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Marina Bulatova, i fiori non hanno confini

Intervista. Era un noioso lunedì di marzo quando ho incontrato a Bergamo Marina Bulatova. Una donna di origine russa, forte e visionaria, che ha cambiato la mia concezione dell’arte floreale. Questa intervista non è altro che la trascrizione di quattro chiacchere fra due amiche della natura, specialmente della sua bellezza

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Marina Bulatova

Ad essere sincera, più che amiche da bar, io e Marina abbiamo un po’ quel rapporto illuminante che aveva Socrate con i suoi alunni: un continuo flusso di stimoli e idee contenuto nei suoi argini. Marina Bulatova, classe 1965, è infatti una donna carismatica e una grande maestra, nonché direttrice dell’International Floral-Design School Nicole a Mosca. Ho avuto l’opportunità di collaborare con lei, che oggi lavora tra Bergamo e Como, per l’allestimento della Fiera Florovivaistica di Milano «Myplant». Da qui nasce questa intervista.

Un doveroso presupposto

Spesso ci capita di andare a comprare fiori e vedere fioristi e fioriste muoversi con aria un po’ fatata, mentre compongono splendidi mazzi. Nell’immaginario comune, si tratta di una sorta di versione “commerciale” dei folletti dei boschi, che hanno un’innata abilità nell’esaltare la bellezza della natura. Quando si decide di intraprendere un percorso di formazione per diventare fiorista, occorrono sensibilità estetica e artistica. Doti che possono essere innate, ma vanno comunque coltivate.

Nonostante lo si possa intuire dal nome, pochi sanno che l’arte floreale è una vera e propria forma d’arte e in quanto tale si è evoluta nel corso della storia, delle culture e soprattutto si evolve ogni giorno nei singoli individui , che creano stili, tendenze e correnti. Per essere più chiara, l’arte floreale nella cultura occidentale si dice sia nata con lo stile «formale». Parliamo di un tripudio di fiori compatto e sferico, che gli antichi romani utilizzavano per decorare le tavole dei loro banchetti. Queste composizioni geometriche regolari sono state “stravolte” nei secoli, come dimostrano i celeberrimi quadri fiamminghi di nature morte florali fluttuanti e scomposte.

Per non parlare della cultura orientale, che per antonomasia si focalizza sulla natura e la sua bellezza come fonte di salvezza spirituale. In Giappone – ma non solo – da secoli si parla della filosofia dell’Ikebana . Si tratta dell’espressione artistica di una vera e propria dedizione nei confronti della natura, una sorta di «devozione spirituale» che consente all’uomo di recuperare un rapporto più intimo con sé stesso e con il mondo circostante.

Tutto questo presupposto mi serve per dire che Marina è stata in grado di farmi conoscere una nuova cultura floreale, quella russa, che mi ha affascinata e spero possa fare altrettanto con voi.

ARM: Per scaldare la gola come fanno i cantanti iniziamo con una domanda cliché, ma doverosa. Chi è Marina Bulatova? Da dove viene e dove vuole arrivare?

MB: Sono stata per trent’anni la direttrice e la principale insegnante di una scuola di arte floreale a Mosca. Ho dedicato circa metà della mia esistenza all’insegnamento e soprattutto all’organizzazione di una vera e propria istituzione floreale. Non è stata un’impresa facile; sin dall’inizio ho dovuto lottare per affermarmi e per questo motivo, nonostante la situazione complessa in cui si trova il mio paese in questo momento storico, non perdo la speranza e la passione. Io e i miei collaboratori siamo letteralmente partiti da zero quando in Russia non c’erano fiori, materiali o vasi, ma c’era la frenesia e la voglia di creare qualcosa di unico, innovativo e fuori dagli schemi. Alla fine di questa “gestazione creativa” è nata la Scuola di Nicole, una, se non la più famosa, per non peccare di presunzione, scuola floreale russa.

ARM: E prima della sua vita da insegnante, ci aiuta a costruire la sua storia?

MB: Mi sono laureata in Lingue Straniere. All’inizio ho lavorato come traduttrice. Poi ho incontrato Peter Hess e Nicole Von Boletzky, due famosi maestri floreali di Zurigo che mi hanno ispirata. Nicole stessa mi ha suggerito di fondare una scuola di design floreale, poiché in Russia non c’era nulla di simile. Perciò, con questo obiettivo stampato in testa, ho iniziato a studiare e a immergermi nei fiori. Ho lavorato in un negozio a Zurigo, mentre studiavo con Peter Hess e Gregor Lersch. Queste due persone hanno influenzato molto il mio sviluppo creativo e il mio stile. Peter ha scovato e risvegliato il mio potenziale interiore, mentre da Gregor ho imparato a lavorare coraggiosamente con le masse vegetali manipolandole con una tecnica quasi scultorea.

