«Da clandestino a  eletto in Comune» Ponte, ecco il primo consigliere straniero
Mirvjen Bedini nella sala consiliare di Ponte, quando sette anni fa ha preso la cittadinanza italiana

«Da clandestino a eletto in Comune»
Ponte, ecco il primo consigliere straniero

Ponte San Pietro: Mirvjen Bedini, 40 anni, è stato il candidato più votato nella lista di Rosalba Cattaneo. Magazziniere e mediatore culturale, è il primo consigliere straniero (è albanese) nel paese vinto dalla Lega.

Da clandestino a primo consigliere comunale «straniero» eletto a Ponte San Pietro, paese vinto dalla Lega. Che giri strani fa la vita. Quella di Mirvjen Bedini in vent’anni si è capovolta. Una di quelle capriole che lascia un po’ senza fiato. A pochi giorni dalle 40 candeline (il 17 giugno) il magazziniere di origini albanesi festeggia un altro traguardo: il pieno di preferenze alle elezioni. 55 schede col suo nome, il più votato nella lista «Ponte al futuro», dopo il candidato sindaco Rosalba Cattaneo. «Sono emozionatissimo, è un risultato inaspettato», dice con l’accento ormai bergamasco.

Sembra ieri (ma era il 1996), quando dall’Albania arriva in Italia per un corso da elettricista. Finito, raggiunge il fratello a Brembate Sopra e lì inizia il tunnel: «Era impossibile convertire il permesso di soggiorno da studente a lavoratore, ho vissuto da clandestino per tre anni». Spiega cosa significa, senza troppi giri di parole: «Vuol dire vivere nell’ombra, non esistere per lo Stato e per nessuno. Ho fatto un po’ di tutto, dal lavapiatti all’operaio, ovviamente in nero. Non potevo accedere ai servizi, frequentavo solo la comunità albanese e i parenti che già vivevano qui».

Poi la luce, con la regolarizzazione della posizione. E la vita cambia: Mirvjen trova un lavoro fisso, una casa più grande a Ponte San Pietro e l’amore, conosciuto grazie all’associazione «Il Porto», dove fa il volontario dopo aver frequentato un corso per mediatori culturali. Un vero e proprio colpo di fulmine, sia per l’impegno civile sia (e soprattutto) per Antonella, la futura moglie sposata al Villaggio. «Stava facendo la tesi e si era avvicinata all’associazione di volontariato per avere del materiale. Quando l’ho vista, ho finto di essere ancora un immigrato in cerca di alloggio per farmi intervistare da lei», svela il retroscena del primo incontro, scherzando: «Sono il classico straniero che è arrivato e vi ha rubato lavoro, casa e donna».

«Il Ponte» - associazione interculturale con base a Ponte San Pietro e Dalmine - diventa il trampolino per una serie di iniziative: la marcia della pace Ponte-Sotto il Monte, il gruppo «Il mondo dell’Isola», «fondato con ragazzi di diverse nazionalità, dal Senegal al Mali, che avevano frequentato il mio stesso corso di mediatore culturale, per promuovere incontri nelle scuole e diffondere la cultura dell’integrazione», racconta. Da qui alla politica il passo è breve, complice l’amicizia con il presidente della Provincia Matteo Rossi, anche lui «isolano».

«Sono alla mia prima esperienza elettorale – ricostruisce il suo percorso –, sono stato chiamato a partecipare al tavolo di lavoro da cui è nata la lista “Ponte al futuro”, come libero cittadino, anche se da poco mi sono iscritto al Pd. Da lì è venuto naturale candidarsi». Meno scontato ottenere così tante preferenze. «In effetti mai avrei pensato a un risultato così ampio», ammette. Ancora di più in un paese che (di nuovo) ha premiato la Lega. «Credo che nei momenti di crisi la gente ragioni più di pancia – è la sua spiegazione – ma il fatto che tante persone mi abbiano votato e che per la prima volta sia stato eletto un cittadino che non ha origini italiane sia un bel segnale di cambiamento». A cosa è dovuto il suo consenso? «Probabilmente alla rete sociale e familiare che ho costruito in questi anni a Ponte San Pietro», risponde.

Mirvjen, quindi, entrerà da consigliere comunale di minoranza nell’aula consiliare dove il 23 maggio di sette anni fa (sventolando il Tricolore) ha ricevuto la cittadinanza italiana. Pronto? «Ammetto di essere inesperto, anche se non vado alla cieca. So che dietro di me c’è una squadra e comunque ci vado con molta voglia di capire come si muove il Comune». E senza la smania di fare opposizione a prescindere. «Prendo atto che ha vinto la Lega, ma non serve dividere. C’è bisogno di lavorare per il bene del paese e io cercherò di dare il mio contributo, collaborando con tutti quando ce ne sarà bisogno». Per Mirvjen le capriole non finiscono mai.


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