PES 2019, poche licenze
ma tanta sostanza

Al contrario di Balotelli, il PES di quest’anno apre la stagione calcistica senza un filo di pancia e mette subito in chiaro di non essere più una riserva di lusso (rispetto a FIFA), proponendo un sistema di gioco capace di esaltare l’essenza pura del calcio e una grafica di primissimo livello.

Mentre la versione demo di FIFA 19 è disponibile da un paio di giorni sugli store PlayStation, Microsoft e Origin rispettivamente per PS4, Xbox One e PC, sugli scaffali dei negozi di tutto il mondo si può già acquistare PES 2019, la storica simulazione calcistica di Konami sempre pià vicina al suo riscatto. Dopo anni di strapotere da parte del calcistico di EA Sports, infatti, con le ultime edizioni (nonostante fisiologici alti e bassi) PES è riuscito a preparare il terreno fertile utile a tentare il tanto atteso contro-sorpasso. Che per qualcuno è giù avvenuto, e per altri non avverrà mai è solo questione di punti di vista. Sicuramente ora PES è tornato a “giocarsela” alla pari.

Partiamo subito dall’aspetto che più interessa la maggior parte degli appassionati di calcio virtuale: come si comporta PES 2019 sul rettangolo di gioco. Bastano quattro passaggi, un paio di filtranti, qualche tiro e un’uscita del portiere per capire che la buona strada tracciata lo scorso anno è stata perseguita anche quest’anno, lavorando soprattutto sull’ottimo Real Touch Plus, la tecnologia – introdotta nell’edizione 2016 – che rende ogni singola parte del corpo di un calciatore utile alla causa, permettendo quindi di controllare l’atleta già prima che questo entri in contatto con la sfera, magari per anticipare o ingannare gli avversari. Caratteristica che già due anni fa contribuì a rendere le movenze dei giocatori e l’esperienza di non-controllo e controllo palla molto più credibile e “sporca”, impreziosita in PES 2019 da ulteriori migliorie al comportamento della palla (più “pesante”) grazie ad un’ottima gestione della fisica.

Architrave dell’intero sistema esperienziale firmato Konami è ancora legato a doppio filo alla tecnologia Player e Team ID, grazie alla quale viene garantito un certo grado di imprevedibilità e realismo a calciatori e squadre che (grazie appunto all’algoritmo “ID” introdotto nell’edizione 2015) tendono a comportarsi come le loro controparti reali, merito anche di una Intelligenza Artificiale che di anno in anno si dimostra sempre più raffinata. Premiato ancora una volta il gioco di squadra. Ciò significa che in PES 2019 provare a bucare le difese avversarie intessendo una fitta rete di passaggi darà maggior risultati (e anche soddisfazioni) rispetto al tentare la strada da solista con i dribbling di Messi o la strapotenza di Cristiano Ronaldo; anche se – ovviamente – i top player renderanno le cose più facili. Ma il calcio, si sa, è un gioco di squadra e nemmeno Maradona avrebbe fatto quello che ha fatto senza l’aiuto dei suoi dieci compagni (forse). Inoltre la semplicità e l’immediatezza con le quali PES 2019 permette anche a giocatori meno esperti di costruire trame di gioco fitte e imprevedibili è davvero il valore aggiunto di questo titolo, che sul fronte della giocabilità pura ci ha davvero convinto.

Bene i portieri, piuttosto reattivi a rispondere alle sortite offensive (soprattutto i top come Buffon o Neuer, giustamente) anche se ancora non perfetti nelle uscite, spesso “addormentandosi” letteralmente tra i pali anche quando si trovano a tu per tu con un avversario a pochi metri dalla porta. Migliorato rispetto alla passata edizione il comportamento degli arbitri, ora molto più attenti nel giudicare le situazioni di gioco e fischiare con la giusta cognizione di causa.