ARM: Che significato hanno i fiori per lei e per la sua cultura?

MB: Sono certa che questa risposta ti deluderà. Ti aspetterai una tradizione gioiosa e sfarzosa, ma sfortunatamente è solo una faccia della medaglia. Il simbolo della cultura russa nel mondo è la matrioska, una bambola in legno decorata e agghindata con fiori, così come i fiori addobbavano i palazzi degli zar e dei nobili russi. Ma non si tratta della Russia vera della gente comune: i fiori sono stati a lungo un oggetto di lusso, specialmente nel periodo sovietico. Questa connotazione elitaria ha creato un terribile deficit artistico, ma allo stesso tempo, poiché i fiori erano difficili da acquistare, sono diventati un simbolo di romanticismo. Oggi molti uomini possono comprare qualsiasi tipo di fiore in ogni momento, mentre quando io ero giovane i ragazzini risparmiavano gli ultimi spicci che avevano per comprare anche solo un fiore e fare colpo su una ragazza. Anche se si trattava di un singolo fiore, aveva un significato e un valore inestimabile sia per chi lo regalava che per chi lo riceveva. Vorrei che tali relazioni e intenzioni pure e profonde persistessero anche con l’economia consumista con cui dobbiamo fare i conti oggi!

ARM: Quali sono i metodi della sua scuola e i suoi obiettivi formativi?

MB: A scuola sono nate e sono state sviluppate molte tecniche, da quelle commerciali a quelle altamente artistiche. Abbiamo sempre vissuto e insegnato seguendo i principi di individualità e originalità del pensiero. Insegniamo ad ampliare i nostri orizzonti, ad essere in grado di vedere qualcosa di interessante nella semplicità. Perciò, i nostri alunni sono stimolati ad osservare la natura e i movimenti delle piante nelle stagioni, ma nello stesso tempo sono incessantemente spronati a dialogare con il loro mondo interiore e, naturalmente, ad arricchirlo.

ARM: Chiunque ha la possibilità di vedere le sue creazioni, oltre a rimanere stupefatto, non può fare a meno di intravedere un incredibile lavoro preparatorio, paragonabile a quello dei più grandi artisti, scultori e architetti. Quali solo le sue fonti d’ispirazione?

MB: Nello sviluppo del fiorista, oltre alla natura, sono necessarie altre fonti. Sono spesso ispirata dall’arte: musica, pittura, architettura, letteratura. Personalmente, la letteratura russa mi aiuta molto! A tal proposito, ora che viaggio spesso in Italia ho constatato con piacere che molti italiani leggono Čechov, Tolstoj; Conoscono Nabokov e Brodskij. Spesso mi è capitato, come sta accadendo con te in questo momento, di incontrare estranei su aerei o treni che improvvisamente hanno saputo sostenere una conversazione citando poeti russi! E allo stesso tempo, in questo periodo della mia vita, la cultura italiana è per me un forte stimolo. Le piccole città come Como e Bergamo, in cui mi capita di alloggiare e insegnare, mi sembrano inesplorate, originali, semplici; conservano le loro storie e le loro immagini vivide. Per esempio, ultimamente ho trascorso attimi profondi ammirando un antico campanile in riva al lago di Como, con la semplicità della sua forma e la sua straordinaria integrazione nel paesaggio di cui fa parte da secoli e col quale si evolve in simbiosi. Vorrei che anche le mie creazioni fossero senza tempo.

ARM: Sfortunatamente è arrivato il momento di concludere questo dialogo, anche se – fosse per me –scriverei un libro, degno dei grandi russi senza dubbio per lunghezza. Che cosa l’ha spinta a lavorare in Italia, precisamente tra Bergamo e Como?

MB: Sicuramente la situazione politica tumultuosa che sta vivendo la Russia in questo momento è stata un motore di cambiamento, nel bene e nel male. E poiché lavoriamo in Russia già da un bel po’ di tempo, abbiamo voluto portare tutte le nostre conoscenze e la nostra capacità in Italia. Le città da te citate ci sembrano un terreno fertile: fioristi aperti, motivati, luminosi. E, naturalmente, la natura unica che stimola molto.

ARM: Un augurio?

MB: Ci tengo a ribadire quello che è una sorta di mio manifesto artistico basato sui seguenti principi: ogni fiore, ogni materiale vegetale è individuale; ogni fiorista ha una calligrafia vegetale, ovvero il suo stile, e infine ogni giorno è funzionale alla scoperta del mondo, ogni giorno è un dono del destino. Dopotutto, lavoriamo con le piante e i fiori più belli del mondo, che nelle nostre mani trasformano un nuovo significato. Come registi, dobbiamo organizzare abilmente i nostri attori e creare un’atmosfera indimenticabile.

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