Disabili insieme sotto lo stesso tetto
Prime sperimentazioni a Mozzo - video

Un altro tabù legato al mondo della disabilità destinato a crollare: anche le persone diversamente abili possono vivere in maniera autonoma. L’hanno dimostrato i Comuni di Mozzo e di Curno, che hanno messo a disposizione di nove ragazzi con handicap una casa da condividere insieme a un educatore, per iniziare a prendere consapevolezza del fatto che possono vivere per conto loro, fuori dalla famiglia.

Il progetto è stato avviato dall’associazione «Abilitare Convivendo» con la partecipazione delle cooperative «Lavorare Insieme», «Alchimia» e della Fondazione Comunità Bergamasca.

È stata individuata una casa in territorio di Mozzo da destinare a nove ragazzi disabili legati all’associazione «Abilitare Convivendo», i quali, a gruppi di tre, vivono – insieme ad un educatore – un weekend in quella abitazione per sperimentare la vita fuori dal clima familiare in cui sono cresciuti, per iniziare a prendere consapevolezza del fatto che possono vivere in maniera autonoma. Il progetto è partito da due mesi circa e primi i risultati si vedono già: «Alcuni ragazzi considerano quella casa già la “loro casa” perché si sono abituati e sono orgogliosi di poter condurre una vita normale senza l’aiuto dei genitori – spiega Danilo Perico, presidente di Abitare Convivendo –. Siamo partiti cinque anni fa da un’idea delle famiglie di ragazzi disabili e subito abbiamo pensato di inserirne una ventina in altre famiglie del loro Comune di residenza per un giorno al mese, per abituarli all’idea di uscire dalle mura domestiche. Poi abbiamo avviato il progetto “Welcome – una casa per noi” che coinvolge nove persone tra i 30 e i 40 anni le quali stanno sviluppando questo progetto in maniera più consistente».

Loro sono Cristina, Vanessa, Mauro, Sabrina, Laura, Anna, Dario, Luca e Riccardo. Si ritrovano al civico 4 di via Verdi sabato e domenica, a turno, in un edificio che il Comune di Mozzo solitamente destina agli anziani: «Con una deroga abbiamo deciso di concederlo a loro – spiega il sindaco Paolo Pelliccioli – pensando che possa essere un segnale positivo per tutta la comunità».

Curno da subito ha dato la disponibilità a partecipare: «L’associazione è nata anche a Curno – dice il sindaco Perlita Serra – per questo abbiamo voluto prendere parte al progetto che vuole dare un futuro più sicuro a questi giovani». Il progetto si lega al disegno di legge «Dopo di noi» rivolto alle persone disabili rimaste senza il sostegno familiare e che ha visto l’onorevole Elena Carnevali impegnata in prima linea: «Con questa legge vogliamo dare un segnale culturale forte – ha spiegato la deputata del Pd – ma soprattutto andare incontro alle esigenze dei disabili e delle loro famiglie. È l’occasione per far capire a tutta la società quali potenzialità hanno le persone disabili. C’è ancora molto da fare, ma Mozzo e Curno hanno dimostrato grande lungimiranza».

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