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Piccoli come semi di pistacchio, grandi come case: a spasso tra i presepi di ieri e di oggi

Articolo. Comincia nell’era paleocristiana e continua ancora oggi: la magia della Natività “con statue mobili a tutto tondo” riempie le stanze del Museo Del Presepio di Dalmine e le vie di Gromo. Eccone un assaggio

Lettura 5 min.
Presepe realizzato dai bambini della Prima Comunione di Gromo (Marialuisa Miraglia)

Serina, un piccolo paese di montagna della Val Brembana. Forse non camminavo ancora quando ho visitato il luogo di nascita di mio nonno per la prima volta. Da allora, molte estati sono seguite, passeggiate su e giù per il paese e scampagnate nei boschi. Vi racconto tutto questo perché nell’immaginario della me bambina (e forse anche della me cresciuta), Serina non è solo la meta per eccellenza delle vacanze nonni-nipote, ma anche il luogo del presepio magico .

Lo spazio dell’altare destro della Chiesina di Santa Margherita, la più antica del paese, ospita da anni un presepio permanente, opera di artigiani serinesi. Una parte del presepio raffigura la Natività, l’altra è dedicata invece all’Annunciazione ai Pastori. Sollevando un interruttore, si aziona l’acqua di un ruscello e, sulle note di una melodia natalizia, comincia un gioco di luci che riproduce l’alternanza del giorno e della notte, in un tempo di circa quattro minuti. È un presepio piccolo, di certo non tra i più belli esposti nei musei, per i paesi, nelle chiese. Eppure, ha sempre suscitato in me grande meraviglia: minuto dopo minuto, rimanevo a guardare le stelle che si accendevano sul soffitto, l’alba che colorava il cielo di arancione. Insomma, a Serina anche Ferragosto si trasformava nel giorno di Natale.

Breve storia del presepio

Ciascuno ha il suo presepio del cuore. E se ancora non l’avete, non c’è momento dell’anno migliore per sceglierne uno. Prima di guidarvi alla scoperta dei presepi più belli della nostra provincia faccio un passo indietro – molto indietro. Più precisamente, alla notte del 24 dicembre del 1223. La rievocazione del Natale allestita da San Francesco a Greccio segna tradizionalmente la nascita del presepio in Italia. Una rappresentazione particolare, che non prevedeva né la Vergine Maria, né San Giuseppe e tantomeno Gesù Bambino: venne celebrata la Messa di mezzanotte in una grotta di Greccio, si pose un altare portatile sopra una mangiatoia. Nella mangiatoia, i due animali ricordati dalla tradizione, ossia l’asino e il bue.

In realtà, la storia del “praesepium”, latino per “mangiatoia” o “recinto chiuso”, è ancora più lunga. La rappresentazione della Natività troverebbe infatti collocazione già nell’arte paleocristiana. Le prime immagini di Gesù Bambino, come racconta Barbara Crivellari, storica dell’arte e conservatrice del Museo del Presepio di Dalmine nel volume “Presepi e pastori” (2019, acquistabile a questo link), sono di poco posteriori al 200 e sono state ritrovate a Roma all’interno delle catacombe: si tratta della Madonna in trono con Gesù bambino e dell’adorazione dei Re Magi, un’iconografia tipica del presepe.

La storia ha conosciuto poi una separazione tra le raffigurazioni della Natività, cavallo di battaglia di grandi artisti come Nicola Pisano o Giotto, e il presepio con statue mobili a tutto tondo, quello che conosciamo noi per intenderci. Il presepe più antico sembrerebbe essere quello che Arnolfo di Cambio scolpì nel 1289 per la basilica romana di S. Maria Maggiore.

È a partire dal Seicento che il presepio diventa oggetto di culto, e dalle Chiese comincia a diffondersi nelle case, prima in quelle della Toscana e del Sud Italia, poi in quello del centro, del nord. Il presepio diventa sempre più intimo, personalizzato. Si arricchisce di figure, di scene (vi dice niente il personaggio del Dormiglione? Sfido chiunque a non avere, nel proprio presepe, un pastorello che dorme e non si accorge della nascita del Bambino).

Dal legno si passa alla cartapesta, alla terracotta, al gesso. Pensate che a Bergamo, fino agli anni ’70, esisteva una bottega – la bottega di Guelfo – dedita esclusivamente alla produzione di statuaria sacra in gesso e, nel periodo di Natale, alla produzione e all’esportazione di statue per il presepe. Vi lavoravano oltre 40 donne addette alla tinteggiatura.

