

Qual è la cosa che vi ha dato maggiore soddisfazione finora nella gestione della vostra piattaforma?
«La maggiore soddisfazione è emersa immediatamente, ancora prima che kendoo.it andasse online: entrare in contatto con tante realtà territoriali, spesso sconosciute, che operano con estrema passione e fatica per il proprio territorio, per la cultura  e l'arte della propria terra e per le persone in difficoltà. Tantissime realtà con molta energia e un limite altrettanto significativo: l'incapacità di emergere dal proprio perimetro di legami forti storici dai quali vengono sostenuti, creando una bolla di autosostegno che inevitabilmente limita l'aiuto da parte di un pubblico più ampio. I primi progetti andati online ci hanno confermato il superamento sistematico della bolla, non solo attraverso il finanziamento/conoscenza diretti tramite kendoo ma anche attraverso nuovi link esterni a kendoo.it, verso il proponente (contatti per fornire materiale tecnico, nuove partnership associative, sponsorizzazioni, etc). Essere il punto nevralgico di comunicazione multicanale, facilita anche il reperimento di mainsponsor, che verranno comunicati insieme al progetto e avranno una loro homepage in kendoo.it nella quale sarà possibile vedere sempre i progetti sostenuti: un blog aziendale del sostegno sociale al territorio!».

Sappiamo che il crowdfunding si basa molto sul vasto potenziale della rete. La viralità del web ha spesso un forte ruolo nel determinare la riuscita di un progetto. Ha senso parlare di viralità del web quando i progetti sono fortemente legati al territorio?
«Sappiamo che la viralità ha valore se scala su numeri importanti, pensare di agire localmente con la viralità richiede tempo: in pochi mesi abbiamo 4.500 amici su facebook. L'interazione oggi vive se sostenuta con continuità, cercando di offire più occasioni alla comprensione del progetto. Spingiamo insistentemente anche il proponente a comunicare l'iniziativa attraverso le proprie piattaforme social: generalmente una composizione di siti web e pagine facebook. In definitiva con la partenza di ogni progetto vogliamo far confluire una percentuale di utenti delle reti sociali del proponente verso la nostra piattaforma, affinché i numeri possano crescere e diventare “il” punto di riferimento per la startup di questi progetti, e aumentare l'occasione di visibilità futura per i nuovi progetti».

Quanto è importante l‘“Offline” per una piattaforma local? Quali attività svolgete offline?
«Direi che ad oggi, è stata una componente determinante: (a) ha sostenuto e creato affidabilità al nuovo brand kendoo.it. L'affidabilità di un marchio è sempre un valore importante, se inoltre si parla di temi importanti e delicati come transazioni economiche a sostegno di progetti, diventa ancor più determinante. (b) La capacità di veicolare queste nuove dinamiche a persone che non sono né early adopter né addicted alle tecnologie web va nel senso di quanto dicevo in precedenza: aiuta a creare una cultura estesa e popolare fondamentale per il successo delle iniziative come le nostre. Dopotutto giornali locali come L'Eco di Bergamo hanno da sempre nel DNA il sostegno al territorio in tutte le forme possibili, hanno storicamente anticipato e sostenuto dinamiche simili con successo. (c) Ha consentito di spiegare attraverso una valutazione critica esperienze passate in relazioni a queste nuove attività. Oggi ogni nuovo progetto viene comunicato attraverso interviste e pubblicità attraverso l'intera piattaforma dell'editore: il quotidiano, la televisione, la radio e il web; raggiungendo una total audience di svariate centinaia di migliaia di persone».

a.ceresoli

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