Alla Gamec un viaggio nella materia «Black Hole», sabato 13 ingresso gratuito

Alla Gamec un viaggio nella materia
«Black Hole», sabato 13 ingresso gratuito

Avrebbero potuto chiamarla “Da Rodin a Kapoor”, cadendo nella tentazione di un fashion title senza una volta tanto generare uno specchietto per le allodole, dato che i prestiti eccezionali e i capolavori di maestri assoluti – alcuni tra l’altro esposti per la prima volta - non mancheranno, da Dubuffet a Medardo Rosso, da Fontana a Burri, da Giacometti a Christo, da Kiefer a Carol Rama.

I curatori scelgono invece di puntare tutto su quella profondità della materia che è davvero il cuore di un’indagine sorprendente , intitolando “Black Hole. Arte e matericità tra Informe e Invisibile” la grande mostra che Gamec ha inaugurato il 4 ottobre, primo appuntamento di un ambiziosa trilogia dedicata al tema della materia ideata da Lorenzo Giusti e sviluppata insieme a Sara Fumagalli, con la consulenza scientifica del fisico Diederik Sybolt Wiersma e la partecipazione di BergamoScienza.

Sabato 13 ottobre la mostra sarà aperta gratuitamente, dalle 10 alle 18, in occasione della 14ª Giornata del Contemporaneo, organizzata per avvicinare l’arte del nostro tempo al grande pubblico.

Una questione cruciale e per nulla scontata quella della materia, in un’epoca che ci vede ormai assuefatti alla pervasività della civiltà dell’immagine e alla virtualità del digitale e del postdigitale: «È una mostra sul desiderio di aprire la materia e guardarci dentro fino ai limiti del visibile e anche oltre, fino alla dimensione più impercettibile dell’atomo, dell’aspetto energetico e relazionale» annuncia il direttore Gamec, Giusti. «È l’urgenza di un ritorno alla tangibilità che anche gli artisti più contemporanei sembrano manifestare, – aggiunge la co-curatrice Fumagalli - un bisogno di recuperare la percezione fisica dei nostri corpi come parte di un tutto materiale che ci abbraccia». Così, attivando un dialogo con la storia delle scoperte scientifiche e tecnologiche, “Black Hole” rivolge lo sguardo al lavoro di quegli artisti che hanno indagato l’elemento materiale nella sua più intrinseca valenza, laddove il concetto stesso di “materiale” si infrange per aprirsi a un’idea più profonda di “materia” come elemento originario, come sostanza primordiale costituente il tutto. A raccontare il desiderio del tangibile sarà una ricca selezione di opere – “abbiamo scelto le opere e non gli artisti” – tra la fine dell’Ottocento e i giorni nostri, che spesso svela aspetti meno noti di autori universalmente riconosciuti e che in alcuni casi documenta lo “sporcarsi le mani” di artisti che poi hanno preso la via del concettuale.

Pensata come una mostra immersiva, “Black Hole” promette di inghiottire il visitatore in un unico, grande buco nero, nel quale si esplorano tre diversi aspetti della materia. Si comincia con l’”Informe”, dove abitano le opere di artisti come Fautrier, Fontana, Burri, Manzoni o Ryan Sullivan, che hanno guardato all’elemento materiale, concreto, come a un’entità originaria, come “elemento in sé” slegato dalla funzione tradizionale di strumento per plasmare una forma.

Al centro dell’itinerario espositivo, incontriamo l’”Uomo-Materia” di Rodin, Medardo Rosso, Giacometti, Dubuffet, Karel Appel, Florence Peake e molti altri, visioni creative che hanno indagato la corporeità dell’uomo come parte di un tutto tenuto assieme dal principio stesso di materia.

Per tuffarsi, infine, nell’”Invisibile” attraverso le esperienze di chi, nel processo di penetrazione della materia, si è spinto nel profondo, ai confini della materialità stessa, per raggiungere, correndo insieme alle scoperte scientifiche, la dimensione atomistica e subatomica: da Parmeggiani al Movimento Arte Nucleare di Baj, Dangelo e Joe Colombo, da Jol Thomson a Thomas Ruff.

E in questo dialogo tra arte e scienza si inserirà anche la collaborazione con Meru Art*Science Research Program della Fondazione Meru - Medolago Ruggeri, che ha affidato agli artisti Evelina Domnitch & Dmitry Gelfand il compito di mettere in scena visivamente, nello Spazio Zero della Gamec l’interazione di due buchi neri attraverso un cunicolo spazio-temporale (wormhole), il “vortice” cioè in cui la materia

dell’universo collassa su se stessa per rigenerarsi. Il catalogo che accompagnerà la mostra, a sua volta, incrocierà interventi di critici e storici dell’arte internazionali e testi di natura scientifica.


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