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«Il Trovatore»: Verdi rivive in Villa Gromo per il terzo anno

Articolo. Si conclude a Mapello la trilogia popolare del compositore di Busseto dopo «La Traviata» e «Rigoletto». Nella magnifica cornice di Villa Gromo, con una struttura a ferro di cavallo che “abbraccia” gli spettatori e li accoglie nel Settecento

Lettura 4 min.
Villa Gromo a Mapello

«La storia, la cultura e la tradizione del bel canto sono insite nel popolo italiano. Le persone amano ancora questo tipo di manifestazioni culturali, è nel DNA degli italiani». Sono passati quasi due secoli dalla prima messa in scena de «Il Trovatore» di Giuseppe Verdi, eppure gli italiani non smettono di dimostrare una fedele ammirazione per il compositore. A dirlo è Silvano Ravasio, presidente dell’Associazione PromoIsola, che per il terzo anno consecutivo porta un’opera verdiana nella Villa Gromo, a Mapello. «Gli scorsi anni è andata benissimo con il tutto esaurito» racconta con soddisfazione, aggiungendo che è bello vedere «come le persone siano interessate agli eventi culturali e non abbiamo smesso di partecipare con interesse. Si vedono anche tanti giovani, e questo significa molto. La musica quando è fatta bene, non è questione di età, è questione di bellezza».

Nella serata di sabato 30 luglio alle ore 20.45 i giardini della Villa si popoleranno di vita. Gli spettatori si siederanno sotto la luce delle stelle. Cantanti e musicisti si esibiranno nel terrazzo centrale della struttura Settecentesca. Tra gli abiti antichi e le note di Verdi sarà difficile non lasciarsi trasportare nel passato per godere delle bellezze della cultura italiana.

Un’opera di successo

Nel 1853 Verdi mette in scena il «Trovatore» nel teatro di Apollo a Roma. Sono passati solo due anni dalla prima volta che l’opera «Rigoletto» è stata cantata. La sua capacità compositiva è florida e nel corso di un solo anno darà alla luce due dei suoi successi maggiori, «Il Trovatore» e «La Traviata», che insieme al «Rigoletto» compongono la cosiddetta «trilogia popolare», le opere che gli faranno raggiungere la fama internazionale. La sera del 19 gennaio 1853 il pubblico di Roma rimane estasiato di fronte a «Il Trovatore» e la riconosce subito come un grande capolavoro.

Il dramma è diviso in quattro parti su libretto di Salvatore Cammarano ed è ambientato in Spagna. La storia racconta di una zingara che getta il figlio di un Conte nel fuoco per vendicare la madre uccisa al rogo. I bambini sono avvolti in fagotti e per errore la donna uccide il proprio figlio, al posto di quello rapito. Molti anni dopo Manrico si innamora di Leonora, una bellissima dama di compagnia della principessa d’Aragona. Il Conte di Luna ama la stessa donna e sfida in duello Manrico, il suo rivale in amore. La storia si riempie di colpi di scena e l’intreccio si complica quando Manrico scopre di essere il fratello rapito del Conte di Luna e non il figlio della zingara con cui è cresciuto. Nella trama le scene si articolano tra l’amore di Manrico per Leonora e la rabbia del Conte di Luna, fino alla morte di uno di loro.

Il gruppo di cantanti che l’Associazione PromoIsola ha scelto per interpretare l’opera è di grande valore. Ci saranno Marzio Giossi e Giovanni Manfrin, ad interpretare rispettivamente il Conte di Luna e Manrico. La bella Leonora sarà interpretata da Lorena Campari e Azucena, la zingara, da Elena De Simone.

Il tutto sarà accompagnato dall’Orchestra Gianandrea Gavazzeni, con il maestro concertatore e direttore d’orchestra Antonio Brena. «Il meglio che c’è a Bergamo. Siamo convinti della loro professionalità e bravura e, dopo l’orchestra del teatro di Parma degli scorsi anni, quest’anno abbiamo voluto giocare la carta su Bergamo», dice entusiasta Silvano Ravasio. Quest’anno l’Associazione PromoIsola ha una nuova collaborazione con il Ducato di Piazza Pontida. «Siamo avvantaggiati rispetto agli altri anni, un passo avanti. Il loro aiuto è importante».

Un tuffo nel passato

Un cappello a cilindro, la sciarpa di seta chiara legata al collo, il paltò, ovvero il tipico soprabito invernale. È questa l’idea di Giuseppe Verdi che Giovanni Boldini ha impresso nelle nostre menti con il suo ritratto. Baffi e barba bianchi, sguardo curioso e penetrante verso l’osservatore (per chi non sa di cosa sto parlando gli sarà sufficiente fare una veloce ricerca su Google per osservare il ritratto boldiniano). Ecco l’immagine del compositore che è conosciuta in tutto il mondo e trasuda antichità, permettendoci un tuffo nella storia. Lo immaginiamo nella Villa Sant’Agata, dove ha vissuto per molti anni, mentre compone musica al pianoforte seduto su uno sgabello in velluto rosso, come viene rappresentato dall’illustratore Achille Beltrame. Lo vediamo passeggiare nei giardini della Villa in provincia di Piacenza canticchiando melodie.

Il clima che avvolgerà gli spettatori nella serata di sabato 30 luglio sarà lo stesso, nel luogo scelto ad hoc per valorizzare l’opera. Come mi ha raccontato Silvano Ravasio «La Villa Gromo è del Settecento e siamo nello stesso periodo dell’opera. È proprio calata a proposito da un punto di vista di età. Nella Villa abbiamo un palcoscenico naturale, c’è un terrazzo centrale che sembra creato apposta per fare uno spettacolo, lì gli attori e i cantanti hanno modo di esibirsi al meglio».

«La location è uno dei più bei monumenti (chiamiamoli pure così) a livello nazionale. È stupenda con i suoi affreschi, con il suo giardino.» continua Ravasio, «Ce la concede la famiglia Colaci in modo del tutto gratuito. Come amministrazione culturale dobbiamo dire un grazie enorme alla famiglia Colaci perché si presta moltissimo in questi eventi. Organizziamo anche visite guidate per mostrare la Villa. Con una location così si parte con il piede giusto».

Un pubblico che ha voglia di tornare a vivere

A proposito delle scorse edizioni dell’opera in Villa, Silvano Ravasio ricorda con piacere un pubblico coinvolto. Mi racconta di qualcosa che lo ha colpito durante gli spettacoli: «Nel corso di tutta l’opera lirica c’è il silenzio. È un silenzio che non senti, ma senti. È anche difficile da spiegare. Di fronte a te ci sono quattrocento persone e nessuno fiata, nessuno parla, si vede la soddisfazione degli spettatori, si sente la voglia, si percepisce il desiderio e la felicità di vivere insieme».

Il presidente di PromoIsola mi ha parlato anche della vita dopo il Covid-19, «la soddisfazione più bella è vedere il pubblico, perché altrimenti non ha nessuna importanza se il pubblico non c’è. Per molti mesi siamo rimasti a casa, ma così si muore, si disperde la conoscenza, le amicizie, tutti i contatti con le persone. Attraverso le manifestazioni culturali si torna non solo a vedere spettacoli, ma anche a dialogare con le persone. Lo spettacolo di per sé apre le porte a rivivere insieme la vita».

Info sui biglietti

In caso di maltempo l’opera verrà rinviata a domenica 31 luglio 2022. I biglietti sono acquistabili presso la Biblioteca di Mapello, il negozio Grazia in Via Locatelli oppure su isolabergamasca.org. I posti sono limitati.

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