Caso presenta il suo nuovo album «Canto i miei 20 anni per tornare a viverli»
Andrea Casali «Caso»

Caso presenta il suo nuovo album
«Canto i miei 20 anni per tornare a viverli»

Sabato sera all’Edoné di Redona il cantautore bergamasco presenta il suo ultimo lavoro in studio: «Ad ogni buca».

Dieci anni sul palco dimostrando al mondo «che non serve essere eroi», Andrea Casali - per tutti «Caso» - da sempre racconta la straordinaria normalità della vita. Lo farà anche sabato sera nella sua seconda casa, l’Edoné di Redona, dove presenterà il suo ultimo album (ore 22 , ingresso gratuito). «Ad ogni buca», registrato al Monzoa Studio e prodotto da To Lose La Track, Sonatine Produzioni e Wild Honey Records, è una nitida fotografia dello sfuggente passaggio tra il fiore degli anni e l’età adulta, senza rimpianti o nostalgie modaiole. Caso non da oggi scrive di «Fiat del 96’», bassa risoluzione e vecchie scarpe da ginnastica: l’ha sempre fatto e lo fa ancora meglio in questo disco acclamato dalla critica come uno dei migliori dell’anno appena concluso.

La giovinezza, il diventare adulti, un po’ di nostalgia, non sicuramente retromania. Qual è il fuoco di «Ad ogni buca»? «Un po’ di nostalgia sicuramente c’è, anche se non è un filone che caratterizza tutte le canzoni. Scrivo di ricordi per riviverli, per tornare ai miei vent’anni attraverso quello che sono adesso. La mia vita è molto cambiata, soprattutto nell’ultimo anno, ed è ancora più bello raccontare quello che ho vissuto senza rimpianti. Sono tematiche di cui ho sempre parlato. Anni molto analogici, quando ci si dava appuntamento sotto casa senza messaggi. Schiacciare il bottone e tenere accesa la luce delle scale per perdersi nei discorsi».

Cosa manca degli anni della scoperta? «Lo skateboard, sicuramente. Mi rendo conto che è un oggetto molto materiale e molto adolescenziale, ma ci ho viaggiato sopra 10 anni: sono stati molto formativi perché mi ha permesso di conoscere e legare con molte persone. Inoltre mi ha fatto conoscere la città. Grazie allo skateboard ho scoperto angoli di Bergamo che mai avrei conosciuto».

Sembra la descrizione di un’inquadratura del video di Piscina, che mostra la Bergamo di qualche anno fa. «Sì, è stato fatto con immagini di archivio di sconosciuti, ma ho voluto inserire anche uno spezzone che mostra un mio amico sullo skateboard in piazza Dante. Si vede anche la scritta del «Ciao»: il logo ideale per ricordare quegli anni».

La vita è molto cambiata soprattutto per la nascita di tuo figlio. Pensi che questo evento cambierà il modo in cui scriverai le canzoni? «È già cambiato nel senso che non ho più tempo e non scrivo più (ride). Sono ancora in fase di definizione di spazi e tempi e le attenzioni sono concentrate giustamente tutte su di lui. Comunque sì, credo che cambierà il mio modo di scrivere, se non altro per il mio ruolo e a una visione del mondo diversa rispetto a prima. Non è detto che la scrittura si ammorbidirà, magari diventerò ancora più schietto e tagliente».

Dopo cinque dischi non è facile trovare stimoli per andare avanti a raccontarsi. Come vorresti crescere come cantautore? «Finora ho fatto un percorso filologico con la mia età. Il primo era un demo casereccio, il secondo in studio, quello dopo tutto arrangiato e così via. In questo disco ho iniziato un’operazione di sottrazione e mi piacerebbe farne uno totalmente acustico. Sicuramente a questo punto della vita ho dimostrato quello che so fare. Nel tempo ho affinato scrittura e stile. Mi piacerebbe cambiare o togliere».

Questo disco è stato accolto con grande entusiasmo anche dalla critica. «E tra l’altro non ho fatto quasi nulla per promuoverlo. Sto raccogliendo i frutti degli ultimi anni: ho suonato tantissimo in giro e credo di aver sempre lavorato in maniera onesta. Ho sempre seguito la mia strada, senza seguire troppo la moda: piuttosto che avere più pubblico il mio obiettivo è stato avere un mio pubblico».

Stampi in vinile, fai centinaia di chilometri ogni settimana per suonare. Ma allo stesso tempo hai Facebook, ovviamente Spotify. Come ti relazioni con questi strumenti? Sono semplicemente indispensabili? «Utilizzo il più possibile i social network, all’inizio li usavo addirittura all’estremo poi mi sono accorto di essere troppo presente. Ora non posto solo quello che faccio come cantautore, ma svelo un po’ della mia vita. La mia discografia è autobiografica, mi racconto attraverso le canzoni, quindi anche sui social faccio lo stesso. Cerco di farlo in modo genuino e naturale».

Nel disco parli di «Nostalgia di un posto da cui non sono mai andato via». E’ una domanda un po’ provinciale: ti senti bergamasco? «Non solo mi sento bergamasco, ma mi sento un bergamasco vecchio stampo, legato alle radici. Non mi sono mai spostato, non ci ho mai neanche pensato. Mi sento molto cittadino, sento Bergamo come mia. È il mio palcoscenico quotidiano».

Un’ultima domanda, con risposta protetta dalla prescrizione: qual è la piscina in cui entravi di notte? «In realtà fa un po’ specie dirlo, ma Piscina racconta di un amico che ogni tanto si buttava nella vasca delle Poste di via Locatelli. All’epoca sembrava pulita, ma non fatelo».


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