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Come un giocatore mediocre è diventato un professionista di League of Legends

Articolo. L’epopea di Alessandro “Sekuar” Sesani: da allenatore di squadre di calcio giovanili alla carriera come team manager di uno dei videogame più diffusi al mondo

Lettura 4 min.

Dove può portare la passione per i videogiochi? Per esempio a preparare i bagagli per l’Arabia Saudita, dove la tua squadra di League of Legends deve affrontare una competizione internazionale. Perlomeno questo è accaduto a “Sekuar” nome di battaglia di Alessandro Sesani, trentatreenne originario di Zanica, che da circa quattro anni allena squadre di ragazzi da tutto il mondo, impegnati nelle competizioni di e-sport o sport elettronico.

La metà del mio lavoro è spiegare che lavoro faccio”. Inizia così la telefonata con Alessandro mentre si trova a Treviso, sede di QLASH, squadra italiana di e-sport con cui lavora fin dalla sua fondazione.
Spiegare come si guadagna da vivere in effetti non è poi così difficile, la complessità sta nel contesto in cui esercita la sua professione. Alessandro Sesani è un team manager , un po’ più di un allenatore diciamo: come tiene lui stesso a sottolineare, la sua figura si avvicina a quella del direttore sportivo di una squadra di calcio dilettantistico.
Anche se qui si parla di sport elettronici (videogiochi per i comuni mortali), ma ad un livello ben più complesso del pc casalingo: quello delle competizioni internazionali tenute da veri e propri professionisti del settore.

Alessandro Sesani

In Italia gli sport elettronici appartengono ancora a una certa nicchia di utenza, seppur in crescita. In altre nazioni del mondo come gli Stati Uniti, la Corea del sud, la Cina e alcune parti d’Europa le competizioni di League of Legends sono veri e propri tornei organizzati in palazzetti, con un pubblico pagante e ingenti montepremi in denaro per i vincitori.

Alessandro si occupa principalmente di League of Legends (che da adesso in poi chiameremo LoL come dicono tutti) ma il Team Forge, uno dei migliori a livello europeo, allena giocatori di almeno quindici discipline diverse in una gaming house di duemila metri quadri. Un luogo frequentato da ragazzi italiani e stranieri che si allenano praticamente tutto il giorno.

LoL è un videogioco cosiddetto MOBA (Multiplayer Online Battle Arena) creato dalla società statunitense Riot Gamese nel 2009 ed è uno dei giochi di maggior successo al mondo, con più di 100 milioni di utenti attivi al mese.
In estrema sintesi si gioca così: due team formati da 3 o 5 campioni iniziano la competizione ai lati opposti di una mappa, vicino a quello che è chiamato Nexus. Una partita è vinta quando il Nexus degli avversari è distrutto o quando il team avversario si arrende. Nel mezzo: maghi, tiratori, combattenti e un’ambientazione che mescola elementi naturali a un’architettura medievale. Si gioca connettendosi online con altri giocatori con cui si formano le squadre.

Come Alessandro Sesani sia diventato uno dei più bravi allenatori di LoL è presto detto: era scarso.
Tutto è iniziato circa sei anni fa – racconta – andavo all’università e allenavo le squadre di calcio dei settori giovanili. Con un gruppo di amici in particolare, oltre a giocare a calcetto, giocavamo anche a LoL, ma non ero bravo come loro anche se mi piaceva”.

Essere un allenatore e far parte di una compagnia con cui condividere una passione sono state le molle che hanno spinto il giovane bergamasco a cercare di capire meglio il videogioco: “A un certo punto mi sono messo ad aiutare gli altri a giocare meglio. I miei amici si dedicavano poco ai dettagli, usavano ognuno le proprie doti tecniche. Io invece mi stavo appassionando alle tattiche, ai dettagli delle strategie e delle interazioni, scrivendo grandi fogli di calcolo e cercando sui siti informazioni e dati”.

La prima svolta arriva con un torneo organizzato dal negozio AK informatica di Azzano San Paolo con alcune squadre da diverse parti d’Italia. A quell’evento Alessandro non gioca, ma allena i suoi amici e arrivano secondi.
Il giorno dopo – continua – uno dei miei amici mi gira il link dell’annuncio di una squadra italiana che cercava un preparatore per seguire giocatori dilettanti e professionisti. ’Dovresti provare’ mi dice. Io mando il curriculum con le mie competenze sportive, faccio un colloquio e inizio”.

Nel mondo tecnologico tutto si muove molto velocemente: pur avendo iniziato da esperienze ancora molto embrionali, per il giovane bergamasco la strada è praticamente tracciata. La sua nuova squadra finisce quarta in una competizione nazionale e “Sekuar” viene chiamato da Alessandro Fazzi che di lì a poco fonda il Team Forge a Cagliari.

Era il 2016 e Alessandro ha investito su questo progetto: ha creato una partnership con un’università coreana che ci ha fornito la propria immensa conoscenza, oltre a un paio di giocatori e allenatori da cui ho appreso la maggior parte delle cose che metto in pratica ogni giorno. Così siamo diventati la prima squadra italiana a fare competizioni professionali a livello europeo, arrivando fra le prime sedici in Europa” continua Alessandro, che aggiunge: “Sono rimasto a Cagliari tre anni ottenendo tanti successi di squadra e successi nello sviluppo di giocatori che ora sono nella serie A europea o italiana. Siamo stati i primi in Italia ad avere una gaming house e questo ha mostrato agli altri cosa potevamo fare”.

A dicembre del 2018 Team Forge si è fuso con QLASH , realtà creata dai campioni di poker Luca Pagano ed Eugene Katchalov, uno dei primi Team PRO italiani di e- sport. Ha spostato così la sua sede a Treviso, dove Alessandro vive parte delle sue giornate tipo: “Io mi occupo della stesura delle sessioni di allenamento e di vita dei miei atleti, organizzo le ore in palestra che servono a prevenire tutti i malesseri dovuti a una vita sedentaria, definisco gli orari del pranzo e delle sedute di allenamento individuale e di squadra, oltre a rivedere video delle competizioni giocate per studiare le tattiche migliori”.
Non solo: da buon team manager studia le tecniche delle altre squadre e cerca di capire i propri giocatori, trovando le doti migliori di ciascuno e cercando di amalgamarle al gruppo.

Quanto sognasse o meno di diventare ciò che è diventato non lo sa, però è ben conscio di quanto sacrificio gli ha richiesto arrivarci. “Sì, sacrificio – ripete – Ho dovuto lasciare casa, famiglia e amici per trasferirmi a 800 km di distanza e vederli una volta ogni tanto. Ho lasciato quel poco di lavoro che avevo per tuffarmi in un settore che non ti garantiva nulla. Non ho giorno libero, tempo libero e hobby e vivo attorniato da ragazzini di vent’anni che un po’ mi tengono giovane e altre volte mi fanno sentire terribilmente vecchio”.

In realtà mi sento vecchio da quando ho iniziato – continua – la mia generazione è ai margini in questo settore: siamo troppo grandi per aver potuto iniziare presto e troppo giovani per non capirci nulla, però mi dicono che il mio bagaglio di esperienza precedente ha un valore ed è quello che mi ha reso ciò che sono, anche se ho dovuto studiare continuamente per arrivarci e senza libri di testo”.

E il futuro? “Ci sono gradini superiori, ma non so come vedermi fra qualche anno. Per il momento sono concentrato sul migliorare me stesso, aiutando la mia squadra e credo che se fai questa domanda a qualunque altro allenatore di qualunque altro sport, risponderà allo stesso modo ”.

Sito QLASH