Oriocenter, i sindacati e i parlamentari: «Si riveda la legge sulle aperture festive»

Oriocenter, i sindacati e i parlamentari:
«Si riveda la legge sulle aperture festive»

Sindacati e parlamentari bergamaschi si sono incontrati per parlare di Oriocenter e delle aperture festive che le organizzazioni dei lavoratori contestano. Si è parlato di diritti dei lavoratori ma anche di educazione al consumo e all’utilizzo del tempo libero. Lunedì 18 dicembre il coordinamento dei delegati e dei lavoratori del centro commerciale.

Di diritti dei lavoratori, di quadri normativi sulle aperture dei centri commerciali ma anche di educazione al consumo e all’utilizzo del proprio tempo libero si è parlato nel confronto svolto tra sindacati e parlamentari, riuniti nella sede della Cgil di Bergamo per discutere della vicenda delle aperture natalizie di Oriocenter ma anche, più in generale, di una possibile modifica legislativa del decreto Salva Italia che nel 2011 interveniva sul tema. Dopo il presidio del 27 novembre, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil nei giorni scorsi avevano inviato una lettera-appello agli onorevoli eletti in provincia di Bergamo.

Lunedì mattina l’incontro auspicato dai sindacati si è svolto: i sindacati hanno ricevuto la disponibilità degli onorevoli presenti a far parte di un Tavolo di discussione sulla questione, anche se i parlamentari hanno fatto notare che difficilmente sarà possibile mettere mano alla legge entro questa legislatura. Al confronto di lunedì hanno partecipato Antonio Misiani, Giovanni Sanga, Beppe Guerini, Lucrezia Ricchiuti (dalla Brianza). Sono intervenuti anche Don Cristiano Re, direttore dell’Ufficio della Pastorale sociale e del Lavoro della Diocesi di Bergamo, e Cristiano Poluzzi della segreteria provinciale di Rifondazione Comunista. Hanno inviato la loro disponibilità a discutere della questione anche Elena Carnevali e Pia Locatelli, entrambe impossibilitate ad intervenire.

Ad accogliere i parlamentari e gli altri ospiti erano presenti i tre segretari di categoria Mario Colleoni di Filcams-Cgil, Alberto Citerio di Fisascat-Cisl e Maurizio Regazzoni di Uiltucs-Uil e Ferdinando Piccinini per la Cisl. «Le prossime aperture natalizie di Oriocenter (il 25 dicembre e il 1° gennaio per la ristorazione e il 26 dicembre per tutto il Centro) rappresentano un fatto inedito nel nostro territorio ed emblematico di quanto possano spingersi in avanti le scelte imprenditoriali quando l’assenza di norme e regolamentazioni non le limitino in nessun modo - si legge nel testo che i sindacati hanno proposto e che i parlamentari presenti hanno condiviso -. Ciò che non è vietato dalla legge è lecito? Noi crediamo di no. I sindacati del commercio di Bergamo hanno chiesto ad Oriocenter e agli operatori del centro di rivedere il piano delle aperture durante le prossime festività di fine anno e lo hanno fatto attraverso una lettera aperta di richiesta di confronto e un presidio pacifico con i dipendenti il 27 novembre. Le prossime festività, infatti, non sono giornate “normali”. Temiamo che, dal prossimo anno, altri operatori, spinti dalla concorrenza innescata da Oriocenter con queste aperture, decidano di aprire i punti vendita in queste date. Oriocenter ha sempre fatto da apripista sulle aperture domenicali, festive e serali anche quando si aveva la percezione di andare oltre il limite del rispetto in primis delle persone che lì vi lavorano».

« La festa è e deve rimanere una ricchezza dei lavoratori e della famiglia: non possiamo ridurla a un affare in nome di un liberismo che ci piace sempre di meno. Il riposo è e deve rimanere un diritto di qualsiasi essere umano: il lavoratore non può essere ricattabile sul piano dell’occupazione; il consumatore non deve essere continuamente spinto a consumare. Ne sono convinti, e lo chiedono a gran voce, moltissimi lavoratori impiegati presso i negozi di Oriocenter: quasi la metà dei dipendenti ha firmato una petizione avviata dagli stessi lavoratori. Ora inizia ad avere lo stesso parere anche buona parte della clientela. Sulla scorta anche di quello che avviene in altri paesi del nord Europa, la risposta deve arrivare dalla politica e da una regolamentazione di legge. Crediamo che la ricerca di un equilibrio tra le legittime aspirazioni delle parti sia un obiettivo che possa essere di garanzia per tutti. Questa garanzia è rappresentata dalle festività civili e religiose che devono essere occasioni di riposo per tutti i lavoratori e una parte delle domeniche il cui calendario può essere organizzato anno per anno dalle amministrazioni e forze sociali locali. Non abbiamo mai pensato a una soluzione che passasse attraverso il ripristino della totale chiusura degli esercizi commerciali, ma l’eccesso di liberalizzazione prodotto dal 2011 non serve al mercato e ha prodotto un peggioramento delle condizioni di lavoro delle persone che lavorano nel commercio. Quando venne approvato il Decreto Salva Italia, si disse che la liberalizzazione degli orari di apertura avrebbe rilanciato i consumi e aumentato l’occupazione. A distanza di oltre 5 anni i risultati sono di tutt’altro tipo. Chiediamo quindi che venga rivista la disciplina in termini di orari in modo da vietare l’apertura delle strutture commerciali nelle festività. Riteniamo di buon senso poter prevedere una programmazione sul lavoro domenicale o aperture extra in determinati periodi e in determinate località turistiche, ma non è accettabile quanto previsto dall’attuale legislazione».

Intanto, per lunedì 18 dicembre è in programma il coordinamento dei delegati e dei lavoratori del centro commerciale. Ricordiamo che, prima con una raccolta di firme poi con un presidio all’esterno del centro commerciale e una breve manifestazione al suo interno il 27 novembre, i sindacati avevano chiesto che le proteste e le proposte dei lavoratori fossero ascoltate da tutti gli attori della vicenda: «Non è ancora arrivato il momento dello sciopero» avevano spiegato i tre segretari generali Mario Colleoni, Alberto Citerio e Maurizio Regazzoni. «Tentiamo tutte le strade possibili del dialogo. Quella dello sciopero è l’ultima ratio, alla quale non rinunciamo, ma che vorremmo spendere nelle forme e nel momento migliore».

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