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Gigi Riva, la competenza è tornata di moda

Intervista. Chiacchierare con il giornalista ed editorialista de L’Espresso è come avere il punto di vista di un’aquila: alto e generale, ma pronto a “planare” per approfondire una questione, come abbiamo fatto noi dialogando sulla situazione italiana, fra la pandemia che sembra mollare la presa, cambi di governo e informazione

Lettura 4 min.
Mario Draghi (foto LaPresse, Roberto Monaldo)

Riva l’anno scorso ha pubblicato “Non dire addio ai sogni”, un libro che racconta fra finzione e realtà la storia di Amadou, tanto bravo nel calciare il pallone da essere notato da due procuratori che però chiedono soldi per avviare l’impresa, cioè trasferirsi in Europa (che significa maggiore disponibilità economica, per lui e la famiglia). In tempi di “leghe dei ricchi”, Riva propone una storia che riporta il calcio alla sua dimensione di sogno, dove però i soldi contano e possono diventare una trappola – il libro quest’anno si è aggiudicato il Premio Selezione Bancarella Sport.

Giovedì 17 giugno Gigi Riva parteciperà all’incontro “Come va il mondo” con Paolo Magri, Vice Presidente Esecutivo e Direttore ISPI e Nando Pagnoncelli, Presidente di Ipsos Italia. Sarà l’anticipazione di Bergamo Festival, dal 2 al 4 luglio al Monastero di Astino.

LB: Circa un anno fa avevamo parlato di covid-19 attraverso la Spoon River di Nembro che lei aveva raccontato. Oggi com’è secondo lei la situazione covid in questo momento?

GR: Mi sembra abbastanza chiara: abbiamo capito che l’unica chance che abbiamo è quella di vaccinare tutto il mondo, e le nazioni del G7 sembra che abbiano cominciato a capirlo. Per questo l’incontro con Boris Johnson in cui si è parlato di mettere a disposizione un miliardo di dosi per i paesi poveri è molto importante. Della stessa cosa ha parlato pure Biden.

LB: Nel discorso politico sembra tornata l’idea del prossimo…

GR: Che è fondamentale in un mondo globalizzato, non si esce da questa situazione vaccinando solo noi stessi. È passata l’idea che dobbiamo guardare e dare un peso anche all’Altro. Andando contro a quella vulgata sovranista che prima del covid era diffusa un po’ in tutto il mondo.

LB: C’è però la questione, tutt’altro che secondaria, dei brevetti dei vaccini.

GR: Questa consapevolezza dei paesi industrializzati è un passo avanti, aiutando gli altri aiutiamo noi stessi. È ovvio che se l’India continua ad avere il numero di contagiati che ha ora difficilmente ne usciremo. Quindi la questione brevetti è fondamentale, sarebbe indispensabile fare questo passo.

LB: Se per la pandemia usiamo la metafora della tempesta, anche l’informazione in qualche modo ne è stata travolta…

GR: Io credo che l’informazione in Italia, ma anche a livello globale, abbia seguito i dubbi, le incertezze e le divisioni che hanno riguardato il mondo politico, ma soprattutto quello scientifico: che cosa è il covid-19? come affrontarlo? quanto è pericoloso? e via dicendo… Purtroppo l’informazione, in mancanza di notizie sicure, ha seminato più dubbi che certezze perché la situazione scientifica era tale, mancava un apporto sicuro dei cosiddetti esperti. Dovremmo invece cercare di dare solo notizie certe ed evitare di seguire il protagonismo di certi epidemiologi, che di certezze ne avevano ben poche.

LB: Intanto è decisamente cambiato l’approccio nel raccontare il secondo Governo Conte e quello di Draghi. È anche una questione di comunicazione?

GR: In Italia sta succedendo una cosa abbastanza interessante se confrontata con gli ultimi anni, anche quelli precedenti alla pandemia: la competenza è tornata al centro della scena dopo la vulgata populista. Con i 5 Stelle si è diffusa questa idea per cui chi non aveva alcuna esperienza politica, insomma dei politici improvvisati, valeva tanto quanto chi faceva politica da anni. A ciò Salvini ha aggiunto la vulgata sovranista secondo il modello politico “eleggimi perché sono uguale a te”.

