«Orio, cancellare i voli notturni
vuol dire perdere 850 posti di lavoro»

La posizione della Cgil: non ci sarebbe alcun beneficio tangibile in termini di riduzione di impatto ambientale.

Sui temi dell’impatto ambientale, dei voli notturni e dell’importante ruolo che l’aeroporto di Orio al Serio detiene nel territorio di Bergamo intervengono Gianni Peracchi, segretario generale della Cgil provinciale, e Marco Sala che guida la Filt Cgil locale. «L’aeroporto di Bergamo è uno dei fiori all’occhiello del nostro sistema territoriale, è cresciuto in termini di occupazione e di sviluppo industriale, permette un livello di mobilità utilissimo alle persone e alle merci, è una comoda stazione europea e internazionale, è parte integrante di una piattaforma territoriale che dovrà essere estesa ed integrata ad altre nel nord del paese»

«Ha un indotto in termini di occupazione e di sviluppo economico, dal turismo, al commercio, allo studio, solo per citarne alcuni, fondamentale per tutta la provincia. Di converso è giusto cercare soluzioni che riducano al minimo possibile l’impatto ambientale di questa struttura, sapendo che in questa direzione si sono avviate una serie di ricerche ed approfondimenti, tutt’ora in corso, i cui risultati potranno essere oggettivamente valutati solo quando si renderanno disponibili»

«Ciò detto, vogliamo segnalare alcune preoccupazioni, anche alla luce delle varie indiscrezioni e notizie apparse recentemente sulla stampa locale. La prima riguarda la chiusura dei voli notturni: in questo periodo, nella fascia notturna, decollano in direzione Est solo 8 voli cargo. Il paventato stop ai voli notturni significherebbe la cancellazione di questa importante attività e con essa la perdita di 850 posti di lavoro diretti più l’indotto. Aggiungiamo che tale cancellazione non apporterebbe alcun beneficio tangibile in termini di riduzione di impatto ambientale, ma produrrebbe solo un grosso problema occupazionale. Inoltre, negli ultimi dieci anni, il traffico merci ha visto ridurre il numero di movimenti aerei, parallelamente a un aumentata capacità di carico dei nuovi aeromobili impiegati, e sono state compiute scelte strategiche per il futuro che vedranno crescere il loro business a Malpensa, fermo restando l’intenzione di continuare ad operare a Bergamo, riducendo ancora qualche volo ma garantendo il mantenimento dell’occupazione»

La seconda inquietudine «riguarda la crescita dell’aeroporto e la sua sostenibilità ambientale, un tema difficile ma che può trovare punti di mediazione solo se si accetta l’idea che la presenza dell’aerostazione porti benefici tangibili per tutto il territorio a patto che si ponga un limite al suo sviluppo e si mettano in campo tutte le necessarie opere di mitigazione ambientale»

La terza preoccupazione «riguarda la qualità del lavoro che l’aeroporto produce: in questi anni ad una crescita di traffico e di fatturato non è sempre conseguita una crescita in termini di qualità delle condizioni lavorative nell’aeroporto. Anzi, in alcuni casi si è assistito a un peggioramento. Lo stesso modello Ryanair ha dimostrato proprio in questo ultimo periodo le sue contraddizioni. Insomma, crediamo si debbano avviare una seria analisi e una riflessione su quale modello di sviluppo si voglia perseguire e che possa trovare una mediazione tra interessi economici, sostenibilità ambientale e tutela occupazionale. La ricetta non può essere quella di semplificare e banalizzare una discussione così complessa facendo passare la chiusura dei voli notturni come parte importante della soluzione, perché la realtà dei fatti dice ben altro. Ci risulta, tra l’altro, che esista un Psa (Piano di sviluppo aeroportuale) deliberato da Enac e che prevede una graduale riduzione dei voli notturni dal 2016 al 2030, misura che contempera le esigenze di riduzione del traffico aereo notturno con il tema della tutela occupazionale».

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