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Maria Pia De Vito e l’importanza di esserci: al via «Bergamo Jazz» 2022

Intervista. Dal 17 al 20 marzo il festival riporta la grande musica in città: dal Teatro Donizetti al Teatro Sociale, passando per locali come il Dieci10 e il Circolino di Città Alta, sino all’Accademia Carrara. Tanti gli appuntamenti e le iniziative collaterali. Tra nomi importanti e talenti da scoprire. Ne abbiamo parlato con la direttrice artistica

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Dopo un anno di assenza, e un altro di svolgimento anomalo, riparte il «Bergamo Jazz Festival» che in versione 2022 promette di farsi riconoscere: nella sua tradizionale veste primaverile e in una (finalmente) piena accessibilità al pubblico. Qui suggeriamo 10 appuntamenti da non perdere nel folto del programma di quest’anno.

E nel frattempo, abbiamo fatto due chiacchiere con la direttrice artistica del festival, Maria Pia De Vito, pienamente consapevole della precarietà che, di questi tempi, contraddistingue ogni equilibrio faticosamente raggiunto: «Organizzare un evento come Bergamo Jazz, in questo momento, significa avere il piano A, il piano B, il piano C, eccetera. È complesso e faticoso; devo dire – senza alcuna piaggeria – che la squadra di Bergamo Jazz è talmente straordinaria, che a testa bassa si affrontano tutti gli inconvenienti e le variabili cui questi tempi di emergenza ci costringono. D’altra parte, e lo dico da musicista e da essere umano, è importantissimo continuare, esserci, programmare la musica e l’arte, offrire qualcosa che sia momento di riflessione e condivisione, che ci riporti a quanto di meglio l’essere umano possa esprimere e produrre: bellezza e amore per il tutto, dall’umano alla natura».

Fred Hersch
(Foto Martin Zeman)

MR: Come sempre ci sarà modo di godere di un ampio panorama sul jazz contemporaneo internazionale. Che tipo di festival delinea il programma di quest’anno? Con quale obiettivo è stato definito?

MD: È un festival che parla di libertà creativa ed espressiva. Nel programma tanti miei amori: il pianismo, espresso da artisti tanto diversi quanto potenti quali Vijay Iyer, Fred Hersch, Brad Mehldau, Gonzalo Rubalcaba, Antonello Salis, ma anche da giovani quali Tania Giannouli o Alessandro Lanzoni. Ci sono grandi maestri che si incontrano, offrendo, nella piena maturità della propria esperienza, esempi stellari di lirismo, o di potenza espressiva, di unicità di suono e articolazione del proprio mondo compositivo. E giovani musicisti caratterizzati da una maestria strumentale formidabile, praticanti di una cifra di ibridazione musicale oramai consistente e credibile. E poi la voce, la libera improvvisazione come la melodia, l’elettronica.

MR: Il jazz è da sempre un crocevia, dove la contaminazione tra differenze, distanze e metodi crea uno spazio in cui l’accoglienza della diversità è forza motrice e innovatrice. Quali appuntamenti rispecchieranno in maniera più evidente questa prerogativa?

MD: A parte la sezione “Scintille di Jaz” curata da Tino Tracanna che è come sempre effervescente e interessante, mi è piaciuto invitare due giovani donne in performance in solo: Tania Giannouli, pianista greca, con il suo pianismo profondamente improvvisato, ai confini tra classica, influenze folkloriche e rapporto profondo con la “materia” del suono e del silenzio; poi la emergente Ava Mendoza, un personaggio davvero forte e singolare, che si rifà al jazz quanto al punk, al blues, capace di lirismo ma anche di grande graffio. C’è il giovane Michael Mayo, cantante che vanta tra i suoi mentori Hancock e Shorter, che si sta affermando sempre di più in ambito internazionale, con una sua personale miscela di jazz, soul, hip hop. C’è il nuovo trio di Vijay Iyer e segnalo anche il concerto di Enrico Rava e Fred Hersch, un incontro “made in heaven“, come dicono gli anglofoni.

MR: Ci dica qualcosa di più di questo “made in heaven”.

MD: I due maestri e poeti si sono incontrati e hanno appena registrato in duo per ECM, ma a Bergamo si presentano eccezionalmente con Drew Gress al contrabbasso e il favoloso Joey Baron alla batteria. Ritmica da sogno. Non vedo l’ora di ascoltarli. Ma ci tengo a segnalare anche il Trio Di Jakob Bro con il meraviglioso Arve Henriksen e Jorge Rossy, il nuovo gruppo di Regis Huby con Eivind Aarset e Michele Rabbia, poeti dell’elettronica, il giovane e interessantissimo trombettista Tom Arthur… Possiamo non menzionare il piano solo di Meldhau, il gruppo Fairgrounds di Jeff Ballard o il grande pianismo di Gonzalo Rubalcaba, in un omaggio alle sue radici cubane con Aimeè Nuviola.

Jeff Ballard
(Foto Gianfranco Rota)

MR: E sul versante italiano?

MD: Per le presenze italiane al festival, sono felice di avere ospite il quartetto di Roberto Gatto, che fa un bel ritorno a Bergamo, ma anche Giornale di Bordo di Antonello Salis, Paolo Angeli, Gavino Murgia e Hamid Drake. E ancora: l’avventuroso duo Gabriele Mitelli – Rob Mazurek e il Trio Correnteza, con Gabriele Mirabassi, Roberto Taufic e Cristina Renzetti che ci parlano di un Jobim tutto particolare.

MR: Concerti, iniziative collaterali, grandi nomi e una rete di appuntamenti musicali che suggeriscono l’importanza di una vocazione sistemica, di costruzione di un milieu che vada oltre l’intensità dei quattro giorni del festival. È così?

MD: Il rapporto tra il jazz e la città di Bergamo in città è sempre bello e stimolante: si stringe sempre più utilizzando nuove sale, trovando nuovi piccoli teatri, locali di musica dal vivo, continuando collaborazioni con gallerie d’arte e musei, in un coinvolgimento sempre più stretto e vicino del pubblico di ogni età. Per esempio, il solo di Ava Mendoza si svolgerà all’Accademia Carrara e quello della Giannouli al Teatro Sant’Andrea. Come spesso avvenuto in passato, ci sarà anche quest’anno una mostra fotografica, alla ex Chiesa della Maddalena: si tratta di ‘Closed Session’ del grande fotografo americano Jimmy Katz, in una mostra che sviscera il rapporto tra i grandi musicisti di jazz e la città di New York, grande organismo pulsante. Ci saranno, come sempre, gli incontri didattici con gli studenti delle scuole primarie e secondarie organizzati in collaborazione con CDpM: quest’anno saranno protagoniste le storie musicali del grande Gianluigi Trovesi.

Gianluigi Trovesi
(Foto Rossetti)
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