Il Museo del Presepio di Dalmine

Due piani, più di 900 presepi di dimensione, materiale, provenienza differenti. Il più piccolo è contenuto in un seme di pistacchio, il più grande occupa una superficie di 80 metri quadrati. Il Museo del Presepio di Brembo di Dalmine ha aperto al pubblico nel 1974 e ancora oggi accoglie appassionati e curiosi di tutta Italia, scolaresche in visita, famiglie cattoliche e non. “Il presepe è un’opera d’arte, apprezzabile da qualsiasi religione”, rivela Antonio Scarpellini, gestore del Museo insieme alla sezione di Brembo di Dalmine dell’Associazione Amici del Presepio. Scarpellini era un adolescente quando ha mosso i suoi primi passi tra le sale: il Museo – e ancora prima, nel 1966, la sezione di Brembo dell’Associazione, nasce infatti dalla passione pastorale e artistica del parroco Don Giacomo Piazzoli, dal suo amore per l’arte dell’intaglio e della scultura del legno, unito alla “consapevolezza dell’importanza dell’attualità del messaggio storico, artistico, e religioso del Presepio”.

Oggi Scarpellini ha 75 anni, ma ancora ama fermarsi ad ammirare i presepi napoletani, genovesi, esposti nel Museo. Tra le sale, ci sono anche esemplari provenienti dal Nord Europa, dall’Africa, America, Australia, persino dall’Estremo Oriente, “ognuno con le proprie peculiarità, che rendono ogni presepe unico nel suo genere”.

Un posto di rilievo nella collezione è occupato dal presepio bergamasco. Vi ricordate la Bottega del Guelfo, di cui vi ho parlato qui sopra? Quando la Bottega chiuse, negli anni ’70, Don Giacomo recuperò alcuni degli strumenti utilizzati nelle lavorazioni del gesso e riprodusse la bottega, con tanto di figure, all’interno del Museo.

Le opere esposte nelle sale, che accolgono anche una biblioteca specializzata e un archivio storico, sono solo una piccola parte dei presepi raccolti dal Museo. In magazzino, rivela Scarpellini, ce ne sono tantissimi. “Adesso abbiamo fatto una mostra in Borgo Palazzo, con oltre 40 presepi esposti nelle botteghe. Alla Chiesa di San Marco abbiamo portato un presepe napoletano del ‘700, nella Parrocchia di via Pignolo ce n’è un altro in legno, voluto dal parroco, anche nel palazzo della provincia se ne può trovare uno”. Due presepi sono in esposizione anche all’ingresso de L’Eco di Bergamo e al terzo piano del palazzo.

Gromo, il Borgo dei Presepi

Saliamo in alta quota, a Gromo, uno dei borghi più belli di Italia. Tra le vie del paese, la Parrocchia ha allestito un percorso espositivo di presepi artigianali. Alcuni sono stati creati per l’occasione, altri provengono dai paesi dei dintorni, altri ancora da collezioni private. Il visitatore è invitato a seguire una corda che segnala il percorso nelle vie del centro storico e, man mano, incontra i luoghi dove sono esposti i presepi. La gente del paese ha lasciato le porte del proprio cortile aperte: basta uno sguardo oltre la soglia, e fanno capolino capanne e pastori.

L’idea è stata quella di coinvolgere le persone della comunità a realizzare qualcosa di bello insieme che valorizzasse il nostro cerco storico”, racconta Don Ivan Alberti, parroco di Gromo. Il progetto risale a quasi due anni fa, poi la pandemia ha rallentato gli sviluppi. “Abbiamo iniziato a lavorarci a inizio settembre. Noi come Parrocchia e alcuni volontari, una ventina di persone circa. Poi c’è stato chi ha messo a disposizione gli ambienti, i negozi, i propri locali nel centro storico, chi ha realizzato dei presepi per l’occasione, e chi ha portato il proprio presepio da esporre”.

Andrea – si presenta – e altri sei amici accolgono i visitatori con un bicchiere di vin brulè e del pane e salamella. Sono stati loro ad appendere la corda ai muri e alle lampade in paese, sotto lo sguardo vigile del parroco.

C’è anche un presepio fatto di pannocchie, a Gromo. L’hanno realizzato la Cooperativa Sottosopra, che si occupa di disabilità e di minori in situazione di difficoltà e l’Associazione IDEM. E poi ci sono i presepi originali e artigianali allestiti dalle scuole e dai gruppi di catechesi. I bambini della Prima Comunione hanno utilizzato materiali di riciclo. La capanna che accoglie la Natività è fatta di pane, che al termine della manifestazione verrà dato come cibo agli animali. Pochi metri più avanti nel percorso spicca un presepe fatto di foglie di mais.

L’altro nostro obiettivo è stato rimettere al centro il cuore del Natale, che è la nascita di Gesù. È stata proprio la rappresentazione della nascita di Gesù, da San Francesco in avanti, che ha aiutato un po’ le persone a vivere il Natale”, spiega Don Ivan.

Il percorso, accessibile fino al 6 gennaio, si conclude presso la Chiesa di S. Gregorio, in Piazza Dante. Ad accogliere i visitatori, il Presepe delle Parabole: accanto a Maria, Giuseppe, gli asini e il bue, ci sono il figliol prodigo, il seminatore, il buon pastore. I protagonisti delle Parabole.

In ogni statuina, la comunità di Gromo ha messo un po’ di sé.

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