Qualcosa di nuovo anche sul fronte dei contenuti? Sicuramente il pre-lancio del gioco non ha detto bene ai ragazzi di Konami che hanno perso una delle (poche) licenze capaci di “tappare i buchi”: la Champions League. Ma la situazione alla fine non si è rivelata poi così catastrofica come tanti si aspettavano (sopratutto da noi) alla luce delle nuove partnership con le milanesi Inter e Milan, la conferma del Barcellona, e di altri club europei come Liverpool e Schalke 04. Collaborazioni che permettono agli sviluppatori di eseguire scansioni facciali 3D di tutti i giocatori del team, mentre nel caso del Barcellona di avere l’esclusiva sul Camp Nou, mica il campetto dell’oratorio. Konami ha dimostrato di avere altre frecce al proprio arco, con l’aggiunta di ben sette campionati (minori, assenti in FIFA) e dei relativi club con licenze ufficiali: la Superliga Danese, la Liga NOS Portoghese, la Pro League Belga, la Super League Svizzera, la Ladbrokes Premiership Scozzese, la Superliga Argentina e, in esclusiva, la Premier Liga Russa. A questi si aggiunge infine la International Champoinsi Cup, torneo estivo intercontinentale molto seguito.

Il problema, quello delle licenze, può essere inoltre aggirato con l’importazione dei file opzioni, pratica che oramai tutti gli appassionati del calcistico Konami hanno imparato a mettere in conto e non particolarmente complessa. In questo modo Juventus, Real Madrid e tutti gli altri team con nomi fittizi saranno presenti anche nel titolo nipponico. Ma un’operazione che per molti giocatori più esperti risulta semplice e scontata, per il giocatore casual si rivela invece un potenziale macigno e, quindi, l’assenza delle licenze continuerà ad avere un certo peso per una buona fetta di utenza.

Alla faccia de “Il Viaggio”, o della nuovissima modalità House Rules che sarà presente in FIFA 19 (partite con “regole speciali”), Konami continua la sua filosofia conservativa proponendo le stesse (ormai stantie) modalità di gioco, senza un pizzico di originalità e creatività che invece contraddistingue da anni la concorrenza americana. Quindi, ecco la storica Master League, quest’anno resa più stimolante dalla possibilità di scegliere il livello di difficoltà, più possibilità per le trattative e maggior informazioni in evidenza. Non mancano, ovviamente, Diventa un Mito, in cui si vestono i panni di un giocatore creato ex novo o già esistente, allenamenti, amichevoli, la coop locale e online 3vs3 introdotta la scorso anno, e tutto il mondo dell’online. Per quanto riguarda il comparto online il fiore all’occhiello continua ad essere myClub, risposta di Konami a Fifa Ultimate Team, che quest’anno vede il ritorno delle Leggende come Maradona, Beckham, Maldini (e tanti altri), e una versione “potenziata” di giocatori ancora in attività sulla base delle prestazioni più recenti. Per il resto poco è cambiato.

Graficamente i ragazzi di Konami fanno compiere a PES un ulteriore passo in avanti grazie soprattutto al software per gli effetti di luce Enlighten che affianca il sempre ottimo Fox Engine. Molto interessante la novità Fatica Visibile, che fa eseguire ai giocatori stanchi comportamenti tipici di chi “non ha più benzina” come le tipiche mani sui fianchi. Caratteristica grazie alla quale non solo il giocatore viene aiutato a valutare eventuali cambi (quest’anno ci sono anche quelli rapidi), ma migliora l’impatto simulativo dell’esperienza. Doppia telecronaca affidata ancora una volta alla non proprio esplosiva coppia Caressa-Marchegiani.

Al contrario di Balotelli, il PES di quest’anno apre la stagione calcistica senza un filo di pancia e mette subito in chiaro di non essere più una riserva di lusso (rispetto a FIFA), proponendo un sistema di gioco capace di esaltare l’essenza pura del calcio e una grafica di primissimo livello. Modalità stantie e assenza delle licenze che contano (i campionati minori non spostano di certo gli equilibri) continuano ad essere un problema per chi è alla ricerca di un’esperienza un po’ più frizzantina dal punto di vista dei contenuti. Ma, di certo, le bollicine sul rettangolo di gioco non mancheranno.

Piattaforma: Pc, Xbox One, PlayStation 4

Genere: Calcio

Sviluppatore/Produttore: Konami

Distributore: Halifax

PEGI: 3

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