«La Grande Bellezza» c’è
Tra le nomination per l’Oscar

«La grande bellezza» di Paolo Sorrentino entra nelle nomination come miglior film straniero. L’Italia torna a sperare, dopo La vita è bella di Roberto Benigni che vinse nel 1997. La premiazione il 2 marzo a Los Angeles.

«La grande bellezza» di Paolo Sorrentino entra nelle nomination come miglior film straniero. L’Italia torna a sperare, dopo La vita è bella di Roberto Benigni che vinse nel 1997. La premiazione il 2 marzo a Los Angeles.

L’ultima candidatura italiana come miglior film straniero è del 2006 con «La bestia nel cuore» di Cristina Comencini. L’ultima statuetta nel ’99 con «La vita è bella» che ebbe anche il premio come migliore attore Roberto Benigni e a Nicola Piovani per la colonna sonora.

Nella rosa dei cinque candidati all’Oscar per il miglior film straniero, oltre a «La Grande Bellezza» di Paolo Sorrentino, sono stati annunciati giovedì 16 gennaio: The Broken Circle Breakdown (Belgio), Il sospetto (Danimarca), The Missing Picture (Cambogia) e Omar (Palestina).

La candidatura del «La grande bellezza» di Paolo Sorrentino al miglior film straniero torna a far sperare l’Italia agli Oscar. Comincia un mese e mezzo di passione fino al galà a Hollywood il 2 marzo con la proclamazione dei vincitori.

La trama

Roma si offre indifferente e seducente agli occhi meravigliati dei turisti, è estate e la città splende di una bellezza inafferrabile e definitiva. Jep Gambardella ha sessantacinque anni e la sua persona sprigiona un fascino che il tempo non ha potuto scalfire. È un giornalista affermato che si muove tra cultura alta e mondanità in una Roma che non smette di essere un santuario di meraviglia e grandezza.

Regia: Paolo Sorrentino

Sceneggiatura: Paolo Sorrentino, Umberto Contarello

Attori: Toni Servillo, Carlo Verdone, Sabrina Ferilli, Roberto Herlitzka, Isabella Ferrari, Giorgio Pasotti, Vernon Dobtcheff, Serena Grandi, Luca Marinelli, Giulia Di Quilio, Massimo Popolizio, Giorgia Ferrero, Pamela Villoresi, Carlo Buccirosso, Ivan Franek, Stefano Fregni

Come miglior film straniero l’Italia può vantare 12 statuette: Sciuscià di Vittorio De Sica (1947), Ladri di biciclette (1950) ancora di De Sica. Poi nel 1957 La strada di Federico Fellini che l’anno dopo lo vinse di nuovo con Le notti di Cabiria (1958). Fellini con Otto e mezzo ebbe di nuovo l’Oscar nel 1963 e poi ancora nel 1974 per Amarcord (e un commovente Oscar alla carriera nel ’93, l’anno della sua morte). Terzo Oscar nel 1965 per Vittorio De Sica con Ieri, oggi e domani e un quarto nel ’71 per Il giardino dei Finzi Contini. L’anno prima, 1970, è italiano il miglior film straniero per Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Elio Petri.

L’Italia torna a vincere nella categoria con Nuovo cinema paradiso di Giuseppe Tornatore nel 1990 - nel mezzo un prestigioso miglior regista a Bernardo Bertolucci con L’ultimo imperatore che nel 1988 ebbe in totale 4 statuette -. Il ’92 è l’anno di Gabriele Salvatores e di Mediterraneo. Infine il ciclone Roberto Benigni: 1999 miglior film straniero è La vita è bella e Benigni il miglior attore. Statuetta tricolore alla migliore attrice solo due volte: Anna Magnani per La Rosa tatuata (1955) e Sophia Loren (1962) per La Ciociara che poi nel ’91 vinse anche l’Oscar alla carriera.

La notte degli Oscar ha visto tante volte protagonista l’Italia con numerose vittorie nelle categorie «tecniche», 33: dal costumista Piero Gherardi che vinse nel ’62 per La dolce vita e nel ’63 per Otto e mezzo, da Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo coppia da Oscar per le scenografie (tre statuette). E poi le tre volte della costumista Milena Canonero, le tre del musicista Giorgio Moroder, le due di Carlo Rambaldi per gli effetti speciali, di Vittorio Storaro per la fotografia, di Pietro Scalia per il montaggio. Senza dimenticare Pietro Germi, Ennio De Concini e Alfredo Giannetti sceneggiatori di Divorzio all’italiana, Nicola Piovani per La vita è bella, Dario Marianelli per Orgoglio e pregiudizio, Gabriella Pescucci costumista per L’età dell’innocenza. Quattro gli Oscar alla carriera ai talenti italiani: oltre Loren e Fellini, l’Academy diede nel ’95 il riconoscimento a Michelangelo Antonioni e nel 2001 al produttore Dino De Laurentiis.

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