LB: Viene chiamata comunicazione simmetrica. Con Draghi c’è stato un cambiamento netto.

GR: Il governo Draghi è stata una cesura netta rispetto al passato, con una squadra di esperti a gestire un momento complesso del nostro Paese. Inoltre una campagna di vaccinazione ben orchestrata da Figliuolo, rispetto alla gestione Arcuri, ha riportato fiducia. È stato un cambiamento ben accolto anche dalla finanza internazionale. I dati del PIL sono positivi, il debito pubblico è stato bloccato al 160% del PIL, poi tornerà a crescere e sarà un problema per le future generazioni, ma intanto dobbiamo approfittare del momento, in cui sono stati sospesi i parametri di Maastricht, e mi sembra che in questo senso ci sia nel Paese ci sia voglia di ripartire.

LB: Possiamo chiamarla l’asimmetria dei decisori. A cui buona parte della stampa sembra adeguarsi…

GR: Lo scenario a mio giudizio è più variegato. Intanto i giornali che erano favorevoli al Governo Conte, ora sono contro il Governo Draghi. Ci sono giornali, soprattutto di destra, che erano contro l’ultimo Governo Conte come ora lo sono di quello di Draghi. Invece i giornali di centro sinistra e quelli più moderati hanno dato credito a questo governo. A Conte va riconosciuto di aver portato in Italia i 209 miliardi del Recovery Fund, ma la differenza non è tanto fra la figura di Conte e quella di Draghi, semmai sui personaggi di cui i due si sono attorniati. Al Paese sta piacendo la postura decisionista di Draghi invece del tira e molla continuo del Governo precedente. Conte aveva più una postura di mediazione che forse era quello che serviva nei mesi più duri della pandemia e del lockdown. Ma ora è il momento delle decisioni, dei decisori, di chi ha le competenze per fare delle scelte che facciano bene al Paese.

LB: In tutto questo il tema migranti, imposto dalla destra per mesi, ha perso mordente…

GR: Indubbiamente, perché gli italiani erano concentrati su un altro tema, cioè la pandemia. Inoltre durante l’inverno il Mediterraneo è poco percorribile e io penso che nelle prossime settimane, con la bella stagione, si intensificheranno gli sbarchi e quindi il tema tornerà ad essere dominante. Se fino ad ora non lo è stato è perché Salvini, che è un po’ il “campione” di questo tema, è in parte bloccato. Facendo parte dell’attuale compagine di Governo non la può criticare più di tanto. In altre parole, non può fare un’opposizione vera e propria, sta cercando di smarcarsi per segnare il territorio, ma non può farlo come lo faceva con il secondo Governo Conte.

LB: Vorrei concludere con una domanda differente da tutto quanto ci siamo detti fino ad ora, approfittando anche del suo essere un nome “storico” del giornalismo italiano. Cosa consiglierebbe a un ragazzo che inizia oggi a fare il giornalista?

GR: Il consiglio che do ai giovani che si avvicinano a questo mestiere è di non mollare mai. Quando ho iniziato io negli anni Settanta a Bergamo era il mestiere più bello del mondo: non è più così, è molto cambiato. Non è più un mestiere romantico in cui era possibile anche girare il mondo, i giornali non hanno più i soldi per fare questo. Tuttavia, nonostante ciò, il giornalismo continua ad essere un mestiere fondamentale, allargandosi anche al web e ai social. Ci troviamo a metà del guado, fra il passato che in breve ho appena raccontato e un futuro che non sappiamo ancora dove approderà. Quindi io penso sia fondamentale studiare, ancora di più di quanto studiavamo noi allora. Perché la competenza sta tornando di moda e la capacità di approfondimento è sempre più importante. Ma per essere competenti non basta studiare, bisogna essere curiosi. (scandisce le parole, ndr) Dovete essere curiosi di tutto.

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