Striscione anti-Salvini, infuria la polemica Il Pd: censura. Il ministro: non ne so nulla
L’intervento dei Vigili del fuoco a Brembate nella foto tratta dalla pagina Facebok «SiAmo Brembate Grignano»

Striscione anti-Salvini, infuria la polemica
Il Pd: censura. Il ministro: non ne so nulla

A Brembate, lunedì 13 maggio, in occasione dell’arrivo del ministro: «Non sei il benvenuto», rimosso dai Vigili del fuoco. Il sindaco uscente di Bergamo, Giorgio Gori: «Chi ha dato l’ordine?». Salvini: «Basta che non ci siano problemi di ordine pubblico poi ognuno scriva quello che vuole». Ma la polemica politica divampa. La deputata dem bergamasca Elena Carnevali ha presentato un’interrogazione parlamentare. Il segretario lombardo del Pd, Vincenzo Peluffo: «Gesto incredibile e gravissimo».

Divampa la polemica politica dopo la rimozione di uno striscione dal balcone di un’abitazione privata a Brembate in occasione dell’arrivo del ministro dell’Interno e segretario della Lega, Matteo Salvini, lunedì 13 maggio, per incontrare i simpatizzanti del Carroccio in vista delle elezioni amministrative. Lo striscione, che riportava la scritta «Non sei il benvenuto», è stato rimosso ai vigili del fuoco.

La notizia era apparsa sui Social, in particolare sulla pagina Facebook di «SiAmo Brembate Grignano»: «Questa mattina, lunedì 13 maggio, per l’arrivo del ministro dell’Interno, Matteo Salvini, a Brembate, un cittadino ha voluto pacificamente e legittimamente esprimere il proprio dissenso esponendo uno striscione dalla propria abitazione. Per rimuoverlo sono stati scomodati i Vigili del fuoco, pagati con le tasse di tutti i cittadini per consentire campagna elettorale a una lista che poi propone la riduzione delle tasse! È questa la democrazia che vogliamo? Sono questi i rappresentanti che vogliamo alla guida di Brembate e Grignano?».

«Stamattina (lunedì 13 maggio, ndr) alle 9 Salvini parlava a Brembate a un’iniziativa di partito. Una signora ha esposto alla finestra uno striscione. Poco dopo lo striscione è stato rimosso dai vigili del fuoco. Domando: “Chi ha dato loro l’ordine di intervenire? A che titolo?”», si chiede il sindaco uscente di Bergamo, Giorgio Gori. Secondo il segretario lombardo del Pd, Vinicio Peluffo, si è trattato di «un gesto incredibile e gravissimo. Abbiamo conquistato con decenni di battaglie la libertà di pensiero e di espressione e oggi ce la vediamo revocare? Chiediamo che si faccia chiarezza al più presto», ha aggiunto, convinto che «siamo di fronte all’uso improprio delle Forze dell’ordine. La divergenza d’opinione è ben diversa, è distante, dalla violenza che circola in Rete. Soprattutto sulle pagine a sostegno della Lega e di Salvini, come hanno dimostrato anche le recenti azioni intraprese da Facebook contro i profili fake. Salvini e la Lega si confrontino con il malumore del Paese. Perché le promesse elettorali ora stanno crollando sotto i colpi della realtà».

LA REPLICA DI SALVINI

«Non ne so niente, basta che non ci siano problemi di ordine pubblico, che non si metta in pericolo la sicurezza dei cittadini o delle Forze dell’ordine, poi ognuno scriva quello che vuole», ha replicato Salvini. «Gli striscioni dai palazzi non vanno rimossi nei comizi?», gli è stato chiesto a Zingonia. «Se comportano problemi per l’ordine pubblico sì – ha risposto –, se uno dice Salvini è brutto, chi se ne frega, de gustibus...».

MA LA POLEMICA NON SI PLACA

«Qualsiasi messaggio difforme dal pensiero di Salvini va rimosso e zittito? È accaduto anche oggi al suo passaggio a Brembate. Dalle tv alle strade. Viva la libertà di opinione, di parola, di pensiero! Sempre!», il tweet di Maurizio Martina.

«L’intervento dei Vigili del fuoco per rimuovere lo striscione appare inspiegabile – dice Davide Casati , segretario provinciale del Pd –. Non ravvedo illeciti che giustifichino tale azione, visto che lo striscione non arrecava offese e nemmeno il nome del destinatario, ed era stato esposto dalle finestre di una privata abitazione. In Italia la libertà di pensiero ed espressione è garantita dalla Costituzione, e non deve essere calpestata perché infastidisce qualcuno. Questo clima di censura non fa bene alla democrazia, della cui dialettica il dissenso e la contestazione sono parte integrante».

Sul caso interviene anche la deputata bergamasca del Pd Elena Carnevali: «L’episodio è grave e va immediatamente fatta chiarezza – dichiara –. Non si spiegano le ragioni di questa repressione del dissenso, visto che la nostra Costituzione garantisce la libertà di pensiero ed espressione nel nostro Paese. Lo striscione, esposto fuori da una casa privata, è stato rimosso dai Vigili del fuoco benché non fosse offensivo né minaccioso. Chi ha dato incarico ai Vigili del fuoco di effettuare un intervento che nulla a che fare con ragioni di sicurezza o di emergenza e quali sono le ragioni che ne hanno motivato l’intervento è il contenuto dell’interrogazione parlamentare che ho presentato. Questo è solo l’ultimo di una serie di casi in cui le forme di protesta pacifiche e democratiche a Salvini vengono impedite. È doveroso che venga fatta chiarezza al più presto su quanto è accaduto».

«La rimozione a Brembate di un innocuo striscione di protesta contro il leader della Lega Salvini è un atto sbagliato e un segnale preoccupante. La libertà di espressione va sempre rispettata e tutelata. Unico limite è che non si traduca in iniziative gravemente offensive e diffamatorie. Cosa che non si può certo dire per lo striscione di Brembate. Chiederemo al governo in Senato con un’interrogazione chiarimenti sull’accaduto: vogliamo sapere se il Ministro Salvini fosse a conoscenza dell’intervento, se sussistevano reali ragioni di ordine pubblico che giustificassero la richiesta della Questura ai vigili del fuoco e se siano stati assunti dal Ministro provvedimenti affinché quanto accaduto non rappresenti un attacco ai diritti di libertà ed espressione del pensiero sanciti dalla nostra Costituzione» commenta anche Antonio Misiani, senatore del Pd.

Lo striscione sarebbe stato collocato da ignoti sul balcone di un appartamento disabitato da alcuni anni dopo la morte della padrona di casa e a rimuoverlo è stata la questura di Bergamo, chiedendo di toglierlo ai vigili del fuoco, vista la posizione: una decina di metri d’altezza e l’impossibilità di raggiungere il balcone dall’interno perché la casa è appunto disabitata.

Giunto poi a Lumezzane, nel Bresciano, Salvini è stato accolto da uno striscione con una versione «accorciata» dell’articolo 2 della Costituzione: «La Repubblica riconosce i diritti inviolabili dell’uomo. Solidarietà politica, economica e sociale». Il comandante dei vigili del fuoco di Bergamo Calogero Turtorici ha spiegato di essersi trattato di un «intervento tecnico chiesto dalla questura», effettuato a seguito di una decisione presa dal dirigente del servizio di ordine e sicurezza pubblica». Dalla questura fanno sapere che la decisione è stata presa «per evitare possibili tensioni, come avvenuto in occasioni simili anche per esponenti politici di altri partiti, e senza intenti di censura».

Lo striscione

Lo striscione


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